Members of al-Qaeda with covered face from different nationalities, they are in an area called the Air Force Intelligence in Aleppo fighting with al-Assad's army elements in the front  line. (Photo by Ibrahim Khader / Pacific Press) Lapresse Only italyMembri di al-Qaeda con il volto coperto ad Aleppo in Siria

Al Qaeda occuperà il vuoto lasciato dall’Isis?

Lo Stato islamico è caduto. Sconfitto militarmente in Siria e in Iraq, i suoi combattenti sono stati costretti a ripiegare, nascondendosi nel deserto e riorganizzandosi in cellule dormienti.

Nonostante il crollo del califfato territoriale, l’ideologia dell’Isis continua a essere forte tra i seguaci dell’organizzazione. Lo Stato islamico non è l’unico gruppo che si ispira al salafismo jihadista, e proprio dalla complessa galassia jihadista potrebbe riemergere Al Qaeda, quale successore dell’Isis.

Con radici locali ben consolidate in Siria e Iraq, Al Qaeda potrebbe sfruttare il vacuum lasciato dall’Isis per volgere la situazione a suo vantaggio, appropriandosi dei territori abbandonati dallo Stato islamico al confine tra i due Paesi.

Benché negli ultimi anni abbiano rivendicato ciascuno la propria diversità rispetto all’altro, le due organizzazioni terroristiche condividono la stessa matrice ideologica di fondo. È stato proprio Al Qaeda in Iraq a dare i natali a quello che sarebbe successivamente diventato lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante.

La rinascita di Al Qaeda

E qui sorge il problema. Come ha dichiarato il colonnello Moussa Hamad Al-Karbouly – ex ufficiale di polizia e capo della Aaly Al-Furat Brigade, parte delle Forze di Mobilitazione popolare -, “l’Isis ha utilizzato la religione per scopi militari, mentre Al Qaeda ha usato gli strumenti militari per fini religiosi”.

L’ideologia comune, unita alla differenza strategica rispetto allo Stato islamico, rende Al Qaeda una scelta estremamente appetibile per gli ex militanti dell’Isis, ormai disillusi dal progetto del califfato.

Proprio il territorio abbandonato dall’organizzazione di Al Baghdadi, al confine tra Siria e Iraq, potrebbe essere il luogo della rinascita di Al Qaeda. Sfruttando il malcontento della popolazione locale nei confronti delle forze curde – considerate alla stregua di invasori del territorio arabo – il risentimento per il sogno tramontato dell’Isis e l’opposizione al governo siriano, il gruppo jihadista avrebbe gioco facile nel reclutare nuovi seguaci, ponendo nuove basi per la conquista del territorio.

Emblematico a questo proposito è il recente attacco che ha colpito le postazioni del governo siriano nel governatorato di Deir Ezzor. Un attentato terroristico a tutti gli effetti, rivendicato, per la prima volta da almeno cinque anni, proprio da Al Qaeda.

Al Qaeda in Siria

In Siria, mentre l’attenzione internazionale era focalizzata sullo Stato islamico, il ramo siriano di Al Qaeda è riuscito a consolidare la propria presenza nelle aree nord-occidentali del Paese, lavorando per porsi a capo della lotta contro il governo siriano del presidente Bashar al Assad.

Il timore che Al Qaeda possa acquisire un potere sempre maggiore all’interno del territorio siriano è stato espresso anche da Alex Younger, capo dell’MI6 britannico – l’agenzia di spionaggio per l’estero del Regno Unito -.

Lo scorso febbraio, a margine della conferenza sulla sicurezza di Monaco, Younger ha attirato l’attenzione internazionale sulla concreta possibilità che Al Qaeda possa rinascere nelle aree siriane ancora fuori dal controllo del governo. Organizzazioni come Al Qaeda “sfruttano i fallimenti politici; sfruttano le aree senza governo per organizzarsi e crescere”. In particolare, sarebbe il governatorato di Idlib a essersi radicalizzato in maniera pervasiva.

Al Qaeda in Iraq

Se Al Qaeda è realtà consolidata in Siria, essa rimane presente anche all’interno del territorio iracheno. Proprio in Iraq, Al-Karbouly ha identificato alcuni ex membri iracheni dell’Isis, che non avrebbero preso parte alle ultime battaglie dell’organizzazione terroristica, nel desiderio di accreditarsi presso Al Qaeda e quindi entrarne a far parte.

“Sappiamo che Al Qaeda sta di nuovo operando nel territorio”, ha avvertito Al-Karbouly riferendosi, in particolare, ad alcuni leader locali, quali Tariq Khalif Assi Al-Karbouly e Adnan Sharif.

Durante le ultime battaglie contro lo Stato islamico in Siria, molti combattenti avrebbero abbandonato le famiglie – ora detenute nel campo curdo di Al-Hawl – e si sarebbero nascosti nelle aree desertiche irachene, ottenendo, in questo modo, maggiore libertà di movimento.

Recentemente, alcuni avvenimenti – quali l’avvio di una campagna di reclutamento tra i militanti dello Stato islamico da parte di Al Qaeda o l’accoglienza dei militanti in fuga da Deir Ezzor nel governatorato di Idlib – erano stati interpretati dagli esperti come il segnale di un avvicinamento tra le due organizzazioni.

Sebbene questa rappresenti una possibilità verosimile, non è da sottovalutare anche l’ipotesi che Al Qaeda voglia catalizzare verso il suo gruppo gli ex soldati dell’Isis per rafforzarsi e sostituirsi allo Stato islamico sia in Siria sia in Iraq.