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Faccia a faccia con il Califfo

MOSUL – Il razzo Rpg arriva all’improvviso, con un sibilo mortale, tracciando nell’aria una scia rossa. Per fortuna schizza sopra le nostre teste e va a schiantarsi in mezzo alla strada ad una settantina di metri con un boato fragoroso. Le bandiere nere stanno perdendo la madre di tutte le battaglie, ma non mollano.


Mappa a cura di Alberto Bellotto

Mosul brucia con alte colonne di fumo nero che si alzano all’orizzonte su tutta la parte occidentale della città, dove le truppe irachene avanzano da domenica in una brutale battaglia.

Nel girone dantesco della Stalingrado del Califfo raggiungere la prima linea è un’impresa ardita. Le truppe d’assalto hanno superato la grande arteria che porta a Baghdad e taglia Mosul ovest. Un fuoco d’inferno ci accoglie ed un colpo di mortaio piomba maledettamente vicino. La granata è esplosa dall’altra parte del muro dove tiravamo il fiato assieme alla polizia irachena. Se fossimo stati in campo aperto saremmo stati tutti morti.

Un blindato protegge i giornalisti con la sua corazza avanzando lentamente per farci passare la strada verso Baghdad. Gli elicotteri martellano dal cielo le postazioni dello Stato islamico con una scarica micidiale di razzi.

Nonostante la valanga di fuoco che li investe i miliziani jihadisti combattono metro per metro. In una casa usata come base quattro cadaveri dei seguaci del Califfo sono mezzi bruciacchiati. “I corpi speciali italiani, che ci hanno addestrato ripetevano sempre: ‘Quando attaccate non date tregua al nemico. Non lasciate che si riorganizzino’. È quello che stiamo facendo” spiega orgoglioso il capitano Abdul Wahad. La sua unità, gli Scorpioni, è un reparto d’élite della divisione di reazione rapida, che sostiene il grosso dell’offensiva nel quartiere di Dawasa.

I corpi speciali italiani hanno addestrato 5mila uomini della divisione secondo il comandante, generale Thamer al Husseini. L’alto ufficiale spiega che l’unità d’assalto “ha l’appoggio logistico italiano”. In pratica droni e intelligence garantiti da una modesta presenza di corpi speciali italiani. I nostri, però, hanno l’ordine tassativo da Roma di stare lontani dal fronte, almeno 7 chilometri. Diversi soldati iracheni addestrati dagli italiani portano sulla giubba lo stemma degli incursori del 9° reggimento Col Moschin. E quando ti incontrano dicono subito: “I love Italy”.

A Mosul ovest i razzi iracheni fendono l’aria come una fiammata con una parabola che va a finire sulle teste dei combattenti jihadisti esplodendo in nuvole di fumo nero.

Civili in fuga dalla prima linea DSC_0471 Avanzata Mosul DSC_0347 Corpi dei miliziani dello Stato islamico uccisi durante l'avanzata DSC_0413 Cadavere di un miliziano dello Stato islamico DSC_0492 Blindato iracheno in prima linea DSC_0375 Corpi dei miliziani dello Stato islamico uccisi durante l'avanzata DSC_0414 Gli effetti dei bombardamenti aerei durante l'avanzata DSC_0423 Gli effetti dei bombardamenti aerei durante l'avanzata  DSC_0479

I blindati sparano con mitragliatrici e cannoncini per coprire l’avanzata degli Scorpioni, i Rambo iracheni. In certi momenti non si sente niente per il crepitare furioso delle mitragliatrici. I proiettili delle bandiere nere li riconosci dal sibilo troppo vicino. Un’esplosione più forte delle altre fa tremare l’aria. La nuvola enorme di fumo bianco si alza verso il cielo un isolato più in là. E tutti gridano “macchina minata, macchina minata”. Un drone, un caccia o un elicottero hanno individuato il kamikaze che stava arrivando verso le linee irachene al volante del “mostro” d’acciaio imbottito di tritolo facendolo saltare in aria.

Nella strada parallela alle nostre spalle un altro suicida del Califfo è stato centrato alla testa prima di immolarsi per Allah. Il corpo giace ad un passo dalla macchina corazzata artigianalmente e ancora zeppa di esplosivo.

L’obiettivo dell’avanzata sul fronte centrale è la sede del governatore di Mosul trasformata in centro di comando e controllo dello Stato islamico. Nella notte fra lunedì e martedì i corpi speciali iracheni l’hanno preso d’assalto. Il giorno dopo si combatte ancora, ma la palazzina bucherellata di colpi è praticamente caduta. L’obiettivo ha una grande importanza simbolica e strategica. Anche il museo archeologico distrutto dalla furia iconoclasta dello Stato islamico è stato liberato. Pure dalla chiesa di Santa Maria del perpetuo soccorso le bandiere nere si sono ritirate davanti alla travolgente avanzata irachena.

