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Brasile di sangue:
la strage dei neri

In Brasile è come se il terreno fosse più permeabile che altrove. Come se assorbisse il sangue più rapidamente.

Prima di lasciare che qualcuno possa chiedersi da dove provenga o per quale motivo inondi le strade del paese più che in qualsiasi altra nazione in guerra. Mentre “Samba, multata e futebol”, aiutano a distogliere l’attenzione dalla mattanza, dallo stillicidio di morte che pone il gigante sudamericano in testa alla classifica mondiale di omicidi.

Per ogni cento assassinii che si verificano nel mondo, 13 si registrano in Brasile, dice l’Oms. In media uno ogni 10 minuti. Tra il 2012 e il 2015 non si è mai scesi sotto i 58mila. Negli ultimi cinque anni, i morti ammazzati in Brasile sono stati in pratica più del doppio del contemporaneo conflitto in Siria. L’opinione pubblica nazionale e internazionale non si indigna. Neanche di fronte a una vittimologia, che delinea i profili di un genocídio. “Dei 58mila morti del 2012, 30mila erano giovani tra i 15 e i 29 anni. Di questi il 70% erano maschi neri” dicono da Amnesty International.

Quando una madre nera e di periferia vede il figlio adolescente uscire di casa, vive con angoscia ogni minuto”. Il figlio di Monica Cunha, ora attivista della Rede de comunidades contra a violência, fu ucciso in strada davanti alla porta di casa. “La verità è che se un ragazzino è nero, povero e favelado, è destinato a morire, perché viviamo in un Paese razzista e genocida. Il preconcetto – dice – è economico. Un giovane nero ricco che vive in un quartiere esclusivo, dovrebbe andare in giro con un cartello che informi sulla sua buona condizione economica. Così eviterebbe di finire nel mirino degli altri neri, quelli poveri e di favela; quelli che devono morire”, identificati sempre e comunque come criminali o border line. Il problema in Brasile è molto grave e affonda le radici nella cultura coloniale schiavista che ha mantenuto inalterati alcuni dogmi fino ad oggi. “Nonostante oltre cento anni fa ci sia stata l’abolizione della schiavitù, il razzismo permea ancora la cultura della società” afferma senza esitazioni il presidente del Consiglio di tutela dei diritti dei neri dello Stato di Rio de Janeiro, Luiz Eduardo Oliveira Negrogum “e questo è evidente soprattutto nelle strutture che dovrebbero garantire sicurezza e tutela dei diritti. La punta dell’iceberg del razzismo è – infatti- lo sterminio dei giovani neri”.

Secondo i dati diffusi dall’Onu lo scorso anno la polizia in servizio ha ucciso oltre 2000 persone in Brasile, in maggioranza neri. Nella città di Rio de Janeiro si registra il triste record nazionale. Dei 1552 assassinii registrati in città nel 2014, 247 sono diretta responsabilità della polizia. Dei 1564 omicidi del 2015, alla Polizia ne sono imputati 307. Ben nel 77% dei casi erano giovani neri. “A Rio de Janeiro – afferma la portavoce di Amnesty International Renata Neder – la polizia in servizio negli ultimi anni è stata responsabile tra 15 e 20% dei omicidi complessivi. Se pensiamo dovrebbe essere questa l’istituzione chiamata a difendere e garantire i diritti dei cittadini, l’inquietudine è tanta”.

A complicare il quadro già drammatico c’è la gravissima carenza investigativa: solo tra il 5 e 8% dei casi di omicidio sono investigati, molti meno quelli risolti. L’impunità non fa altro che favorire il dilagare del fenomeno. Ma le cause sono anche altre per Renata Neder: “Oltre al razzismo e alla diffusione di armi da fuoco, in particolare le politiche di sicurezza pubblica votate alla guerra al narcotraffico. In particolare a Rio – afferma – la sicurezza pubblica, non è vista come garanzia di diritti umani, ma solo come attività repressiva, portata avanti da una polizia estremamente militarizzata che opera con modalità di guerra in favelas viste come luoghi di eccezione di diritto dove si combatte contro un nemico”.

Con l’avvento della Upp, la situazione purtroppo non è cambiata. Nonostante la pacificazione informa Renata Neder “sono troppe le denunce di sparizioni sospette, abusi, stupri e omicidi commessi dalla polizia”. La Upp non è riuscita a superare questo gap e non è riuscita a raggiungere gli obiettivi per i quali era stata ideata. Non è cambiata la polizia, non è cambiato l’approccio, non si sono affievoliti i preconcetti sulla favela. “Il progetto di pacificazione è nato morto, è stato solo annunciato, l’attuazione della polizia è rimasta la stessa – afferma Negrogum – così come la visione dei soldati: è negro, è bandito, è marginale e deve morire”. Anche se innocente, come in molti casi.

