Roberto Vivaldelli

  • Donetsk 2014-08-07
DONETSK, UKRAINE - AUGUST 7:  An armed Russian separatist stands amid the debris of destroyed buildings after two cannon balls dropped, left 6 dead and others wounded, during the ongoing clashes between Pro-Russian separatists and Ukrainian army, in the area under control of pro-Russian separatists in Donetsk, Ukraine on August 7, 2014. (Alexander Ermochenko  - Anadolu Agency)
Photo: Alexander Ermochenko / AA / TT / kod 10611
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Ucraina, scontri a fuoco a Donetsk: vittime civili
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    “Più navi e armi per contrastare la Russia in Europa”

    “Contrastare la Russia in Europa”. Questo l’imperativo del comando regionale del Pentagono per l’Europa che, come riporta The National Interest, ha richiesto più cacciatorpedinieri e portaerei “per scoraggiare l’aggressione russa nel continente europeo”. La richiesta ufficiale proviene dal generale dell’esercito Curtis Scaparrotti, capo del Comando europeo degli Stati Uniti, ed è stata formulata lo scorso 5 marzo 2019 in un’udienza davanti alla Commissione dei servizi armati del Senato Usa. Il generale vorrebbe altri due cacciatorpedinieri al fine rafforzare la flotta formata attualmente da quattro unità e ormeggiata presso la base di Rota, in Spagna.

    Le due navi in ​​più aiuterebbero a dissuadere “una flotta in costante evoluzione e modernizzata” come quella della Federazione Russa, secondo quanto riferito da Scaparrotti. Ad oggi, la flotta degli Stati Uniti può vantare 287 grandi navi da guerra. Nel dicembre 2016 Ray Mabus, allora segretario della Marina, affermò che la flotta statunitense avrebbe bisogno di almeno355 navi per soddisfare le richieste dei comandanti regionali esigenti come Scaparrotti.

    Le navi di Rota potrebbero passare da 4 a 6

    La Naval Station di Rota ospita circa 3mila americani in un’area di 46 chilometri quadrati. 1.300 sono gli americani in servizio attivo mentre 1.700 i familiari e gli 400 sono gli impiegati civili statunitensi. Nei prossimi anni, è previsto un aumento previsto di circa 1.200 marinai e 1.600 dipendenti per via dei quattro cacciatorpedinieri che lì stazionano. Inoltre, la base ospita circa 300 pensionati militari statunitensi.

    La marina Usa è responsabile della manutenzione dell’infrastruttura della base, compreso l’aeroporto di 270 ettari, dei tre moli attivi, delle 400 strutture e di circa 375 unità abitative familiari. La base di Rota fornisce supporto alle navi statunitensi e Nato, e supporta i voli della Us Navy e della forza aerea statunitense. I quattro cacciatorpedinieri, spiega The National Interest, “conducono principalmente pattuglie di difesa missilistica, navigando nelle acque europee” con l’obiettivo, qualora necessario, di sparare dei missili intercettori nel caso in cui “l’Iran lanci un missile balistico verso gli Stati Uniti”.

    “Rafforzare l’Ucraina contro l’aggressione russa”

    Il generale americano Curtis Scaparrotti ha inoltre dichiarato di voler rafforzare le difese militari dell’Ucraina contro il “sempre più aggressivo” atteggiamento della Russia nell’est del Paese e nel Mar Nero. L’anno scorso, gli Stati Uniti hanno già venduto a Kiev i missili anticarro Javelin ma ci sono “altri sistemi e munizioni” che Washington potrebbe fornire all’Ucraina, ha ribadito Scaparrotti durante l’udienza. 

    Secondo quanto riportato all’epoca dal Washington Post , il 13 dicembre 2016, dopo una riunione a tre tra Trump, l’allora segretario di Stato Rex Tillerson e l’ex capo del Pentagono James Mattis, fu approvata una licenza commerciale “per l’esportazione della mitragliatrice ad alta precisione M107A1”. L’autorizzazione alla vendita all’Ucraina di “armi letali” era già stata sottoscritta dall’amministrazione Obama nel 2014 ma non era mai stata applicata.

    E se la Russia non fosse il vero aggressore? 

    La narrativa dell’aggressione russa non convince The American Conservative, il giornale dei conservatori americani fondato dall’ex candidato repubblicano Pat Buchanan. Dalla fine della Guerra Fredda, scrive Robert Merry, “la Nato ha assorbito 13 nazioni, alcune al confine con la Russia, altre confinanti con terre che hanno fatto parte della sfera di interessi della Russia per secoli. Ciò costituisce una politica di accerchiamento, che nessuna nazione può accettare senza protesta o respingimento”. 

    E se la Nato, spiega Merry, dovesse assorbire quelle terre di influenza tradizionale russa – in particolare Ucraina e Georgia – “ciò costituirebbe una grave minaccia per la sicurezza russa, come il presidente russo Vladimir Putin ha cercato di sottolineare ai leader occidentali per anni”. 

    Anziché armare l’Ucraina fino ai denti e accrescere l’impegno militare in Europa, gli Stati Uniti dovrebbero applicare la strategia realista dell’Offshore balancing così come illustrata dai professori John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt. Sperare di vendere ulteriori armi letali a Kiev senza che vi sia una risposta russa rappresenterebbe un grave errore di valutazione e un serio pericolo per la sicurezza.

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