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Il boom delle case di cura
cambia il turismo della Thailandia

(Chiang Mai) Molti conoscono la Thailandia soprattutto per la vita notturna e gli eccessi di Bangkok, Phuket e Pattaya. Altri per le spiagge magiche delle isole di Samui, Phangan e Samet. Altri ancora vengono nel «Paese dei sorrisi» per cercare tranquillità grazie alla pratica della meditazione insegnata dai monaci buddisti, considerati antichi e saggi maestri.

Ma negli ultimi anni è nato anche un nuovo tipo di turismo, quello medico o riabilitativo. Molte persone dipendenti da droghe e alcol che vogliono disintossicarsi, infatti, scelgono di iniziare la loro nuova vita partendo proprio da qua. Questo particolare turismo, solo nell’ultimo anno, ha fruttato alla Thailandia – secondo il centro di ricerca Kasikorn – 49 miliardi di baht, ovvero circa 1,56 miliardi di dollari.

Numerose strutture che offrono servizi di reintegrazione sono state aperte soprattutto nel nord del Paese. Centri di lusso che, attraverso diverse pratiche, con un supporto medico esperto, offrono terapie di recupero. «Offriamo un programma completo di un mese per ottomila dollari che include alloggio privato, cura individuale e di gruppo, pasti, bevande, visite mediche, farmaci disintossicanti necessari, escursioni e altre attività». A parlarne è Darren Lockie, direttore e cofondatore di Lanna Rehab, uno dei più grandi centri di riabilitazione privati del sud-est asiatico aperto nel marzo 2016. Prima di fare questo, Lockie, che è arrivato qua dalla Gran Bretagna, è stato per diverso tempo anche responsabile marketing di Microsoft per l’Asia. «Poi ho scoperto la passione nell’aiutare le persone nelle loro battaglie e così ho deciso di aprire questa struttura», racconta.

Il Lanna Rehab, a venti minuti di auto dal centro di Chiang Mai, 700 chilometri a nord di Bangkok, più che una clinica sembra un resort cinque stelle. Immerso nella natura, circondato dalle risaie, dispone di ventiquattro camere, offre piscina, palestra e aree relax. I trattamenti sono differenti e personalizzati in base alle esigenze. «Il nostro programma è prevalentemente di tipo olistico e incentrato sulla consapevolezza. Incorporiamo alla cura anche allenamento fisico, nutrizione specifica, massaggi terapeutici, reiki e varie attività per mantenere i clienti motivati e impegnati nel loro percorso», spiega il cofondatore della struttura. La durata minima è di quattro settimane. «Ma la maggior parte dei clienti rimane in media due mesi, a seconda della complessità della dipendenza».

Molti dei pazienti completano la loro riabilitazione, altri, invece, tornano nella loro vita fatta di droghe e alcol. «Sarebbe irrealistico dire che tutti abbiano successo. Alcuni hanno delle ricadute. Ma noi non lo consideriamo un fallimento, perché molti clienti si rendono conto che hanno bisogno di più tempo». Proprio per questo, il centro offre una settimana di «aggiornamento» gratuito che dà la possibilità di riconnettersi con il loro programma e ritrovare se stessi. Comunque, aggiunge Lockie, «riceviamo molti feedback da parte dei nostri pazienti che hanno ripreso in mano il loro futuro. Ed è proprio questa la parte più gratificante di questo lavoro».

A chiedere aiuto arrivano persone da tutto il mondo. Principalmente dall’Australia, Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e diversi paesi asiatici. Ma non mancano i nostri connazionali. «I clienti italiani sono in aumento», dice il direttore. Tanto che in un’altra struttura della sua società due settimane fa a Koh Chang, nel sud della Thailandia, hanno inserito nello staff un terapeuta italiano, «per assicurare che i clienti si sentano a proprio agio e possano conversare nella propria lingua».

Per il prossimo anno, solo il Lanna Rehab, prevede di ospitare tra le 550 e le 650 persone. Ma questo centro di riabilitazione non è l’unico presente in questa zona. Un altro tra i più conosciuti, è il The Cabin, situato a Mae Rim, distretto settentrionale di Chiang Mai, anch’esso lussuoso, con prezzi che partono dai 15.900 dollari. Questa struttura ha 120 stanze, alcune delle quali con piscina privata e vista sulle montagne. Con pazienti – alcuni molto famosi – provenienti da più di sessanta paesi, ha inserito anche un programma apposito in arabo per la clientela mediorientale.

A sud della città, invece, troviamo il The Dawn. Mentre nella regione confinante di Chiang Rai, sulla strada che porta al famoso Triangolo d’oro, zona di frontiera tra Thailandia, Laos e Birmania, ironia della sorte conosciuta soprattutto per la produzione e il commercio dell’oppio, c’è il New Life Foundation. Centri molto simili tra loro che, però, offrono servizi diversificati per la disintossicazione. Tra questi, anche il Trauma and tension release exercises (Tre). «Questo metodo consiste in sette semplici esercizi che sollecitano ed estendono alcuni muscoli centrali del corpo, evocando così un meccanismo naturale di tremore neurogeno come risposta del sistema nervoso», spiega Letizia Spoto, italiana, istruttrice di questa pratica in una delle cliniche presenti a Chiang Mai. «Un approccio diverso per aiutarli a mantenersi puliti anche dopo il rientro nel mondo reale. Uno strumento di auto-potenziamento che, se fatto in modo sicuro e regolato, può essere usato sempre e può produrre effetti concreti».

Il problema della tossicodipendenza non sta diminuendo e la crescita di queste strutture di riabilitazione continua di anno in anno, facendo aumentare esponenzialmente anche il turismo di tipo clinico. «Abbiamo scelto la Thailandia perché ha un’eccellente forza lavoro locale e non è difficile ottenere un visto per le persone che vogliono disintossicarsi», dice Lockie. Prima di salutarci poi, aggiunge una cosa tanto scontata quanto veritiera: «Ai clienti piace venire qui, grazie alla combinazione del clima, della natura, del cibo e della cultura esotica». Ma c’è anche un altro motivo. Quello economico. Uno stesso centro di riabilitazione negli Stati Uniti, infatti, parte da oltre 55mila dollari al mese.

  • Alex Libertyfighter

    8000 dollari a Chiang Mai in un mese sono giustificabili se e solo se è compreso il risveglio mattutino con succhiata annessa e ostriche e caviale per colazione.
    Altrimenti è un bel “furto” per farang idioti