Haftar Russia

Il Cairo, Riad e Mosca: l’altro triangolo di Haftar

Quella di Khalifa Haftar non è certo una guerra solitaria. Gli alleati sono molti e adesso, pur sembrando una scheggia impazzita, il generale sa di poter contare su diverse potenze che stanno cercando id gestire al meglio un equilibrio fragilissimo.

Non solo Francia

La Francia è certamente uno dei principali sponsor dell’uomo forte della Cirenaica. Le prove a sostegno del coinvolgimento francese in Libia e dalla parte di Bengasi sono molte. Ed è del tutto evidente che la sfida di Parigi per la Libia passi tra le mani di Haftar, che con la sua avanzata a Tripoli ha messo sotto scacco l’intera strategia italiana e messo “con le spalle al muro” la comunità internazionale. Nessuno, arrivati a questo punto, può pensare di fare della Libia ciò che vuole senza passare per gli sponsor del generale. In sostanza, senza passare anche per Parigi.

Ma l’Eliseo è solo uno dei pilastri della strategia del maresciallo. Perché la Francia è certamente necessaria, ma da sola non basta: servono altri alleati. E Haftar, in questi tempi li ha trovati. E lo dimostrano i viaggi intrapresi dal marescialli della Cirenaica in queste settimane. Viaggi importanti, fondamentali per comprendere la strategia del maresciallo nella campagna militare avviata in uno degli aprili più bollenti della Libia. 

Il viaggio a Riad

Il primo di questi è quello che ha visto Haftar partire alla volta di Riad, la capitale del regno saudita. Era il 27 marzo: il maresciallo, comandante dell’autoproclamato esercito nazionale libico, volava nella capitale saudita e veniva ricevuto dal re Salman bin Abdulaziz Al Saud, oltre che dal ministro dell’Interno, Abdulaziz bin Saud bin Naif, dal ministro di Stato e consigliere per la Sicurezza nazionale, Musaed bin Mohammed Al-Aiban, dal ministro degli Esteri, Ibrahim bin Abdulaziz Al-Assaf, e dal ministro per gli Affari africani, Ahmed bin Abdulaziz Qattan. In quei giorni, iniziavano le operazioni del maresciallo per avanzare verso Tripoli. Concomitanza a dir poco sospetta: anche se i sospetti, a questo punto, sono davvero pochi.

Il coinvolgimento saudita, di cui cui in questi giorni abbiamo scritto l’importanza nel finanziamento dell’avanzata del generale, è evidente. Con i suoi soldi, Riad può finanziare la campagna del generale, pagargli i mercenari e sovvenzionare un’embrionale forma di Stato che serve per controllare un territorio vasto e difficilissimo da organizzare. E proprio grazie alle operazioni del leader della parte orientale della Libia, Aramco, gigante saudita del petrolio, può controllare buona parte dei pozzi e della Noc, la compagnia di Stato libica.

Il blitz a Mosca

A quel viaggio ne è poi seguito un altro. Ed è arrivato a pochi giorni dal viaggio degli emissari dello stesso Haftar a Parigi e a Roma. Un viaggio strano, per certi versi taciuto, si cui ancora si hanno poche certezze: ma molti concordano che Haftar o qualche uomo di punta del suo entourage, sia stato a Mosca. A dare la notizia è stato lo stesso circuito di informatori vicino al maresciallo. Come spiegato da Repubblica, che ha seguito come sempre il tracciato del Falcon che da qualche settimana vola per tutta l’Europa e il Medio Oriente, il capo della Lna è andato a Mosca con un solo obiettivo: sostegno militare e politica da parte della Russia, unica vera superpotenza coinvolta in Libia a sostegno dell’uomo di Bengasi.

Come sintetizza perfettamente Repubblica: Haftar “non ha bisogno di soldi, perché è stato finanziato con generosità da emiratini e sauditi. Non ha bisogno di intelligence, perché da tempo conta sull’aiuto dei francesi. Gli servono uomini addestrati in grado di rovesciare la situazione sul campo. E glieli può fornire solo la Russia”. Difficile dire se il Cremlino abbia concesso uomini (si parla da tempo dei contractors della Wagner in Cirenaica, dalle parti di Derna), ma è chiaro che la possibilità di avere al proprio fianco Mosca è un segnale importantissimo. E per Haftar non si tratterebbe certo del primo blitz moscovita. Sono anni che i contatti con la Russia sono forti. E lo stesso Lev Dengov, capo missione russo in Libia, ha sostenuto il ruolo centrale della Federazione russa. Ma il sostegno non sembra essere arrivato. O almeno non troppo direttamente: perché la strategia di Vladimir Putin non è quella di puntare su una sola fazione, ma di far assumere alla Russia il ruolo di leader della transizione.

Il viaggio al Cairo

Infine, oggi, un terzo viaggio: Il Cairo, l’altro grande sponsor del generale. Il presidente egiziano, l’ex generale Abdel Fattah al-Sisi ha confermato (ancora una volta) il pieno sostegno dell’Egitto all’avanzata di Haftar. Il presidente egiziano ha ribadito la volontà di sostenere il generale i suoi sforzi per “combattere i gruppi terroristici e le milizie estremiste” e per consegnare “sicurezza e stabilità in tutta la Libia”. Come riporta Agenzia Nova, a riferirlo è stato il portavoce di Al Sisi, Bassam Radi, che ha diramato una nota in cui ha spiegato i punti dell’incontro. Un viaggio che, ancora una volta, mostra la volontà di Haftar di garantire ai suoi alleati le posizioni di vantaggio promesse prima delle operazioni ma anche ad affermare che adesso, a poche decine di chilometri dal centro di Tripoli, le sue armate non sono pronte a cedere.