Il sottomarino 'Zaporozhye'
ANSA /SERGEI ILNITSKY

Cade l’ultima base in Crimea Tank russi verso l’Ucraina del’Est

«Davai, davai (andiamo, andiamo)» urla un militare russo seguendo con i suoi uomini il blindato che sfonda il muretto di burro della base aerea di Bilbek. Una delle ultime sacche di resistenza delle truppe ucraine in Crimea travolta da un’azione di forza dei commando di Mosca. Tutto in diretta grazie ad una webcam piazzata all’esterno della base, che filma l’assalto prima di venire divelta. Il blitz scatta con un blindato che aggira il camion messo di traverso dai militari ucraini per evitare un’irruzione. Poi il mostro d’acciaio, con alcuni soldati appollaiati sulla corazza, punta un paio di volte sul cancello come un ariete e lo sfonda. Un altro blindato penetra nel perimetro impossibile da difendere della base dell’aeronautica seguito da due file di soldati armi in pugno. L’aeroporto militare con i Mig 29 era già stato preso dai russi all’inizio dell’occupazione. I soldati di Mosca sparano raffiche in aria e lanciano granate assordanti. Almeno un militare ucraino rimane ferito ed una cinquantina di irriducibili si stringe attorno al comandante della base, il colonnello Yuli Mamciur. Nella piazza d’armi intonano con orgoglio l’inno nazionale. Poi Mamciur tratta la resa.

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In questi giorni da 8 settembre gli ufficiali ucraini si sono lamentati a denti stretti di essere stati abbandonati da Kiev al loro destino. Prima dell’irruzione a Bilbek gli uomini di Mamciur stavano bruciando documenti e il clima da smobilitazione aveva decimato le truppe. Almeno metà dei soldati se ne erano già andati, in borghese e con i bagagli.
Ieri è caduta con l’irruzione di 200 miliziani filorussi anche la base di Novofedorivka, mentre quella dei marines a Ferdosya ha trovato un accordo. «Abbiamo riposto le armi in fureria e ufficiali russi le stanno controllando. Chi vuole resterà nella penisola e passerà con Mosca. Altri, come me che si sentono patrioti ucraini ci ritireremo» spiega al telefono al Giornale il maggiore Volodimir Baranjuk.

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Nella capitale Simferopoli la polizia militare, il comando delle forze in Crimea e una base della Marina resistono ancora per poco. La nave ammiraglia, Slavutich, sventola la bandiera ucraina, ma rimane intrappolata nella baia di Sebastopoli. L’unico sottomarino di Kiev è stato catturato. Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, annuncia che su 18mila militari ucraini dislocati in Crimea, 16mila avrebbero deciso di passare con Mosca. Ben 147 basi sono passate sotto il controllo del Cremlino.

Se in Crimea si sta consumando l’8 settembre delle truppe ucraine, i filorussi non mollano il nuovo fronte nell’Est del Paese. A Donetsk, bastione pro Mosca, oltre cinquemila persone sono scese in piazza contro il governo di Kiev urlando «Putin verrà e l’ordine porterà». Andrej Burghin, ideologo della Repubblica di Donetsk che sogna di unirsi alla Russia sostiene che «dalla capitale hanno mandato squadre speciali dell’Sbu, il servizio segreto, perché non si fidano dei loro uomini sul posto. Ogni giorno vanno a prelevare gli organizzatori più in vista delle proteste». Uno degli ultimi arrestati è Mikhail Ciumacenko leader del sedicente «Esercito popolare del Donbass», la regione filorussa di Donetsk e Lugansk.

Il corteo pro Mosca partito nel pomeriggio dalla piazza con la statua di Lenin si dirige minaccioso verso il palazzo del governatore presidiato dai reparti antisommossa e poi al distretto di polizia dove sono trattenuti degli attivisti. A giovani miliziani mascherati vengono distribuiti guanti di lattice in vista di un assalto a colpi di molotov o di pistola.

Alla fine gli attivisti cominciano a venir rilasciati, ma la sfida sul fronte orientale è rimandata ad oggi quando i filo russi tenteranno di concentrarsi a Donetsk da tutta la regione. Il clima è molto pericoloso, tanto che il Pentagono – che non si fida delle rassicurazioni di Putin – teme che una rapida invasione dell’Est ucraino non potrebbe essere contenuta.