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Brasile, l’università in ginocchio

Rio de Janeiro. Che le cose non andassero bene era chiaro per tutti da anni. Ma è stato quando a dicembre i professori dell’università statale hanno avuto comunicazione che il governo non era in grado di pagar loro la tredicesima, che si è realmente capito come stessero le cose. Le casse dello Stato di Rio de Janeiro, alle prese con un buco da 19 miliardi di real, oltre a una serie enorme di debiti contratti negli anni di preparazione alle olimpiadi, erano rimaste vuote. Con l’avvicinarsi delle olimpiadi, la coperta corta, ha spinto le autorità a ristabilire le priorità. E l’evento sportivo è finito in cima alle preoccupazioni. In coda e senza risorse, soprattutto sanità e istruzione. https://www.youtube.com/watch?v=g5SbsMLg0l4&feature=youtu.be Mentre accanto al grigio edificio dell’università lo Stato ha continuato a spendere soldi per i vari ammodernamenti dello stadio Maracana, simbolo olimpico della città dove sono stati spesi 2 miliardi di real negli ultimi anni; da gennaio tutti trasferimenti verso l’Uerj, Univerdidade de Estado do Rio de Janeiro, sono stati sospesi senza preavviso. Facendo cadere l’ateneo nella più profonda crisi della sua storia. Le imprese esterne che in appalto si occupavano di manutenzione, pulizie e sicurezza non hanno più ricevuto nulla e non hanno potuto pagare i lavoratori. Dopo sette mesi di promesse non mantenute, con sette stipendi in arretrato, i dipendenti sono stati tutti licenziati: circa 700 persone. Il rettore ha appaltato a luglio in fretta con fondi propri dell’università il servizio di sicurezza interno, imprescindibile, e quello di pulizia, seppur con grandi limitazioni. Impossibile affidare anche la manutenzione. Così, quando nell’università si rompe qualcosa, non si ripara. E se i cocci finiscono in un cestino dell’immondizia, possono passare settimane prima che vengano rimossi dai corridoi. E non si sa per quanto tempo si riuscirà a mantenere in vita i servizi. L’ateneo sta dunque letteralmente cadendo in pezzi. Impossibilitati a un regolare svolgimento delle lezioni, docenti, personale tecnico e studenti si sono uniti per fare fronte unico e lottare insieme contro i tagli: l’agitazione è iniziata a marzo con l’hashtag #uerjresiste. A causa dello sciopero sono saltati tutti i corsi della triennale; hanno potuto proseguire gli studi solo gli studenti di lauree magistrali e dottorati. Ma tra grandissime difficoltà. Molti bagni sono inavvicinabili e ci sono rifiuti ovunque. Manca soprattutto la serenità. I professori hanno ingaggiato un braccio di ferro con il governo soprattutto per avere rassicurazioni in merito al futuro. Dopo le olimpiadi, quando tutti i debiti verranno al pettine e non ci sarà più l’aiuto federale, concesso solo in virtù delle olimpiadi, le cose rischiano di peggiorare. Lo Stato di Rio ha dichiarato fallimento meno di due mesi prima delle olimpiadi. Da quel momento due sono stati i prestiti concessi da Brasilia. Uno destinato interamente alla conclusione dei lavori della linea 4 della metro, l’altro da 800 milioni di euro, è andato tutto in sicurezza. Ancora una volta nulla per l’università statale. Dove i professori e i tecnici continuano a ricevere stipendi rateizzati e in ritardo e dove gli studenti hanno potuto ricevere nuovamente le borse di studio dopo sette mesi solo a luglio e non si sa fino a quando. Aver puntato tutto sulle Olimpiadi, ha spinto lo Stato a spendere oltre le proprie possibilità. La costante e continua crescita delle spese negli ultimi anni, che ha superato i 42 miliardi di Real, è stata inversamente proporzionale alle entrate nelle casse dello Stato, soprattutto degli introiti dell’estrazione petrolifera. A essere colpite sono state scuole pubbliche, da sempre in coda nelle classifiche di qualità internazionali, e sanità, che conosce standard davvero bassi. La Uerj e il suo policlinico universitario sono il simbolo della crisi. E’ ancora fresco nella memoria di molti carioca il ricordo delle immagini del tetto dell’ospedale Pedro Ernesto, crollato nel reparto di chirurgia a marzo. Dopo anni di incuria e dopo mesi senza manutenzione, la struttura ha ceduto. Entrata per raccontare il fatto di cronaca, la stampa ha trovato all’interno del policlinico, una situazione raccapricciante. Rifiuti, anche speciali sparsi ovunque, pochissimi medicinali e l’impossibilità di usare oltre 350 posti letto su 500. Visto anche l’avvicinarsi delle Olimpiadi e la caratteristica del policlinico, specializzato nel trattamento di patologie gravi, ha spinto l’assemblea legislativa dello stato a trovare i fondi per ripartire. La situazione resta difficile e il livello di offerta molto basso, ma almeno ora la struttura funziona. “Oggi – dice il dottor Edmar Josè Alves dos Santos, direttore dell’ospedale – grazie a questa cosa siamo riusciti a ristrutturare l’ospedale e riparare le attrezzature che oggi stanno funzionando. Siamo in un momento di tranquillità almeno fino alla fine delle olimpiadi e paralimpiadi. Viviamo con l’idea di voler approfittare di questi due mesi di tranquillità per respirare e per diventare più resistenti di fronte alle nuove sfide che certamente dovremo affrontare a partire di settembre ottobre”. Quando la fine della parentesi olimpica sarà un duro ritorno alla realtà per molti carioca.

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