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Assange, Facebook rimuove la pagina dell’ex presidente Correa

Sarà forse una banalissima coincidenza, chissà, ma parrebbe proprio che Facebook abbia rimosso la Pagina ufficiale dell’ex Presidente dell’Ecuador Rafael Correa nella giornata di ieri, nelle stesse ore in cui il fondatore di WikiLeaks Julian Assange veniva arrestato a Londra. Una community seguita da circa un milione e mezzo di persone che ora risulta essere non rintracciabile

La notizia è stata confermata dal quotidiano El Comercio, secondo il quale  la pagina è stata offuscata perché non stava rispettando le politiche di sicurezza della piattaforma . “Proteggere la privacy e la sicurezza delle persone è fondamentale per Facebook, abbiamo politiche chiare che non consentono la divulgazione di informazioni personali come numeri di telefono, indirizzi, dati di conti bancari, carte o qualsiasi dato che potrebbe compromettere l’integrità fisica o finanziaria delle persone nella nostra comunità”, ha spiegato un portavoce di Facebook al noto quotidiano di Quito. 

La pagina, che aveva più di 1,5 milioni di follower , è stato chiusa per una presunta “violazione delle politiche sulla privacy che vietano la pubblicazione di contenuti e dati che facilitano il furto di identità”. Ciò che sorprende è che il tutto sia avvenuto proprio l’11 aprile, nello stesso giorno in cui Julian Assange è stato arrestato. 

Correa: “Lenin Moreno è un corrotto”

Lo stesso ex presidente dell’Ecuador ha confermato l’accaduto su twitter, accusando Lenin Moreno di essere un corrotto :”Hanno bloccato la mia pagina di Facebook, 1,5 milioni di follower. Un altro passo della brutale persecuzione, e un altro show disperato di Lenin Moreno nella vicenda dei documenti Ina, da cui il Presidente non sarà in grado di fuggire. Annuncerò presto una nuova pagina. Non credete nei “falsi”, ha scritto Correa.

Lo scorso 25 marzo sono stati pubblicati gli Ina Papers: dalla documentazione emergerebbe che il Presidente Lenin Moreno abbia riciclato denaro sporco in diversi conti offshore e in una società a Panama, inclusa la Ina Investment Corp, di cui il fratello di Moreno è proprietario. Il governo ecuadoriano ha accusato WikiLeaks di aver diffuso il materiale, anche se l’organizzazione di Assange ha negato. Il 2 aprile, infatti, Moreno ha accusato Assange di aver ripetutamente violato le condizioni del suo asilo e, implicitamente, di essere coinvolto nella sottrazione e diffusione sui social media di diverse sue foto private e personali, dove sono ritratti membri della sua famiglia e stanze della sua casa.

Sempre il 25 marzo WikiLeaks ha twittato: “L’inchiesta sulla corruzione si è aperta contro il presidente ecuadoriano Moreno, dopo che erano stati pubblicati i contenuti trapelati del suo iPhone (Whatsapp, Telegram) e Gmail. Il New York Times ha riferito che Moreno ha cercato di vendere Assange negli Stati Uniti per alleviare il debito”. 

Lo scontro fra Lenin Moreno e Rafael Correa

Dietro la revoca dell’asilo di Julian Assange c’è la guerra fra l’attuale Presidente Moreno e Rafael Correa, iniziata nel maggio 2017. Una volta giunto alla presidenza, infatti,  Lenin Moreno ha iniziato a sconfessare l’operato del suo predecessore spaccando il partito socialista Alianza Pais. “Il più grande traditore della storia dell’Ecuador e dell’America Latina, Lenin Moreno, ha permesso alla polizia britannica di entrare nella nostra ambasciata a Londra per arrestare Assange. Moreno è un uomo corrotto, ma quello che ha fatto è un crimine che l’umanità non dimenticherà mai” ha affermato Correa, commentando l’arresto di Assange. 

In Ecuador, Lenin Moreno è accusato dalle opposizioni di essersi venduto agli interessi statunitensi nel Paese. All’indomani della sua elezione (24 maggio 2017), l’allora direttore della Cia Mike Pompeo, oggi Segretario di Stato, accusò Wikileaks di essere un “servizio di intelligence ostile”. Una settimana dopo, l’allora procuratore generale Jeff Sessions annunciò che arrestare Julian Assange era una “priorità”. Secondo quanto riferito dal New York Times, il Dipartimento di Giustizia stava lavorando a un memorandum che conteneva possibili accuse contro Wikileaks e Assange. Il 20 ottobre 2017, Mike Pompeo paragonava Wikileaks ad al-Qaida e allo Stato Islamico (Isis).

Gli Usa, consci della difficile situazione economica dell’Ecuador, soprattutto dopo la visita nel Paese dei funzionari del Fondo Monetario Internazionale, nell’estate 2018 fecero ulteriori pressioni sul governo di Lenin Moreno per arrivare all’arresto di Assange. Poco dopo la visita del Fondo Monetario Internazionale a Quito, arrivò nel Paese con una visita ufficiale il Vicepresidente Usa Mike Pence che discusse del futuro di Assange con il Presidente Moreno. Fino all’arresto di ieri.