Theresa May (La Presse)

Brexit sempre più nel caos, i Comuni bocciano il “no deal”

La Brexit continua a scuotere Londra e la politica britannica. Oggi la Camera dei Comuni ha approvato un emendamento bipartisan presentato dalla deputata del Partito conservatore Caroline Spelman e dal laburista Jack Dromey, secondo cui il parlamento, “in ogni circostanza, respinge il ritiro del Regno Unito dall’Unione europea senza un accordo e senza una cornice sulle relazioni future”. L’emendamento dei Comuni è passato con 312 voti favorevoli, mentre i contrari sono stati 308. Per uno scarto di soli quattro voti, quindi, il parlamento britannico ha bocciato l’ipotesi un “no deal”.

Per il governo di Theresa May, il voto rappresenta l’ennesimo segnale (forse il definitivo) del fatto che l’esecutivo non controlla affatto l’uscita del Regno dall’Unione europea. Oramai è il parlamento britannico ad avere le redini della possibile (a questo punto non più così certa) uscita di Londra dal sistema dell’Unione europea. E il voto bipartisan dei Comuni apre un nuovo dilemma sul futuro di uno dei fenomeni più  travagliati della storia recente britannica ma anche dell’Unione europea.

Tolta dal ventaglio delle ipotesi quella di un’uscita senza accordo, appunto quella del “no deal”, a questo punto l’unica via percorribile appare quella del rinvio del divorzio da Bruxelles. Tra due settimane, la Gran Bretagna dovrebbe dire addio definitivamente all’Unione europea, ma appare evidente che non vi siano le premesse per un’uscita il 29 marzo. Il problema è che anche per un eventuale rinvio sarà necessario un ulteriore voto parlamentare.

 Per Theresa May, oramai in piena crisi di credibilità a livello europeo ma anche nel fronte interno, le strade percorribili sono sempre di meno. L’idea più concreta, come spiega Il Corriere della Sera, poterebbe essere quella  di “chiedere alla Ue una ‘dilazione’ dei tempi piuttosto breve, al massimo tre mesi. Anche questa soluzione, tuttavia, è subordinata ad un ulteriore voto: quello che dovrà accordare il vertice di tutti i capi di governo europei, in calendario il 21 marzo”. Insomma, il tempo stringe e da parte dell’Unione europea già sono arrivati pochissimi segnali di distensione. 

La Commissione Europea, dopo il voto, ha dichiarato attraverso un portavoce che “prende atto dei voti di questa sera alla Camera dei Comuni. Ci sono solo due modi per lasciare l’Ue: con o senza un accordo. L’Ue è preparata per entrambi. Per togliere il ‘no deal’ dal tavolo, non basta votare contro il ‘no deal’: bisogna arrivare ad un accordo. Abbiamo raggiunto un accordo con il primo ministro britannico e l’Ue è pronta a firmarlo”.

Per l’opposizione laburista, guidata da Jeremy Corbyn, la proroga è inevitabile: “Cerchiamo di trovare una soluzione per affrontare la crisi di questo paese e le profonde preoccupazioni che attraversa”.

La premier britannica però non sembra intenzionata a mollare. Il primo ministro ha detto che sottoporrà domani al voto della House of Commons una mozione per proporre da qui al 20 marzo un nuovo voto sull’accordo di divorzio raggiunto faticosamente con l’Unione europea. Se, dopo le due precedenti bocciature, l’accordo sarà adottato, Theresa May chiederà ai leader dell’Ue e degli Stati membri un breve rinvio della Brexit, probabilmente fino al 30 giugno.In caso contrario, il Regno Unito chiederebbe una proroga successiva al 30 giugno. Con la possibilità di partecipare anche alle elezioni europee.