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Belgio, i jihadisti invitati dal re

Come ha fatto Salah Abdeslam, il terrorista che non si fece saltare a Parigi, a rimanere latitante per tre mesi nello stesso quartiere di Bruxelles in cui era nato e vissuto? E come hanno fatto i suoi (ex) compagni di militanza Isis a colpire così pesantemente poche ore dopo il suo arresto? Queste le domande che dovremmo farci. Domande che hanno una risposta precisa: perché in Belgio, e in particolare nella capitale, c’è una rete islamista ben radicata. E questa rete si è formata perché gliel’abbiamo permesso. Anzi: li abbiamo invitati noi.

Sembra uno scherzo, purtroppo non lo è. Dobbiamo risalire al 1969, anno in cui re Baldovino del Belgio donò a Faisal dell’Arabia Saudita, in quel momento ministro degli Esteri e principe ereditario ma ormai prossimo a sottrarre il trono al fratello Saud, il Pavillon du Cinquantenaire, in pieno centro di Bruxelles, con un affitto simbolico per un periodo di 99 ani. In poco tempo i sauditi trasformarono il padiglione in una grande moschea e nel Centro islamico e culturale del Belgio, il primo focolaio di diffusione del wahabismo (la forma di islam che in Arabia Saudita è religione di Stato) in Europa.

Erano gli anni del boom economico in Europa e quindi della grande corsa alle risorse energetiche del Medio Oriente. Baldovino organizzò per Faisal, in visita di Stato in Belgio, una grande cerimonia. Faisal, che nel 1962 aveva fondato la Lega islamica mondiale, ovvero il “braccio” caritativo e finanziario dell’islam radicale nel mondo, non perse tempo e cominciò a finanziare le attività della moschea e del Centro, dando il via alla lunga serie di predicatori wahabiti che ne hanno animato le attività. Problemi di fondi non ce ne sono: è stato calcolato che la sola Arabia Saudita abbia dotato la Lega, dal giorno della fondazione a ora, di almeno un miliardo di dollari.

In cinquant’anni si avvicendano le generazioni e si formano tante migliaia di giovani. Tra loro anche quelli che hanno coperto il latitante Salah Abdolesam e si sono fatti saltare nell’aeroporto. Ma anche Abdelhamid Abaaoud, ritenuto la “mente” delle stragi di Parigi. O quelli che fornirono le armi ad Amedy Koulibaly, il giovane francese che nel gennaio 2015 uccise quattro persone nel supermercato kosher di Parigi. L’attentatore che cercò la strage sul treno Amsterdam-Parigi nell’agosto 2015 e fu per fortuna bloccato da due soldati americani. Dal quartiere di Molenbeek erano partiti anche i due finti giornalisti che il 9 settembre 2001, due giorni prima delle Torri Gemelle e degli altri attentati negli Stati Uniti, chiesero un’intervista ad Ahmed Shah Massoud, il leader afghano che si opponeva ai talebani, e lo uccisero facendo saltare una carica esplosiva.

Come si vede, il terrore in Belgio ha una lunga storia. Ed è terribile pensare che a essa abbiamo contribuito anche noi.

  • angeloceleste

    E’ del tutto evidente che questa è e sarà una guerra lunga e cruenta che avrà come campi di battaglia le strade delle nostre città. Purtroppo, sarà molto difficile riuscire a prevenire e contrastare fino in fondo l’insidiosa minaccia di attentati ad opera di lupi solitari o di gruppi, più o meno organizzati, di terroristi. Bisogna essere consapevoli del fatto che si tratta di un conflitto (cosiddetto asimmetrico) ove le forze in campo sono solo in parte identificabili da divise, (purtroppo le nostre) mentre, le altre, rimangono sopite ed invisibili finché improvvisamente non decidono di agire in modo rapido e imprevedibile su obiettivi poco protetti e facilmente raggiungibili. A tali aggressioni “asimmetriche” si dovrebbe rispondere con modalità di difesa altrettanto asimmetriche e, pur considerando che i baluardi più importanti dovranno rimanere le forze istituzionali quindi, polizie ed esercito, la carta vincente potrebbe rilevarsi, invece, il supporto offerto da tutti quei cittadini, ex militari, ex poliziotti, privati che,avendo ricevuto in passato uno specifico addestramento ed essendo, per vari motivi, muniti di porto d’armi per difesa personale, potrebbero fornire una prima efficace risposta armata ad un eventuale attacco terroristico, un po, come già succede nello stato di Israele. Perché non sfruttare anche tali cellule in “sonno” ?

  • ENRICO

    Eccolo,il”peccato originale”;è stato commesso nel 1969!

