Bloody Sunday, oggi l’incriminazione per i soldati britannici

Il 30 gennaio del 1972, nelle strade dei Derry, in Irlanda del Nord, mentre i nazionalisti repubblicani stavano marciando per i diritti civili, il Primo reggimento dei paracadutisti britannici iniziò a sparare per dieci minuti sui dimostranti disarmati. Fu una strage. Quattordici persone morte, altrettante ferite.

Quella tragica giornata, ricordata come “Bloody Sunday“, la domenica di sangue, è una ferita per il popolo irlandese che non è mai stata rimarginata completamente. Per anni le famiglie delle vittime e tutta la comunità repubblicana hanno chiesto a gran voce giustizia.

“Nessun manifestante era armato”

Una giustizia che in parte è arrivata il 15 giugno 2010 con il Rapporto di Lord Saville, voluto da Tony Blair nel 1998. Questa lunga relazione ha accertato, dopo anni di menzogne, che dai comandi militari inglesi era arrivato l’ordine di sparare a freddo sui manifestanti.

Nelle 5mila pagine del rapporto viene dimostrato che il massacro “fu assolutamente ingiustificato” e che “nessuna delle persone uccise dai soldati della Compagnia di Supporto era armata con un’arma da fuoco”. Inoltre, viene sottolineato che “nessun manifestante stava minacciando di provocare la morte o lesioni gravi ai soldati e in nessun caso è stato dato alcun avviso prima di aprire il fuoco”. I parà responsabili della strage, però, erano stati protetti dall’anonimato e nessuno sapeva i nomi di chi quella maledetta domenica ha materialmente premuto il grilletto.

L’indagine Saville, durata ben 12 anni e che ha avuto un costo di circa 200 milioni di sterline, è seguita alla prima inchiesta del Widgery Tribunal, dove i militari e l’autorità erano state largamente prosciolte da ogni colpa – compreso l’ex capo di gabinetto Jonathan Powell –, distorcendo la realtà e nascondendo le tragiche responsabilità britanniche.

Attesa per il verdetto

Ma ora, dopo quasi cinquant’anni, la giustizia potrebbe fare il suo corso. Alle 11 di questa mattina, infatti, la Procura dell’Irlanda del Nord dovrebbe annunciare l’incriminazione per diciassette soldati responsabili del massacro. Almeno quattro di loro saranno accusati di omicidio e rischiano di finire in galera per sempre.

La paura per le ex truppe britanniche, che ora hanno ormai tutti tra i sessanta e i settant’anni, non è quella di andare in galera, ma piuttosto quella di essere esposti – loro e le famiglie – al rischio di rappresaglie da parte dei gruppi paramilitari repubblicani ancora attivi. Gruppi che, in questo momento particolare a causa della Brexit, sono molto temuti da Londra.

Per i parenti delle vittime, invece, potrebbe essere arrivato il momento della giustizia. Quella definitiva. Che certo non farà tornare indietro i propri cari, ma potrebbe finalmente farli riposare in pace.