Il fumo dell'esplosione di una macchina minata centrata dalle forze aerre poco distante dalla nostra postazione di prima linea DSC_0383 La polizia federale nelle zone di Mosul apena conquistate DSC_0480 Kamikaze ucciso prima di farsi esplodere con la sua macchina minata in secondo piano DSC_0403 Le granate che le bandiere nere sganciano dai droni DSC_0432 L'accesso alla strada principale da Mosul per Baghdad superata dall'offensiva DSC_0490 Madre e figlio in fuga dai combattimenti DSC_0416 Tiratori scelti iracheni sparano contro i cecchini dello Stato islamico ancora annidati attorno all'ufficio del governatore di Mosul praticamnet conquistato  DSC_0463 Truppe irachene avanzano a Mosul ovest nel quariere di Dawasa DSC_0345

Attorno al palazzo del governatore sono ancora annidati i cecchini jihadisti. I tiratori scelti dei corpi speciali gli danno la caccia piazzati dietro le finestre della corte talebana del Califfato. Ogni colpo ci fa scoppiare i timpani. Lungo la strada un soldato iracheno ci mostra le piccole, ma micidiali granate, che le bandiere nere sganciano dai droni usati a centinaia per cercare di fermare l’avanzata. Una casa utilizzata come base dagli artificieri che preparano le macchine minate è una trappola. Fili quasi invisibili sono collegati a proiettili d’artiglieria e mortaio. Se non li vedi sei morto.

In mezzo alla strada verso il palazzo del governatore una bomba d’aereo ha provocato un enorme cratere inghiottendo asfalto e automobili ridotte a lamiere contorte e carbonizzate.

Poco più avanti un civile barbuto spunta dall’uscio di casa bucherellato dalle schegge. “Per 10 giorni con 22 familiari siamo rimasti tappati in cantina fino alla liberazione poche ore fa”. Abu Mohammed racconta che i miliziani jihadisti controllavano la lunghezza della barba, almeno un palmo di mano. “Fra gli stranieri di Daesh (Stato islamico nda) ho visto anche occidentali, europei con gli occhi azzurri ed i capelli biondi” spiega il sopravvissuto. La moschea Al Nuri, dove Abu Bakr al Baghdadi ha proclamato il Califfato nell’estate 2014, è a soli 2 chilometri dal fronte dell’avanzata delle truppe irachene.

  • Mario L.

    Ora si che si gioca duro.Finalmente.

  • Fracaxxodavelletri

    Evvvaiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii !!!!!!

  • Gimand

    “Fra gli stranieri di Daesh (Stato islamico nda) ho visto anche occidentali, europei con gli occhi azzurri ed i capelli biondi” Andiamo bene: la mamma dei coglioni è sempre incinta. Non saranno questi anche i nipotini di papa Ciccio?

  • carlo

    è l’ultimo disperato sussulto e rabbiosa reazione, al pari e come una belva ormai alle corde gravemente ferita ma ancora in grado di reagire pericolosamente.
    e pertanto, essendo inesorabilmente in attesa di un definitivo colpo di grazia e la sua susseguente ignominiosa fine, essa cerca disperatamente fino all’ultimo di reagire all’implacabile avversario raccogliendo le sue ultime forze … ci si augura soltanto che a questa assatanata belva alla fine della cruenta lotta gli si venga definitivamente la testa mozzata al fine di rassicurarsi che mai più possa risorgere e moltiplicarsi.

    • Lucio Chiesa

      La testa della belva sta a Riad

  • http://www.af.mil/AboutUs/Biographies/Display/tabid/225/Article/104769/general-philip-m-breedlove.aspx M. P. Breedlove ☆☆☆☆

    Non vorrei mai essere l’uccellaccio del male augurio, ma non è che a scrivere che l’ISIS è sconfitto gli si va ad allungare la vita ?

    per me ISIS è morto quando TUTTI questo soggetti saranno spariti. Prima no.

    • alberto_his

      Occorre verificare se verranno terminati o, come più probabile, esfiltrati per essere impiegati in altri teatri; in fin dei conti si è speso molto per il loro addestramento e mantenimento, sarebbe un peccato sprecare risorse già rodate (pure se fallimentare in questa campagna). Con un passaporto iraqeno non ci sono poi più tante limitazioni per rientrare in USA.

  • http://www.af.mil/AboutUs/Biographies/Display/tabid/225/Article/104769/general-philip-m-breedlove.aspx M. P. Breedlove ☆☆☆☆

    cmq c’è parecchio di italiano deployato in iraq: che son sicuro La sesta Bersaglieri della Brigata meccanizzata ( “Aosta”) , 185 e 187esima reggimento para’ (fanno parte di brigata “folgore” ) , Nono reggimento d’assalto incursori parà, 4 elicoteri NH-90, 4 elicoteri A129 Mangusta e 130 servicemen della Brigata Aeromobile “Friuli” .
    poi ci sono 2 Predator 4 AMX e il tank volante KC-767 a supporto di tutta la colazione.

    HO dimenticato qualcuno ?

    • Lucio Chiesa

      Finalmente qualcosa di cui andare fieri

  • Alfredo Denzio

    Dopo la liberazione di Mosul a tutti i jihadisti va tagliata la gola senza se senza ma
    alfredo denzio

  • capatosta

    in questa sporca, sporchissima guerra non si fanno prigionieri. Mentalmente bacati, non piu’ recuperabili, allah li aspetta con tutte quelle vergini…..