  • Ermes Uguccioni

    Nulla di nuovo. E’ da più DI VENTI ANNI CHE ESISTE l’ISLAMISMO QUI A BRUXELLES: gli assassini di Massoud nel 2001 due giorni prima dell’11 settembre vivevano dove? A MOLENBEEK!!! La mente delle stragi di Madrid nel 2004 viveva dove? A MOLENBEEK! il famoso iman Yahache che irresponsabilmente è stato rilasciato dalle autoritàà italiane viveva dove? a MOLENBEEK! l’iman Zitouni e i coordinatori del GIA algerino )osannato nelle scuole Medie di Brussellex già negli anni 70-80) responsabili degli attentati alla metro di Parigi nel 1995 dove vivevano??? a MOLENBEEK! Abdulaziz Belliraj islamista di Abu Nidal reponsabile dell’omocidio dell’Iman della grande moschea di Bruxelles nel 1989 e del presidente delle comunità ebraiche del Belgio nel 1989 dove viveva??? a MOLENBEEK E SCHAARBEEK. E quando hanno arrestato il nuovo attentatore, la gente è scesa in strada a cercare di fermare gli agenti, come fanno in certi quartieri dominati dalla camorra.
    Di cosa stiamo parlando quindi?
    L’unico modo per risolvere la questione, è quello che nessuno vuole anche solo pensare.
    Ovvero, svuotare in blocco questi quartieri, rimandando tutti a casa, togliendo le cittadinanze regalate a capocchia nei decenni precedenti… Si chiama espulsione di massa, e somiglia tanto, troppo, ad una deportazione, parola che nessuno vuole ascoltare…
    D’altronde, la risposta delle Istituzioni ferite (da chi? Ce ne fosse uno, sfiorato dalla cosa, solo cittadini e poveracci qualunque) non si è fatta attendere. La Soluzione? Più Unità, Più Europa. La stessa Unione Europea, alla base dell’invasione e degli attentati.
    Come a dire che per curare il cancro, occorrono più metastasi.

    • Ling Noi

      Massoud era comunque un criminale terrorista islamico pure lui, probabilmente in divergenza da altri gruppi per mere questioni di potere.

    • http://www.marcozanetti.it/ Marco Zanetti

      “deportazioni” è una parola che nessuno vuole ascoltare per un motivo ben preciso. Capisco la rabbia ma “prendere via tutti e portarli via” mi sembra una finta soluzione.

      • TheoGattler

        Ok, allora tu saresti per ‘dialogare’ come proporrebbe Lady Pesc Mogherini ?

  • montezuma

    Certo che sembrano passate ere geologiche dai tempi dei sovrani europei “cattolicissimi e difensori della fede” che ci hanno preservato, nei loro imiti ed indegnità, da questo “cancro” che ci sta riprovando. Ma questo è solo il caso del Belgio. Ce ne sono molti altri in giro per l’Europa, il nord America e l’Oceania, uno più vergognoso dell’altro e sempre sulla falsariga dell’integrazione e della solidarietà. Figuriamoci!

    • TheoGattler

      Anche dai papi che predicavano la ‘guerra santa’ contro l’Islam…. sicuramente la carne suina non farebbe parte della nostra dieta e tutti noi preghermmo, ‘chiappe al vento’ 5volte giornaliere in direzione de La Mecca già da moltissimi anni.

      • montezuma

        Tante questioni. Ma le Crociate furono originate dalle … esigenze di sicurezza dei pellegrini per la Terra Santa che venivano perseguitati in certi periodi. Poi l’onda fu cavalcata anche da chi aveva in mente regni e ricchezze. Certo che storicamente, rispetto alla vastità delle conquiste musulmane e alle quasi-invasioni in Europa, le Crociate furono in realtà poco più che dei tafferugli!

        • TheoGattler

          Diffficile qualificare le crociate come ‘legittima difesa’, anche se chi invase la terra santa furono gli islamici; credo comunque che se lo ‘Spirito Santo’ non abbia indotto Urbano II a bandire la prima crociata (anche se solo questa si risolse con un netto successo) oggigiorno invece dei pellegrinaggi a Medjugorje le agenzie turistiche proporrebbero viaggi a La Mecca.
          Peccato che oggigiorno, lo stesso ‘Spirito Santo’ parli in modo diametralmente opposto )-:

  • cesareber

    Che ci sia bisogno di un grande repulisti nella marea di musulmani che vivono tra noi è ormai diventata una necessità di sopravvivenza. Occorre eliminare le moschee abusive. Impedire che un qualsiasi farabutto fondamentalista si autonomini imam. Vietare nel modo più assoluto l’uso della lingua araba nelle moschee. In Italia si parla italiano e si obbedisce alle leggi italiane. Perciò niente sharia nè prescrizioni coraniche che contrastino con le nostre leggi. Espulsione immediata di jihadisti o loro simpatizzanti. Questo ed altro da cominciare ad attuare a partire da domattina.

  • evaristo

    Il Belgio è uno stato fallito come il lussemburgo e deve essere diviso tra Francia, Olanda e Germania.

  • roberto ferroni

    L’Arabia Saudita finanzia, quando non ha fatto costruire direttamente, alcune delle maggiori moschee in Europa (Brusselles, Londra, Roma). Provate a mostrare una medaglietta con un’immagine cristiana, dico una medaglietta non portare un grosso crocefisso od un abitop talare cristiano, per una via di una città dell’A.S. La polizia religiosa, eh si, c’é anche questa in A.S. e circola strettamente in abiti civili il dishdash uguale per l’ultimo fellahin come per il re, vi arresterà e prima di poter tornare liberi, fuori dal regno ovviamente, ce ne vorrà di tempo e sforzi. Un esempiuo, ma se ne possono fare anche altri che facendosi pecore i lupi ci mangiano