Attacco chimico ad Aleppo

Un attacco chimico ad Aleppo
Perché in pochi ne parlano?

Sono immagini che abbiamo imparato a conoscere in questi sette anni di guerra in Siria. Uomini, donne e bambini attaccati alle maschere di ossigeno, con gli occhi lucidi mentre faticano a respirare. Sono le immagini dell’ennesimo attacco chimico nel Paese mediorientale. Un attacco chimico che, questa volta, è passato in sordina. Forse perché a compierlo non sarebbero stati i governativi, ma i ribelli asserragliati nella provincia di Idlib.

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Il presunto attacco chimico ad Aleppo

Tutto inizia la notte del 24 novembre scorso, quando Sana, l’agenzia ufficiale di Damasco, annuncia che i gruppi ribelli avrebbero usato dei gas tossici contro la seconda città siriana, parlando di centinaia di casi di asfissia, provocati “dall’uso di gas cloro”, fra i civili.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani fornisce ulteriori dettagli parlando di “32 casi di asfissia” compresi sei bambini e 13 donne. L’Osservatorio non identifica i responsabili dell’attacco, ma conferma l'”odore di cloro“. Secondo l’Ong, sarebbero 94 le persone che hanno fatto ricorso a cure mediche; 31, invece, quelle che si trovano ancora in gravi condizioni. I dettagli forniti dall’Osservatorio, una fonte legata all’opposizione, non lascerebbero dunque dubbi. L’attacco chimico ad Aleppo ci sarebbe quindi stato. 

In risposta all’aggressione, i caccia russi avrebbero bombardato la periferia della città, nella zona demilitarizzata negoziata tra Russia e Turchia nel nord-ovest della Siria.

Ma non solo. Il governo siriano ha anche inviato una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e al Consiglio di Sicurezza per chiedere una condanna dell'”attacco con gas tossico”. Un invito che, però, è rimasto lettera morta. 

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Gli attacchi chimici in Siria

Sono più di cento gli attacchi chimici che dal 2014 ad oggi hanno colpito la Siria. Ma questo, seppur passato in sordina, assume un significato molto importante. Su Twitter Joseph Bahout, del Carnegie Endowment for International peace, ha scritto: “È da notare che pochi giorni fa il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva parlato di un possibile attacco chimico in preparazione da parte dei ribelli. Chiunque sia stato, questo è il chiodo nella bara dell’accordo di Sochi su Idlib”.

L’accordo, bene o male, aveva certificato un momento di pace nel nord del Paese. Ora tutto rischia di saltare. Il fatto che i caccia russi abbiano iniziato a martellare le postazioni ribelli a Idlib certifica la fine dello stallo. E, molto probabilmente, la ripresa del conflitto nella provincia.