Algerian teachers and sutdents protest in central Algiers on March 13, 2019 against President Abdelaziz Bouteflika's bid to prolong his two-decade rule. - A thousand teachers started the protest in the morning before being joined by students, a teacher at the site told AFP. (Photo by RYAD KRAMDI / AFP)

Algeria, Bouteflika potrebbe dimettersi ad aprile

In Algeria inizia a diffondersi un’indiscrezione che avrebbe ancora più del clamoroso: mentre il paese si prepara ad un nuovo venerdì di protesta, si fa strada l’idea della fine dell’era Bouteflika già entro il prossimo mese di aprile. Non si tratterebbe di vere e proprie dimissioni, bensì della fine naturale del suo mandato: con l’elezione, la quarta consecutiva, proclamata nel 2014 l’uomo forte d’Algeria si guadagna un mandato che scade il 28 aprile 2019. 

C’è chi, anche nel suo stesso entourage, inizia a vedere in un semplice mancato rinnovo (né rielezione e né proroga) del mandato la via per uscire più dignitosamente e senza altri traumi dall’empasse. 

Un presidente ad interim per l’Algeria?

Del resto ci si muove in un terreno molto delicato. Le proteste iniziate a febbraio a seguito dell’annuncio della candidatura di Bouteflika alle consultazioni originariamente previste il prossimo 18 aprile, hanno un carattere prettamente pacifico. Ma al tempo stesso, riescono a smuovere ogni giorno migliaia di persone e soprattutto sono in grado di fare breccia anche in una parte dell’élite algerina che non vede di buon occhio la prosecuzione dell’era Bouteflika. Lo scontro, interno al potere algerino e con la piazza, è quindi sempre dietro l’angolo. Il presidente, o chi per lui, prova in queste settimane a lanciare segnali di apertura per provare a calmare gli animi. Ma non basta: i manifestanti vogliono la fine del ventennio di Bouteflika, al potere dal 1999. 

Altre eventuali prove di forza sono impossibili da pensare per gli uomini del presidente. Al contrario, c’è da valutare anche l’aspetto prettamente istituzionale e formale: la candidatura con la promessa di dimissioni entro un anno, lanciata ad inizio marzo, così come il successivo ritiro della candidatura ma con una proroga del mandato in attesa di nuove elezioni, non solo non accontentano la piazza ma creano problemi di incostituzionalità. La proroga è prevista solo in casi eccezionali, tra cui la dichiarazione dello stato di guerra. Forse quindi, la via d’uscita è proprio quella segnata dallo stesso testo costituzionale del paese: la fine naturale del mandato. In questo modo si potrebbe assegnare l’interim al presidente del parlamento e considerare il rinvio delle elezioni come una mera questione tecnica: il paese vivrebbe quindi un processo di transizione senza alterare od infrangere le leggi costituzionali. E questo forse sì che, nei fatti, potrebbe definitivamente placare la folla.

Anche la maggioranza si sfalda

C’è anche da considerare un altro aspetto importante, ossia la stessa tenuta dei partiti che supportano il presidente e che avrebbero supportato la sua corsa al quinto mandato. Nessuno, a partire dal “suo” Fronte di Liberazione Nazionale, sta facendo quadrato attorno a lui. Questo sia perchè gli stessi deputati della maggioranza ci tengono ad evitare di finire nel mirino dei manifestanti, sia perchè già da mesi il fronte pro Bouteflika appare sfaldato. Lo stesso esercito sembra pronto ad appoggiare una fase di transizione senza più la presenza dell’attuale presidente nella scena politica. Nelle scorse ore, a defilarsi è anche il Raggruppamento Nazionale Democratico, ossa il partito dell’ex primo ministro Ahmed Ouyahia. Come si legge su AgenziaNova, almeno duemila iscritti al partito rassegnano le dimissioni ed aderiscono al movimento popolare. 

Dunque lo scenario di una fine “naturale” del mandato di Bouteflika si fa sempre più prossimo. Ed in tal senso occorre considerare un altro aspetto: l’arrivo di un eventuale nuovo presidente ad interim, potrebbe anche far proseguire l’attività dell’attuale esecutivo. Quest’ultimo infatti ha avuto l’incarico da Bouteflika nel pieno delle sue funzioni politiche, la fine del suo mandato non pregiudica il cammino del governo. L’Algeria quindi, che continua anche ad avere un parlamento ancora in funzione ed operativo, potrebbe vivere un cambio della guardia nel palazzo presidenziale quanto più normale possibile. Una via auspicata anche all’estero, dagli Usa alla Russia, passando per l’Europa ed i vicini nordafricani. Tutto questo, ovviamente, al netto delle tensioni ancora in atto in seno alla società civile ed all’opinione pubblica.