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La violenza dei black bloc è l’arma migliore di Macron

Per Emmanuel Macron non poteva succedere niente di meglio che vedere la protesta dei gilet gialli trasformarsi in violenza cieca. E quanto accaduto a Parigi lo scorso sabato, con il centro della capitale preso d’assalto da bande di casseurs e black bloc, è stato quanto di meglio potesse avvenire per screditare un movimento che aveva (e può ancora avere) un ruolo fondamentale nella politica e nella società francese.

La violenza è servita e servirà a colpire la capacità dei gilet gialli di raccogliere consenso. E i sondaggi vanno effettivamente nella direzione voluta dal capo dell’Eliseo, considerato che dopo mesi di crollo verticale nella popolarità del presidente, per la prima volta sembra esserci un lieve quanto importante cambio di rotta. E la manifestazione di sabato, degenerata immediatamente in violenza, non può che aver colpito l’affidabilità della protesta della Francia profonda.

Proprio per questo motivo, i leader dei gilet gialli hanno già detto di essere completamente distanti dal “sabato nero” della scorsa settimana. Non vogliono essere messi in rapporto con i teppisti infiltrati nella manifestazione, ma soprattutto puntano il dito contro Macron, ritenuto la mente di una vera e propria strategia tesa a lasciare che i violenti si muovessero sostanzialmente incontrollati per gli Champs-Elysées mentre la polizia si concentrava solo sui “giubbotti gialli”.

A denunciare la possibile operazione di Macron e del governo francese è stato Christophe Chalençon uno dei leader gilet jaunes, quello della cosiddetta ala moderata. Come raccontato a Quotidiano Nazionale, il fabbro di 53 anni di Vaucluse ha affermato: “Cosa c’è da capire? È tutto chiarissimo. Non siamo noi a spaccare le vetrine, sono i black bloc che ogni volta arrivano in massa. La polizia li lascia fare per far credere che i responsabili siamo noi”.

E sotto questo profilo, è interessante la denuncia del Lois Lecouplier, segretario nazionale del sindacato Alliance Police, che, come riporta Il Messaggero, ha detto che a rapinare la gioielleria di Bulgari “sarebbero stati dei professionisti che avevano preparato il colpo e scelto con cura anche la data: il sabato del 18esimo atto della rivolta gialla, la cui parola d’ordine Ultimatum e l’appuntamento, tutti sugli Champs Elysées, facevano ben sperare”.

L’idea che inizia a circolare è che quindi sia in atto una duplice operazione volta a screditare il movimento e a colpire in maniera pesante qualsiasi tipo di protesta. 

Da una parte, il governo ammette per la prima volta il “fallimento” nella reazione delle forze dell’ordine. Il viceministro all’Interno, Laurent Nunez, ha anche annunciato di voler avviare un’indagine sulla responsabilità della “catena di comando”. “Il lavoro della polizia non è assolutamente in discussione”, ha aggiunto Nunez, “ma nell’ambito dell’operazione, siamo stati meno offensivi del solito, meno reattivi”. E il governo ha chiesto il pugno duro nei confronti di qualsiasi tipo di manifestazione. Come riportato da Le Parisien, l’ordine dell’Eliseo: “Queste scene non devono più ripetersi, soprattutto su quel viale”. “Ora basta, deve finire”, ha detto Macron.

Ma dall’altra parte, quanto avvenuto nelle ore del 18esimo atto di protesta dei gilet gialli impone alcune riflessioni sul fatto che la violenza possa servire a dare il colpo di grazia alla capacità del movimento di incanalare la protesta. Una violenza cieca che, se sfruttata bene da Macron, può essere utile a far scemare la capacità dei gilet di coinvolgere i cittadini e spaccare ancora di più il movimento, che già appare estremamente diviso con l’avvicinarsi delle elezioni europee.