Catalogna

Anche i sindacati baschi vogliono la secessione

La vera paura del governo di Mariano Rajoy per il referendum catalano non è tanto per l’esito della votazione, quanto per la possibilità che altri regionalismi pretendano di andare al voto. Per mesi, il lehendakari dei Paesi Baschi, Iñigo Urkullu, aveva garantito al governo centrale di Madrid che da parte basca non ci sarebbe stato alcuno strappo unilaterale. Dalle parti di Vitoria-Gasteiz, Urkullu ha sempre detto che il processo di autonomia dei Paesi Baschi avrebbe dovuto costruirsi per via bilaterale, lasciando nel tempo che da Madrid concedessero sempre più poteri fino a che sarebbe stato ineluttabile il destino della separazione. In molti, soprattutto tra la sinistra albertzale, in altre parole la sinistra nazionalista, hanno accusato il PNV, cioè il partito di governo, di essersi in pratica garantiti il potere vendendo la lotta per l’indipendenza. Tuttavia, il processo di disarmo dell’ETA, parallelo alla pacificazione anche culturale con il resto della Spagna, hanno di fatto lasciato spazio a una sorta di oblio del tema basco, rendendolo di fatto una questione più di autonomismo che di secessionismo.

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La proposta della Catalogna di tornare al voto per l’indipendenza ha tuttavia qualcosa nel panorama politico basco. Dopo anni di sostanziale calma, c’è qualcuno che sta iniziando di nuovo a ritenere credibile la via del secessionismo, e in particolare non il partito, quanto i movimenti sindacali. Il principale sindacato basco, ELA-STV insieme al partito indipendentista Bildu, ha costituito una piattaforma comune per chiedere al governo basco di lasciar perdere la via dell’accordo con Madrid e di intraprendere la stessa azione posta in essere da Barcellona. Adolfo Muñoz e Garbiñe Aramburu, leader del sindacato basco, hanno chiesto ufficialmente a Urkullu di abbandonare la via del dialogo e di indire una proposta referendaria o un atto unilaterale di secessione. Per la sinistra radicale basca non può esserci dialogo con Madrid a meno che questo non significhi cedere riguardo l’indipendenza.

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Il ritorno di fiamma del secessionismo basco da parte di un sindacato che, soltanto nei Paesi Baschi, conta più di centomila iscritti, ha posto in allerta tutti i partiti politici della regione ed anche il governo centrale. Secondo il PNV, che da anni attua accordi con il Partido Popular e che per questo è accusato di aver venduto l’indipendentismo basco in cambio di soldi e poteri, il richiamo alla via unilaterale può scatenare di nuovo il radicalismo separatista che si riteneva aver abbandonato. Un indipendentismo che non è solo nazionalismo, ma anche una proposta di cambiamento socioeconomico. Perché quello che vuole il sindacato ELA non è soltanto indipendentismo, ma anche e soprattutto un cambiamento del sistema socio-economico che abbandoni il neoliberismo di cui si accusa il governo di Urkullu. Per fare questo, il sindacato ha promosso anche attività di protesta come scioperi e manifestazioni.

Il governo basco ha rifiutato ogni tipo di proposta di rottura unilaterale con Madrid. Urkullu, in un’intervista rilasciata a El Pais, si è detto profondamente preoccupato da questo annuncio del sindacato di Bildu, soprattutto per il rischio di creare una forte spaccatura nel popolo basco e rinfocolare tensioni che si voleva lasciare alla storia. Inoltre, il rischio per Urkullu è che queste tensioni possano portare a un rallentamento nel processo di attuazione del cosiddetto Estatuto de Gernika, che si voleva iniziare nel 2018. Oltre al Partido Popular, chiaramente ostile a questo tipo di piano secessionista, anche il Partito Socialista e Podemos si sono detti contrari a questo tipo di scelta, soprattutto per la poca possibilità di attecchire sull’opinione pubblica se non creando ostilità e divisioni interne.

Per Madrid, il problema fondamentale è quello di evitare il più possibile che il referendum in Catalogna possa comportare ulteriori problemi di questo genere. L’annuncio di Puigdemont di voler indire un referendum incostituzionale in autunno ha sollevato l’ira del governo di Rajoy, preoccupato dalla possibilità del cosiddetto “effetto domino”. I Paesi Baschi, in questo senso, hanno per anni rappresentato un modello di stabilità e i governi di centrodestra hanno sempre risposto con concessioni sia economiche sia politiche. Tuttavia, il rischio di un ritorno al fenomeno secessionista, provocato dai continui annunci di Barcellona, potrebbe rimettere in gioco una serie di questioni che si credevano risolte.

  • carlo

    questa eccessiva mania di separazione e indipendenza rispetto al mondo attuale che pervade specialmente l’Europa, secondo me rischia di generare a lungo termine dei problemi ancora più grandi di quelli che ci troviamo ad dover affrontare attualmente …
    è solo una certa unità di intenti e solidarietà tra europei che possono salvare questo continente dall’auto annullamento e dalle mire egemoniche mai sopite e nascoste di certe aggressive forze esterne, le quali attualmente stanno premendo e cercando di disunire ciò che tanto faticosamente si è costruito fin’ora … un’Europa troppo disunita e parcellizzata in tanti piccoli stati non ci renderebbe che molto più deboli e fragili come continente, il che non sarebbe che una manna e una benedizione per certi paesi ed entità statuali palesemente aggressivi da cui siamo appunto circondati … del resto, non si dice, uniti si vince !? grandi e nuove potenze si stanno affacciando nel resto del mondo, sia in senso politico, che militare e ancora di più economico … non rendiamoci troppo vulnerabili ! uniti nella diversità, questo dovrebbe essere il motto e l’auspicio più in voga del prossimo futuro …

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      L’Unione Europea con stessa (e cioè una sola) legge diventa, anche sul piano agricolo, la realtà umana più ricca del pianeta. Realtà che con stipendio minimo e massimo, e lotta dura all’evasione fiscale, può diventare ancora più ricca.

      • carlo

        infatti in epoca, ad esempio preunitaria italiana, era tutto un andirivieni e un libero impunito scorrazzare di potenze straniere che di volta in volta calavano giù dalle Alpi con il preciso scopo di dominare e spartirsi i nostri beni più preziosi … tutto era solo una questione di rapporti di forza … disuniti si è solo deboli …