Le radici dell’odio
  • Repubblica Centrafricana- le conseguenze della crisi.

    Le radici dell’odio

    Non appena si atterra nell’aeroporto di Mpoko, con le migliaia di profughi accampati lungo la pista, immediata è la percezione di essere sbarcati nel cuore della tenebra

  • La preghiera del venerdì nella Moschea di Atic; una delle 5 moschee rimaste su 29 nel Pk5. Il Pk5 (Punto chilometrico, ovvero la distanza dal centro), nome del quartiere di Bangui in cui si si è rifugiata la comunità mussulmana della capitale. Oggi circa 2000 mussulmani vivono all’interno di quello che è diventato un ghetto, come in una prigione a cielo aperto. Chiunque tenti di uscire dal quartiere diviene facile bersaglio delle milizie Anti-Balaka.

    Dialogo possibile?

    La pioggia colpisce con violenza la rossa terra della Repubblica Centrafricana. Gli oltre ventimila sfollati del campo profughi M’Poko cercano riparo nelle tende

  • Il conflitto a Bangui ha provocato una chiusura dei mercati e reso sempre più difficile il riferimento di ogni genere alimentare. Una volta al mese nel Pk5 avviene la distribuzione dei viveri che consistono in mezzo litro d’olio, e 50 kg di riso per famiglia.

    La linea di fuoco

    “State per andare a Bambari? Che Dio vi assista”. Il nome della città della Repubblica Centrafricana, divenuta la roccaforte della ribellione Seleka, è pronunciato per le vie della capitale Bangui con un timore assoluto

  • Soldati della operazione Sangaris, che è il nome dell’operazione del esercito francese in RCA iniziato a dicembre 2013 e in previsione di finire entro giugno 2015, scortano un convoglio di cittadini mussulmani verso il cimitero islamico della capitale situato nei territori sotto al controllo degli Anti- Balaka.

    I contingenti internazionali

    Il tenente Contini dispiega una cartina dettagliata di Bangui. Intorno, 20 Alpini della Julia. Gli ordini e le spiegazioni su quella che sarà la missione che i soldati italiani stanno per intraprendere sono immediati e precisi.

  • Trasparenza / Repubblica Centrafricana

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    A fine gennaio 2015, il giornalista Daniele Bellocchio e il photoreporter Marco Gualazzini sono andati in Repubblica Centrafricana per documentare il conflitto tra cristiani  e musulmani.