Uno dei casi più gravi della pacificazione, che più di altri ha rovinato l’immagine già opaca della Upp, è stato quello di Amarildo de Sousa: torturato, ucciso e fatto sparire dai poliziotti della Upp di Rocinha nel luglio del 2013.

L’uomo fu fermato dalla polizia durante un’operazione antidroga denominata “pace armata” mentre tornava da un pomeriggio di pesca. Ritenuto vicino agli ambienti del narcotraffico, fu interrogato in una sede della Upp perché si pensava potesse essere in possesso di informazioni sul nascondiglio di droga e armi dei criminali. Dopo essere stato a lungo interrogato fu trasferito verso un’altra struttura periferica della Upp per essere torchiato. Sottoposto a una lunga seduta di tortura, morì nella Upp. Tredici responsabili del fatto, tra i quali il maggiore Edson Santos, comandante della UPP, sono stati condannati appena poche settimane fa per tortura seguita da morte, occultamento di cadavere e frode procesuale. Solo la tenacia della moglie e dei familiari dell’uomo e le proteste dell’intera comunità di Rocinha e di molte ong hanno reso possibile ottenere delle indagini puntuali e un risultato giudiziario, nonostante i numerosi tentativi di depistaggio e inquinamento delle prove. Malgrado le condanne, il corpo dell’uomo non è stato ancora trovato.

 

Foto a cura di  Marco Negri reportage photographer: http://www.marconegri.net/

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Favelas di sangue
  • Blade

    Vi consiglio di guardare piuttosto nelle nostre “favelas” ,..lasciamo quelle del Brasile ai brasiliani !

  • adK

    Articolo interessante, ma ci sono alcune precisazioni da fare riguardo al paragone con la Siria:
    nel 2015 i morti uccisi nel conflitto siriano sono stati oltre 55 mila (che non è la metà di 58 mila).
    In Siria parliamo di 3 uccisioni ogni 1000 abitanti, mentre in Brasile di 0,28 ogni 1000 abitanti.
    In proporzione alla popolazione meno di un decimo, altro che doppio.

    • Dieci Denara

      Il paragone con la Siria non regge ma comunque sono numeri terribili ed enormi anche perché parliamo di un paese di 200 milioni di abitanti. Per esempio in Italia e negli altri paesi europei mediamente parliamo di 0,01 uccisioni ogni 1000 abitanti.

  • Follower

    Articolo ridicolo di chi vuole essere politicamente corretto! Prima di scrivere ste superficialità, e meglio che ci vivi per un anno e poi ne parliamno!

  • telepaco

    Solito articolo politicamente corretto che ruota intorno alle ong di sinistra, quelle che piagnucolano di razzismo ad ogni piè sospinto. Non fatevi ingannare da queste fesserie, ho vissuto 9 anni in Colombia e conosco molto bene anche il Venezuela, paese che con i suoi 27.000 morti ammazzati con solo 28 milioni di abitanti neanche lo vede il Brasile (180 milioni di abitanti) in questa triste competizione. La realtà delle cose è che nelle periferie nascono violenti perchè vengono educati cosi sin dall’infanzia, muoio tanti neri perchè neri sono la maggioranza dei delinquenti, cosa che non vi dicono mai, che di voglia di lavorare ne hanno veramente poca. La maggioranza delinque per comprarsi oggetti di lusso, per la droga, per fare la bella vita, per comandare nel quartiere, non certo per comprarsi da mangiare. Sanno che il loro destino è vivere poco, perchè si uccidono sopratutto in guerre tra bande, altro che polizia, ma la vita del duro di quartiere che conquista le ragazze piace ugualmente. La polizia usa metodi brutali certo, ma una delinqueza del genere armata fino ai denti con armi da guerra spesso e che uccide le sue vittime anche dopo averle derubate e ottenuto cio’ che vogliono, cosi per gioco, si affronta con durezza, non con lo stato di diritto. E’ una guerra a tutti gli effetti tra lo stato e le bande delle favelas, non operazioni di polizia, ed è giusto che la polizia sia militarizzata. Questi giornalisti dalla lacrimuccia facile avrebbero bisogno di vivere ai confini tra questi quartieri, dove avvengono le sparatorie, non in appartamenti in quartieri eleganti dotati di ogni confort per poi spostarsi qualche ora con la scorta nelle favelas per poter scrivere questi articoli. Un po’ più di serietà e un po’ meno di ideologia sinistroide condita da buonismo sarebbe doveroso, caro Luigi Spera. Puoi infinocchiare gli italioti qui in Italia, ma chi vive in sud america non ti presta neanche attenzione

