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Quando la burocrazia discrimina

“Le richieste dei visti delle famiglie cristiane per scappare dallo Stato islamico vengono appositamente rallentate da parte di funzionari e burocrati di Amman” è la denuncia dei rifugiati cristiani scappati ai tagliagole dell’Isis.

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È questo l’allarme che lancia Andreas Thonhauser, responsabile comunicazione di ADF International, un’ONG che si occupa di denunciare e sensibilizzare le organizzazioni internazionali sul genocidio che sta avvenendo contro i Cristiani, Yazidi e altre minoranze religiose in Medio Oriente e nel resto del mondo.

“Molti testimoni, che per ragioni di sicurezza non hanno voluto essere citati, ci hanno segnalato come in molti campi profughi, ambasciate e organizzazioni internazionali, i passaporti dei rifugiati cristiani vengano scartati e rimessi nelle infinite pile dei documenti dei richiedenti asilo,” dichiara Thonhauser per Gli Occhi della Guerra.

Tutto ciò avviene ad Amman, capitale della Giordania, dove molti Cristiani iracheni si sono rifugiati per scappare al califfato. “Ti crocifiggeremo come il tuo cane Gesù Cristo,” è stata la frase che Jakub (nome di invenzione per proteggere la testimone) si è sentita dire prima di essere torturata per ore davanti ai suoi bambini nella città di Qaraqosh, vicino a Mosul.

La famiglia di Jakub, come molte altre, ha così deciso di scappare dal Nord dell’Iraq e di andare ad Amman, capitale del Regno di Giordania, stato riconosciuto per la sua tolleranza nei confronti di religioni diverse rispetto a quella islamica.

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“Morte ai Cristiani” , ecco la scritta comparsa sui muri di Amman

 

Nella capitale giordana però i cristiani non sono stati accolti come rifugiati ma come semplici visitatori. Ciò significa che i cristiani devono sopravvivere a proprie spese, senza nessun sussidio o aiuto e in una situazione di totale precarietà. Per questa ragione sono determinati a uscire dalla Giordania e andare principalmente in Canada o in Australia per rifarsi una nuova vita.

Nonostante l’appello dei patriarchi cristiani a tornare nelle proprie città una volta sconfitto l’Isis, molti non si fidano. Alcuni raccontano agli osservatori ADF, presenti ad Amman per raccogliere testimonianze, di aver visto i loro vicini festeggiare l’arrivo delle bandiere nere elargendo cibarie, e altri beni di prima necessità.

È questo il problema che la comunità internazionale dovrà affrontare una volta liberato il Nord dell’Iraq dal califfato: evitare la de-cristianizzazione di quelle terre con una profonda storia e tradizione cristiana agevolando e tutelando il ritorno dei profughi cristiani nelle loro case.

Questo articolo è apparso su The European Post

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  • venzan

    E in Europa si devono accogliere solo i NON musulmani, questo è importante.

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      Ci sono anche musulmani con cittadinanza europea, come ci sono russi musulmani che in Russia stanno per conquistare il potere.