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Il bombardamento in Siria visto da Israele

L’eco degli strike in Siria è stato udito, mediaticamente e politicamente, anche in Israele; nello Stato ebraico ci si aspettava già da diversi giorni l’attacco di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia ed ovviamente l’episodio sta avendo ampio risalto. Già da questa notte le televisioni israeliane hanno iniziato diverse ore di dirette per coprire l’evento e spiegare quali luoghi sono stati bombardati. A Tel Aviv, come ad Haifa e Gerusalemme, tanti tra politici e semplici cittadini hanno da subito iniziato a commentare l’accaduto: come spesso accade in queste occasioni, l’opinione pubblica si è divisa tra favorevoli all’attacco guidato dagli Usa e contrari invece ad altre escalation nella regione.

Del resto, Israele è parte in causa per due motivi: in primo luogo, Tel Aviv è la prima sospettata per il bombardamento che tra domenica e lunedì ha coinvolto la base T4 vicino Homs, in secondo luogo poche ore dopo l’attacco annunciato in diretta da Trump Damasco ha affermato di aver abbattuto un drone israeliano, circostanza però che non è stata al momento confermata.

In attesa del governo, a parlare è la stampa

Haaretz, Jerusalem Post, The Time of Israel e tutti gli altri principali quotidiani israeliani aprono ovviamente con la notizia dell’attacco contro gli obiettivi siriani; le prime pagine online delle testate più seguite in Israele sono monopolizzate da quanto accaduto in Siria nella scorsa notte. Quel che più risalta, rispetto al racconto fatto dai network dei paesi occidentali, è lo spazio riservato alle reazioni iraniane. Haaretz ad esempio dedica a quanto trapelato dal governo di Teheran i titoli principali dopo l’apertura, mentre il The Time of Israel puntualizza la sfida rappresentata da un Iran sempre più rafforzato in Siria. Il perché è presto detto: la distruzione di obiettivi iraniani durante il bombardamento della base T4, i raid ripetuti negli ultimi mesi contro obiettivi di Hezbollah e di Teheran, più volte hanno fatto spostare il mirino della stampa israeliana da Assad direttamente alla Repubblica Islamica.

Poche tracce del presunto drone israeliano abbattuto questa notte, molti invece gli articoli proprio sul braccio di ferro sempre più latente con l’Iran. Su Haaretz, in un articolo dove vengono direttamente prese delle dichiarazioni diffuse dalla Reuters, si sottolineano le parole del presidente iraniano Hassan Rohuani: “Ci saranno delle conseguenze, l’attacco è stato indiscriminato”, viene evidenziato nel secondo articolo d’apertura del quotidiano israeliano.

Da Tel Aviv e Gerusalemme nessuna dichiarazione ufficiale, almeno per il momento: in tanti però si aspettano, già nelle prossime ore, un’ufficiale presa di posizione da parte del premier Netanyahu e del suo governo, sempre più convinto del pericolo che corre Israele per via dell’avvicinamento di Hezbollah ed iraniani verso i propri confini nord. Sul presunto attacco chimico di Douma, casus belli degli attacchi odierni, lo stesso Netanyahu non ha espresso considerazioni preferendo nei giorni scorsi lasciare maggiore spazio probabilmente ai proclami soprattutto di Usa, Regno Unito e Francia. Dopo i raid di Tel Aviv, non confermati però dallo Stato ebraico, di domenica e dopo lo strike di questa notte il leader del governo israeliano potrebbe però a breve esprimersi ufficialmente mettendo nel mirino, ancora una volta, soprattutto la leadership iraniana.

Le uniche repliche del governo affidate al responsabile sicurezza di Netanyahu

Soltanto in tarda mattinata sono uscite delle dichiarazioni ad opera di Yoav Gallant, responsabile della sicurezza all’interno del gabinetto del primo ministro: “I bombardamenti a guida Usa – ha affermato alla Reuters Gallant – Sono un segnale molto importante, contro certi crimini è impossibile rimanere a guardare”. Nella sua nota, Gallant fa inoltre riferimento all’asse del male: “Iran, Hezbollah e Siria sono l’asse che rappresenta il vero problema della sicurezza per Israele – si legge ancora nel comunicato affidato all’agenzia inglese – Non posso però dirvi, perché non ne sono a conoscenza, se la nostra intelligence abbia fornito o meno indicazioni agli americani per individuare i siti da attaccare”.

Lo stesso Gallant ha invece fatto sapere di come il governo israeliano, ed in primo luogo il premier Netanyahu, sono stati informati in anticipo dello strike; secondo la ricostruzione dello stesso membro del gabinetto del primo ministro, negli uffici degli apparati di sicurezza e del governo dello Stato ebraico sono arrivate informazioni circa il bombardamento 24 ore prima del lancio del primo missile. Israele è stato dunque avvisato dell’imminenza dello strike e delle decisioni assunte in merito sia da Trump che dalla May e Macron. Bocche cucite sulle intenzioni future sia di Tel Aviv che degli alleati: non è dato sapere, almeno per il momento, se tanto l’aviazione israeliana quanto quella a guida americana sia o meno pronta a colpire di nuovo.