Roberto Vivaldelli

  • morbillo no vax

    New York, i “party al morbillo” delle comunità ebraiche ortodosse

    I funzionari della città di New York hanno dichiarato un’emergenza sanitaria pubblica martedì dopo quasi 300 casi di morbillo accertati in città, annunciando multe fino a mille dollari a chi disobbedirà all’ordine di vaccinazione obbligatorio.

    “Questo è l’epicentro di un’epidemia di morbillo che è molto, molto preoccupante e deve essere affrontata immediatamente”, ha detto il sindaco Bill de Blasio, durante una conferenza stampa a Williamsburg, dove l’epidemia si sta diffondendo nelle comunità ebraiche ortodosse. L’ordine del sindaco di New York dice che chiunque viva, lavori o studi a Williamsburg e Brooklyn deve presentare la certificazione che è stato vaccinato o vaccinarsi immediatamente. In caso contrario, scatteranno le sanzioni. 

    Ciò che incredibilmente emerge da questa vicenda è però una pratica comune tra i “no-vax” degli Stati Uniti: i “Measles parties”, ovvero le feste del morbillo. Una vera e propria follia. 

    Cosa sono i “Maesles parties”

    Come riporta Buzzfeed, le autorità sanitarie della Grande Mela e il sindaco De Blasio hanno denunciato la “campagna di disinformazione” dei no-vax e, soprattutto, i genitori di aver organizzato alcuni “Measles parties” (detti anche Pox Party) al fine di infettare volutamente i loro bambini con il morbillo e di “immunizzarli naturalmente”, evitando così la vaccinazione. Si tratta di una pratica comune tra i no-vax degli Stati Uniti dove i bambini sono deliberatamente esposti a una malattia infettiva, in questo caso al morbillo

    Oxiris Barbot, medico e commissario per la salute di New York, ha messo in guardia i genitori da queste feste infettive e molto pericolose. “Nel passato la gente organizzava feste per esporre i propri figli alla varicella”, ha detto Barbot. “Viviamo in un mondo diverso ora, ci sono gravi conseguenze per questo tipo di azioni”. 

    “Non è festa”, ha sottolineato Paul Offit, professore di pediatria e direttore del Vaccine Education Center presso il Children’s Hospital di Philadelphia, sottolineando che, prima della diffusione del vaccino, il morbillo uccideva cinque volte più persone rispetto alla varicella. “Il morbillo ti fa star male – perché lasceresti soffrire qualcuno sapendo che potenzialmente potrebbe anche morire?” ha spiegato. 

    Attualmente l’epidemia di morbillo si è concentrata nelle comunità ebraiche ortodosse di New York, in corrispondenza con la festività ebraica del Purim (lo scorso 20 marzo). Alla base dell’epidemia non ci sarebbero tuttavia motivi religiosi ma semplicemente una forte campagna di alcuni genitori ebrei “no-vax”.

    I party al morbillo, una pratica diffusa negli Usa

    Quella delle feste al morbillo non è certo una novità che riguarda solo New York. Nel 2015, a seguito di un’epidemia, i funzionari della sanità pubblica della California misero in guardia i genitori da questi sedicenti “party”, affermando che l’esposizione intenzionale di bambini non vaccinati potrebbe metterli in serio pericolo

    “Il morbillo è una malattia grave che può avere conseguenze significative”, affermò in una nota l’epidemiologo della California, Gil Chavez, sottolineando che il 30% delle persone che furono infettate in quell’epidemia finirono in ospedale. 

    Il “contagio naturale” tra i no-vax è diffuso, seppur in maniera decisamente inferiore, anche nel nostro Paese. Come racconta La Stampa, in un articolo pubblicato nel febbraio 2018, esisteva un gruppo Facebook che aveva l’obiettivo di “permettere incontri tra bimbi al fine di immunizzare in modo naturale e a vita il proprio figlio”. Una comunità di 400 iscritti che, dopo essere stata segnalata alla polizia postale dal Garante per l’infanzia e l’adolescenza delle Marche, non è più attiva sul social network. L’articolo 368 del Codice penale, infatti, prevede l’ergastolo per chiunque cagiona un’epidemia.

