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Cartoline dall’inferno

Da Mosul. La guerra sui tetti con la bandiera nera che sventola a poche decine di metri, Mosul ridotta in macerie come Stalingrado, il fiume di profughi in fuga, i feriti dei feroci scontri e le minacce all’Italia sono immagini simbolo scattate durante il mese appena trascorso in prima linea nella capitale del Califfo in Irak. Cartoline dall’inferno di una battaglia, che segna l’inizio della fine dello Stato islamico. Un pericoloso reportage realizzato grazie a voi lettori, sostenitori degli Occhi della guerra.

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Civili in fuga dalla prima linea DSC_0471 Avanzata Mosul DSC_0347 Corpi dei miliziani dello Stato islamico uccisi durante l'avanzata DSC_0413 Cadavere di un miliziano dello Stato islamico DSC_0492 Blindato iracheno in prima linea DSC_0375 Corpi dei miliziani dello Stato islamico uccisi durante l'avanzata DSC_0414 Gli effetti dei bombardamenti aerei durante l'avanzata DSC_0423 Gli effetti dei bombardamenti aerei durante l'avanzata  DSC_0479

Pubblichiamo alcuni degli scatti più significativi, che non danno solo l’idea della battaglia per liberare Mosul, ma rimarranno per sempre impressi nei ricordi di guerra di chi scrive. Come i due agenti speciali della polizia federale irachena che sparano sul tetto, dove si annidano le bandiere nere. Si sono avvicinati in silenzio alla postazione di tiro incappando in una schiera di galline che svolazzavano da tutte la parti cancellando l’effetto sorpresa.

Mosul ovest è ridotta a un cumulo di macerie nelle zone più aspre dei combattimenti verso la città vecchia. Una Stalingrado delle bandiere nere dove si combatte casa per casa. Caccia, droni e artiglieria spianano la strada alle forze di sicurezza irachene riducendo i palazzi a scheletri di cemento armato, ma le bandiere nere si annidano fra i ruderi e combattono fino alla morte. Una delle tattiche di battaglia più usate è il kamikaze al volante di un’autobomba, che va a schiantarsi come un ariete contro la prima linea irachena. Due auto minate sono scoppiate a meno di duecento metri da noi sollevando nuvole di fumo bianco e palle di fuoco verso il cielo con un boato terrificante. Le forze irachene hanno perso migliaia di uomini nell’offensiva iniziata lo scorso settembre. Segreto il numero esatto, ma in un avamposto preso d’assalto dai seguaci del Califfo in poche ore è stato ferito un terzo del reparto in uno scontro ravvicinato a colpi di bombe a mano. A un certo punto abbiamo pensato, sia soldati sia giornalisti, di venire travolti e uccisi o catturati dalle bandiere nere. Poi siamo riusciti a evacuare in maniera rocambolesca con i feriti trasportati in spalla e difesi a raffiche di mitra dai commilitoni ancora in piedi.

Il fumo dell'esplosione di una macchina minata centrata dalle forze aerre poco distante dalla nostra postazione di prima linea DSC_0383 La polizia federale nelle zone di Mosul apena conquistate DSC_0480 Kamikaze ucciso prima di farsi esplodere con la sua macchina minata in secondo piano DSC_0403 Le granate che le bandiere nere sganciano dai droni DSC_0432 L'accesso alla strada principale da Mosul per Baghdad superata dall'offensiva DSC_0490 Madre e figlio in fuga dai combattimenti DSC_0416 Tiratori scelti iracheni sparano contro i cecchini dello Stato islamico ancora annidati attorno all'ufficio del governatore di Mosul praticamnet conquistato  DSC_0463 Truppe irachene avanzano a Mosul ovest nel quariere di Dawasa DSC_0345

Nel fiume di profughi che ogni giorno scappa da Mosul le donne sono ancora coperte dal velo dalla testa ai piedi e molti uomini danno l’impressione di avere appena gettato alle ortiche la divisa nera dei seguaci del Califfo. Però le nonne invalide trasportate in carriola oppure i bambini con la bandiera bianca in fuga in mezzo ai proiettili ti stringono il cuore.

  • Demy M

    Si potra mai dimenticare questo genocidio programmato,voluto e finanziato dalla grande “democrazia” americana con la complicita di altri partners?