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Azerbaijan, la sfida del multiculturalismo

Baku (Azerbaijan). Le luci di Baku si rincorrono nella notte. Dall’aeroporto alla città ci sono circa 30 minuti di strada da percorre. Man mano che ci si avvicina, gli edifici prendono le forme più disparate. Molto spesso gli architetti hanno giocato con le curve, come nel caso delle Flame Towers, che sono ormai diventate il simbolo di questa città che si affaccia sulla sponda occidentale del Mar Caspio. Nonostante sia ormai notte, Baku sembra ancora sveglia assieme alle mille luci che si affacciano sull’acqua. Sono molte le gru accanto agli edifici in costruzione. È una città tutta proiettata sul futuro. Una “città che sale”, verrebbe da dire. Un ponte tra l’Europa e l’Asia.

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L’Azerbaijan si trova nel cuore del Caucaso e confina sia con la Russia che con l’Iran. Una posizione geografica certamente non facile, alla quale si aggiungono le continue tensioni con l’Armenia. Ed è questa posizione geografica – crocevia di storie, religioni e culture – che ha fatto sì che il governo azerbagiano organizzasse il “Baku international humanitarian forum”. Quale sarà il futuro dell’Azerbaijan in un momento storico così difficile? Come contrastare il fenomeno di Daesh e del terrorismo islamico? Come avviare un processo di collaborazione tra Stati con fedi e culture diverse? La risposta è semplice (almeno all’apparenza): con il rispetto delle tradizioni e delle religioni altrui. Tutte le religioni, nessuna esclusa. Per questo motivo non è strano vedere nei corridoi dell’Heydar Alyiev Center, la modernissima location che ospita il forum, un pope ortodosso che si confronta con un monaco buddhista o una guida religiosa sciita che parla con un rabbino. Perché “il terrorismo non ha nulla a che fare con la religione”, come ha spiegato durante Hassen Chalghoumi, presidente della conferenza degli imam di Francia. Un’opinione che in passato è stata espressa anche da papa Francesco. Il presidente azerbagiano Ilham Aliyev, durante l’apertura dei lavori, ha affermato che “il multiculturalismo è un’espressione nuova, una nuova nozione. Ma questa realtà è sempre esistita nel nostro Paese. L’Azerbaijan in tutte le fasi della sua storia è stato la terra della pace, della cooperazione e della comprensione mutua. E noi incarniamo queste tradizioni. Organizzando questo tipo di eventi diamo il nostro contributo allo sviluppo del multiculturalismo”. Per questi motivi il 2016 è stato dichiarato l’anno del multiculturalismo in Azerbaijan.

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L’essere un Paese multi religioso e multi confessionale non è una novità per l’Azerbaijan. Lo è sempre stato. Da secoli sono infatti presenti due comunità ebraiche, una cristiana ortodossa e pure una cattolica. Senza contare che qui musulmani sciiti e sunniti convivono pacificamente. Perché, come ha detto il presidente russo Vladimir Putin nel suo messaggio per l’apertura dei lavori, “non c’è nulla di più importante della pace e dell’amicizia”.

  • Guido Cifoletti

    Non voglio mettere in dubbio le buone intenzioni degli azeri che hanno parlato con questo giornalista, ma siamo sicuri che il popolo azero sia d’accordo? In realtà gli azeri sono turchi, e una parte del loro territorio è il Nagorno-Karabakh abitato da armeni; la convivenza pacifica divenne impossibile dopo l’eccidio di Sumgait negli anni Novanta, quando in quella città scoppiò una rivolta ed andarono per le case a massacrare tutti gli armeni. Può darsi che il governo azero abbia intenzioni pacifiche, ma gli armeni possono fidarsene?

    • bonoitalianoma

      Chi ti ha salutato con il coltello in mano come lo consideri?

    • ippolito

      A me sembra una trappola alla Soros, apritevi che vi invadiamo, fateci costruire le moschee che poi vi imponiamo la sharia, accoglieteci che poi vi ammazziamo nelle vostre case, e così via.
      Orban che appartiene ad un popolo che ha combattuto i turchi per secoli lo sa bene che non ci si può fidare di loro, gli azeri nel 1990 massacrarono migliaia di armeni, non si può trattare con i musulmani, bisogna tenerli fuori dalla porta e ogni tanto sparargli addosso, tanto la loro religione primitiva li porta quasi sempre all’autodistruzione, solo un ebreo viscido e ripugnante come Soros poteva pensare di usatli per vendicarsi degli europei.
      L’inferno lo aspetta.

  • Marzio Salente

    Dio porco inculato,fatevi tutti sborrare in culo,straporca madonna sventrata dal negrazzo schifoso.

    • Francesco Campani

      Illustrissimo…
      Egregio…
      Lungimirante…
      Magnifico…

    • Francesco Campani

      Illustrissimo

    • venzan

      Semplicemente sei una porcheria umana.

      • gcf48

        io uno così lo blocco sul mio sito. se non sapete come fare ditemelo

        • venzan

          mi meraviglio che lo abbiano pubblicato.

          • gcf48

            ma ho notato che disquis non modera. allora io li blocco sul mio mio sito. vado sul nome si apre una pagina, in alto c’è segui e dei puntini, vai su i puntini ed esce blocca. lo blocchi e non lo vedi più. lui continua ma almeno non ti fai il fegato amaro. l’ho fatto per altri troll

  • Fabio Giovanzana

    Questa “visione” diventa quasi obbligata(per evitare il caos totale),in un contesto storico-culturale come quello dell’ Azerbaijan,oltretutto in forte crescita economica,ma è tutt’altra cosa,in Paesi(come l’Europa),laddove il contesto storico-culturale,sino a pochi anni fa,era assolutamente omogeneo da secoli e secoli,laddove sia la “visione” che l'”esigenza”,sono state devastanti,destabilizzanti un SISTEMA,che in una sorta di autolesionismo,la maggioranza dei votanti e dei non votanti,ha deciso di immolare alla “moda” del multiculturalismo,che tutto appiattisce,ed uniforma,in un pentolone insapore.MODA,che non è seguita ne da “stati islamici”,ne da Cina,che anzi,tengono alla loro “identità”.Quindi,ciò che in certi Paesi(se non vogliono implodere),la “necessità” diventa “virtu”,in Europa è diventata “virtù” la “NON NECESSITA'”…Non è un paradosso?

    • bonoitalianoma

      Parole sante