  • Bouquets of flowers lie at the scene of the fatal stabbing of a man in Leyton, east London, on March 7, 2019 - The man's death follows a string of high-profile stabbings in recent days which have prompted warnings of a "national emergency" and sparked intense scrutiny of reductions in the size of the police workforce. (Photo by Niklas HALLE'N / AFP)

    Gli accoltellamenti che spaventano Londra

    È successo a Edmonton, quartiere periferico a nord di Londra, dove cinque persone sono state pugnalate nel giro di quattro giorni. Come spiega il Corriere della Sera, due sono state dimesse mentre tre versano in gravi condizioni. 

    Dietro questi episodi potrebbe esserci un aggressore seriale. La prima vittima ad essere rimasta esanime sull’asfalto è stata una donna di 45 anni, pugnalata sabato poco dopo le 19 ad Aberdeen Road; quattro ore dopo è toccato a un 52enne, vicino Park Avenue; domenica all’alba è stata la volta di un ragazzo di 23 anni, ferito alla metropolitana di Seven Sisters; alle 9 di mattina la quarta vittima, un 29enne assalito col coltello su Brettenham Road. 

    Aggressioni a Edmonton: c’è un sospettato

    Come riporta la Bbc, l’aggressore potrebbe essere Jason Kakaire, 29 anni, che si è presentato dinanzi al tribunale di Highbury Corner nelle scorse ore. Potrebbe essere lui il nuovo “Jack Lo Squartatore” di cui parlano in queste ore i media inglesi. 

    Episodi che hanno letteralmente seminato il panico nel quartiere periferico londinese. Come riporta il Corriere, la polizia aveva raccomandato la massima cautela ai residenti. “Non stiamo consigliando alle persone di barricarsi in casa – spiega Helen Millichap, comandante del distretto, provando a placare la psicosi – tuttavia, fino a quando le indagini non saranno chiuse, devo chiedere alla gente di tenere gli occhi aperti e segnalarci qualsiasi cosa sospetta: il messaggio è che la polizia c’è, è qui con i cittadini”.

    La piaga delle armi da taglio nel Regno Unito 

    Il caso è solo l’ultimo di una serie di violenze e accoltellamenti fuori controllo in tutta Londra. Come raccontato da Alasdair Lane su Gli Occhi della Guerra, nel 2018 a Londra sono avvenuti 134 omicidi, il più alto numero da un decennio a questa parte. Per la prima volta nella storia, Londra ha superato le turbolente strade di New York in quanto a numero di morti. Sembra che a guidare la violenza sia stata una combinazione letale di possesso di coltelli e cultura giovanile: almeno la metà delle uccisioni ha visto coinvolta un’arma da taglio e un terzo delle vittime aveva meno di 24 anni. 

    Un problema che va ben oltre la capitale. Con 285 casi da gennaio a marzo 2018, gli accoltellamenti fatali in Inghilterra e Galles hanno raggiunto il più alto livello mai registrato. Nel febbraio 2019 Birmingham, la seconda città più grande del Paese, ha visto morire tre adolescenti in soli dodici giorni per colpa di crimini legati alle armi da taglio.

    L’aumento dei crimini per via di coltelli e pugnali, sottolinea Lane sulle colonne di questo giornale, esercita un’enorme pressione sul servizio sanitario. Secondo recenti statistiche, sono stati registrati quasi 5.000 ricoveri ospedalieri per ferite da arma da taglio, che hanno provocato un frenetico consumo di risorse sanitarie. 

    Londra, capitale violenta

    L’orrore degli accoltellamenti a Londra sembra non finire, tant’è che anche il 2019 parte malissimo. Come racconta il Sun, la capitale è stata segnata da attacchi fatali sin dall’inizio dell’anno: “una piaga che non mostra una fine”, spiega il tablod inglese. Al 3 di aprile sono 20 le vittime di accoltellamenti accertate soltanto a Londra: due persone sono state pugnalate in due diversi attacchi nelle prime ore del 2019: Carlotte Huggins, 33 anni, e un buttafuori rumeno, Tudor Simionov, anch’egli 33enne. 

    Jaden Moodie, 14 anni, Nedim Bilgin, 17 anni e Lajean Richards, 19 anni, sono morti – giovanissimi – per la stessa ragione. Una spaventosa scia di sangue che è diventata una vera e propria “emergenza nazionale”. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha chiesto al governo di “rivedere i tagli” e assicurare alla capitale i “finanziamenti di cui abbiamo bisogno per assicurarci che ci sia abbastanza polizia in tutta Londra“. 

    Le statistiche parlano chiaro: il fenomeno delle morti per armi bianche nel Regno Unito rappresenta un male insito nella cultura giovanile. Un cancro difficile da curare. 

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