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Amazon stringe accordi milionari
con il Dipartimento della Difesa

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sta per siglare un accordo multi-milionario con Amazon, il celebre colosso del commercio elettronico fondato da Jeff Bezos, acerrimo nemico di Trump. È quanto contenuto nel National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2018 attualmente in discussione presso il Congresso Usa e riportato da Mintpress News. Se la legge che definisce il budget del Pentagono verrà approvata, infatti, Amazon diventerà, di fatto, il fornitore principale del Dipartimento della Difesa e potrebbe incassare 53 miliardi di dollari. L’accordo, contenuto nella sezione della legge intitolata “Procurement Through Commercial E-Commerce Portals” prevede la fornitura, tramite bando di gara, di tutta una serie di beni (software, forniture per uffici) da portali “e-commerce”, di cui Amazon è il leader.

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Un regalo ad Amazon

Anche se i deputati – tra cui il repubblicano Mac Thornberry, promotore della legge – hanno dichiarato che tra questi portali ci sarà una sana “competizione”, i vantaggi che ne trarrà Amazon sono evidenti. Secondo la Coalition for Government Procurement (CGP), solo due società statunitensi hanno le carte in regole per partecipare al bando di gara promosso dal Dipartimento della Difesa, dati i parametri indicati nell’attuale disegno di legge – che potrebbe determinare “il monopolio” in questo ambito di Amazon, che rappresenta già il 43% di tutte le vendite al dettaglio online negli Stati Uniti. Si tratta dunque di un bando di gara cucito su misura per la società di Seattle, frutto di un’intensa attività di lobbying – regolata ma perfettamente legale negli Stati Uniti. 

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L’attività di lobbying di Jezz Befos

Il disegno di legge che rischia di favorire Amazon non sorprende, visti i milioni di dollari che la società di Bezos ha versato al deputato Thornberry e ad altri membri del Congresso negli ultimi anni. Secondo Open Secrets, organizzazione no-proft con sede a Washington che monitora l’operato delle lobby negli Stati Uniti, nel solo 2017 Amazon ha investito 9,66 milioni di dollari destinati all’attività di lobbying al fine di influenzare così il processo decisionale del Congresso. Con una cifra simile, rischia di superare multinazionali come Dow Chemical ed ExxonMobil. Secondo quanto affermato da una delle società di lobbying assunte da Amazon quest’anno – la TwinLogic Strategies – il colosso ha esplicitamente esercitato pressioni sul Congresso nel secondo e terzo trimestre dell’anno fiscale 2017.

Gli accordi con la CIA

L’Agenzia d’intelligence Usa si affida all’azienda di Jeff Bezos per la realizzazione di un private cloud nelle sue sedi; secondo l’accordo stipulato nel 2013, infatti, Amazon fornisce all’agenzia la tecnologia per costruire un’apposita nuvola informatica dove conservare quantità di dati mai immaginate prima. A gennaio, Amazon ha vinto un altro contratto con le comunità degli Stati Uniti –  consorzio di oltre 90.000 governi locali – in cui è diventato il principale fornitore di prodotti COTS (hardware e software). A marzo, altre agenzie federali, come il Department of Homeland Security, hanno ampliato i loro rapporti con Amazon per 450 milioni di dollari l’anno.

Quell’amicizia con James Mattis

Se i rapporti tra il presidente Donald Trump e Jeff Bezos non sono certo idilliaci, il Ceo di Amazon gode della stima del Segretario alla Difesa James Mattis tanto che, nel 2016, è entrato a far parte di un comitato consultivo del Pentagono. Nell’agosto di quest’anno, inoltre, Bezos ha ricevuto in una visita ufficiale Mattis presso la sede di Amazon a Seattle.

Bezos, che durante campagna presidenziale del 2016 ha sostenuto il candidato democratico Hillary Clinton, gioca un ruolo fondamentale anche nel campo dell’informazione: è editore e proprietario, attraverso la Nash Holdings LLC, del Washington Post, il quotidiano più diffuso negli Stati Uniti, nonché una delle testate giornalistiche più critiche nei confronti del presidente Trump. Recentemente, l’amministratore delegato di Amazon ha scavalcato Bill Gates nella classifica dei miliardari di Forbes: è lui il più ricco con una fortuna di 92,3 miliardi di dollari, ovvero quasi due miliardi di dollari in più dei 90,8 dell’ad di Microsoft. E oltre al denaro, Jeff Bezos sembra aver accumulato negli ultimi anni un potere dal valore inestimabile.  

  • Idleproc

    Avranno una politica estera sempre più imprevedibile legata agli interessi finanziari a breve dei gruppi lobbistici di riferimento, locali e sovranazionali.
    Sarà anche sempre più contraddittoria, uno fa un cosa e l’altro fa l’opposto o melina.
    Il popolo USA ha perso il controllo politico della sua baracca, questo già da un pezzo ma hanno raggiunto e superato qualsiasi limite.
    A cascata, dato che fanno scuola e che sono la fase più “avanzata” dell’attuale capitalismo, ce lo cuccheremo tutti come già fatto in precedenza.
    L’allevamento di zombie continuerà a pieno regime visto che sono più facili da gestire con la propaganda.

    • Giorgio Pizzol

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  • Marco Giudici

    la nuova Lockheed, forse ancora meno neutra di Google, che prevede di de-rankare fonti che non hanno una visione del mondo “amica” e di Facebook, dove oramai i doppi standard sono moneta corrente. Alla lunga lobotomizzeranno l’umanità oppure internet si spaccherà in tante internet nazionali o di blocchi di nazioni.

  • bruno

    amazon negli usa le tasse le paga?

    • John

      Neanche in Europa..!!