    • Dieci Denara

      Lei vivrà in Brasile ma la storia del Brasile non la conosce il grande aumento della violenza in Brasile è coinciso con la dittatura militare….

  • venzan

    In Brasile si registrano 43mila morti violente all’anno, 100 volte tanto dell’Italia.

  • Cesare Signoroni

    Ribadisco che questo scribacchino non ha nessunissima idea di cosa sia la vita in favelas e chi ci vive nelle favelas! Sto´coglione, quando viene e se veramente viene in Brasile si alloggia negli hotels di Copacabana o Ipanema e fa visita guidata dai tours operators nella parte turística della favela Rochina! Meier, Cidade de Deus, Penha,Morro dos Macacos, solo per citarne alcune, nemmeno sa dove si trovano! Scribacchino di sinistra politicamente correto e allineato alle Ong di sinistra che sono finanziate dai trafficanti e dai miliziani senza il cui permesso in favela non entra nessuno, men che meno uno scribacchino!

  • nedo

    Io x fortuna, ho avuto modo di abitare in Brasile, si come sempre la verità sta nel mezzo, se devo essere sincero, chi vive nelle favelas, fa molto poco per migliorare la sua posizione di vita, è vero anche che il governo Brasiliano fa molto poco x la povera gente. Certo noi Italiani in Brasile abbiamo avuto un bel successo, basta andare nello Stato, di SANTA CATERINA, troverete NUOVA TRENTO, sono tutti Italiani del nord est, e che hanno lavorato sodo, ma hanno avuto anche un successo economico.

  • bonoitalianoma

    Se Cristoforo Colombo fosse andato veramente in Cina come intendeva tutte queste tragedie che succedono or ora in America del Sud, terra scoperta da Amerigo Vespucci dopo la soffiata dello stesso Cristoforo Colombo, non sarebbero accadute con buona pace dei nativi che manco si sognavano di avvisare gli Europei che li avrebbero attesi a braccia aperte già più di cinquecento anni fa. Non di meno la civiltà portata dai “fedelissimi” cattolici non ha dimostrato e mantenuto totalmente i valori dogmatici del Credo che esternavano a parole.

  • Cesare Pieraccini

    Condivido molto di quello che scrive Telepaco, vivo in Brasile da 9 anni, mia moglie è maestra in una scuola dove ci sono molti figli di.detenuti, prostitute, e abitano con i nonni, e dicono chiaramente di voler fare i banditi dicono di non avere futuro, daltra parte perchè dargli torto? Non hanno nessuno a casa che li considera, stanno sulla strada tutto il giorno, e sapete quanti alunni sono stati ammazzati, non solo dalla polizia, ma da altre bande, molti! In questo momento il Brasile è tutto violento, voglio aggiungere dicendo, che hanno una legge vecchia che non consente la certezza della pena, ma che un minore viene messo in una istituzione fino al raggiungimento della maggiore età e poi è libero e con la fedina penale pulita. Voglio anche aggiungere che molti, certo non tutti gli abitanti delle Favelas proteggono, costretti o meno i banditi, quanto agli articoli, non voglio commentare ed affermare che l’ autore sia o no di sx, daltra parte che si può pretendere da un freelance che va sul posto per così poco tempo ed è guidato? E’ vero che i neri sono i più perseguitati, ma è anche vero che sono quelli che più si involvono nel crimine.

    • Carlo Raab

      Premetto che non sono di sx. Tuttavia ritengo che se i neri in Brasile sono quelli che più sono coinvolti nel crimine, molto probabilmente è che per gli esempi esistenti nel loro ambiente e per il muro messo in piedi dal resto (minoritario) della società questi neri non hanno alcuna alternativa per sopravvivere. Sopravvivenza mediocre e a corto termine, ma pur sempre sopravvivenza. Il problema nasce con l’abolizione della schiavitù correlata alla meccanizzazione dell’agricoltura di profitto. Lasciati liberi e abbandonati a se stessi, gli Afroamericani e il loro discendenti hanno dovuto trovare il modo di campare. In Brasile è da molto tempo in corso una guerra civile, tra gli abbienti e i non-abbienti. La soluzione è quella in parte adottata dagli USA dopo Abramo Lincoln (molto dopo), cioè dare la possibilità anche agli Afroamericani di arricchirsi legalmente (o quasi).

  • Cesare Pieraccini

    Vorrei inoltre aggiungere che il caso di Amarildo è clamoroso, ma è raro, perchè non dice il reporter che sulla spiaggia di Rio è stato assassinato un medico perchè non voleva dare la bicicletta a due minori, che una coppia di stranieri fu ammazzata perchè per errore del GPS era entrato in una favelas. Che tutti i giorni rubano alle all’equipaggio delle auto che fanno la fila e questo anche sulla spiaggia, che vari giovani sono stati ammazzati per rubare i cellulari e biciclette.

  • Valeu_Brasil

    Sono d’accordo con chi ha criticato l’articolo……….vivo in Brasile….non a RJ ma nel Nord-Est e garantisco che qui “vale tutto”. Mi fa strano che il giornalista, che ha scritto quest’articolo, sia stato così superficiale anche se in possesso, apparentemente, di un ottimo curriculum.
    Qui, devi stare all’occhio (ed incrociare molto le dita) dal momento in cui esci da casa con la macchina al momento in cui rientri…ed anche in casa devi stare all’erta. E se ti rapinano, devi sperare che non ti facciano fuori anche se gli dai tutto……….bianchi, neri, pardi, gialli, verdi, arancioni…non fa nessuna differenza…..per non parlare degli “arrastões” nei vari esercizi (ristoranti, farmacie, distributori di benzina, ecc.) o alle fermate dell’autobus…. per non parlare del discorso dei criminali minorenni che agiscono autonomamente (sapendo dell’impunità…..n.b.: anche se si sono delle strutture specifiche dove, teoricamente, dovrebbero venir rinchiusi, queste, spesse volte, sono piene o non ci sono e quindi vengono rimessi in libertà….) oppure agiscono assieme ai criminali maggiorenni (nel caso andasse male qualcosa, i minorenni si prenderanno la colpa, sapendo che non gli accadrà nulla e salveranno anche quelli adulti…).

  • Marco

    Chi vive in Brasile non può che discordare in pieno . I giovani negri vengono uccisi perché è tra loro che ci sono la maggior parte dei banditi . Siano essi trafficanti , rapinatori o sequestratori 9/10 sono giovani negri. E’ gente spietata che uccide senza alcuno scrupolo . Spessissimo nelle rapine nemmeno avvisano la vittima , gli sparano direttamente . Guai se uno sbaglia ad entrare per sbaglio in una favela , ti uccidono sul posto perché quello è il loro feudo . La polizia quando entra nelle favelas deve entrare in assetto di guerra e comportarsi come in guerra perché li e’ territorio di guerra . I banditi che controllano le favelas sono armanti con fucili d’assalto , granate e mitragliatrici . Chi non vive il Brasile giorno per giorno non scriverebbe mai le scempiaggini che ho letto

  • Luca Mondonico

    Certo,come no,sempre colpa degli altri,sempre colpa dei razzisti sempre colpa della polizia.forse se voi negri di merda la smetteste di fare le vittime di spacciare droga di non avere mai voglia di fare un cazzo per cambiare le cose la società la smetterebbe di perseguitarvi.non penso che la polizia si diverta a spararvi se lo fa è perche commettete crimini.non è la società il problema,il problema siete voi.

  • Domenico

    Non capisco dove volete andare a parare con questo articolo. Poliziotti di colore in Brasile non ce ne sono? Penso non esista paese più misto ed eterogeneo al mondo, non capisco perché dovete alimentare la leggenda del poliziotto bianco e razzista e del criminale nero e povero. La verità è che in molti per non diventare criminali decidono di in intraprendere la carriera nell’esercito o in polizia, e purtroppo non è mai un lavoro facile. Ci sono sbirri che rischiano la vita percependo uno stipendio da fame, più basso di uno spacciatore di strada. Sulla violenza della polizia che a volte o spesso è eccessiva se ne può discutere quanto volete, ma basta con questa storia dei bianchi poliziotti cattivi. Fonti affidabili mi hanno detto che 2 poliziotti su 3 in Brasile sono neri o mulatti, per cui di che si sta a parlare ?!