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Adesso Trump ci ripensa:
“Pronto a mediare per il Qatar”

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ci ha abituato a molteplici sorprese nei suoi primi mesi di governo. Di certo, una di questa è stata l’attacco frontale al Qatar, storico alleato Usa nel Golfo Persico, quando i sauditi accusarono l’emirato di Doha di finanziare il terrorismo islamico creando instabilità in tutto il Medio Oriente. Le parole di The Donald, in occasione della sfida dell’Arabia al Qatar, furono estremamente dure. In particolare, si ricorda un suo eloquente tweet a poche ora dall’annuncio del blocco da parte saudita, in cu il presidente degli Stati Uniti affermava quanto segue: “È bello vedere che la visita in Arabia Saudita e l’incontro con i 50 Stati sta pagando. Hanno detto che avrebbero assunto la linea dura sui finanziamenti al terrorismo, puntando al Qatar. Forse questo sarà l’inizio della fine dell’orrore del terrorismo”. Queste le parole di condanna senza precedenti con cui il presidente degli Stati Uniti incoronava l’Arabia Saudita quale alleato leader del Golfo Perisco e abbandonava tragicamente Doha al suo destino.

All’interno dell’establishment americano, in particolare in quello militare, la scelta di Trump di sostenere apertamente la monarchia Saud abbandonando l’emirato qatariota, non fu presa in modo sereno. E il motivo è da ricercare nel fatto che il Qatar è tutt’ora il Paese che ospita la più grande base americana nel Golfo Persico. La base militare di Al Udeid ospita 11mila militari americani e della coalizione occidentale, più di 100 aerei da guerra, vi risiede il quartier generale dell’aeronautica degli Stati Uniti nel Golfo, la divisione 83 dell’aviazione britannica e la 379esima divisione aerea Usa. Bastano questi numeri per comprendere il motivo per cui mentre Trump fomentava il blocco saudita nei confronti di Doha, Tillerson e Mattis stemperavano i toni, onde evitare conseguenze catastrofiche per la strategia statunitense nel Golfo Persico e in Medio Oriente, specialmente in vista di un confronto con l’Iran.

Adesso, a tre mesi dall’inizio del blocco saudita nei confronti del Qatar, le cose sembrano essere completamente cambiate, anche, e soprattutto, nella testa di Donald Trump. Il presidente americano si è infatti detto pronto a fare da mediatore nella crisi diplomatica del Golfo. Nel corso della conferenza stampa a Washington a margine dell’incontro con l’emiro del Kuwait Sheikh Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah Trump ha sottolineato le sue “ottime relazioni” con l’Arabia Saudita e si è offerto di ospitare i colloqui di pace alla Casa Bianca, anche, se necessario, sostituendosi all’emiro del Kuwait, che da tempo si è attivato per riappacificare le monarchie del Golfo. Che cosa sia cambiato in questi tre mesi per far rivoluzionare le idee di Trump sul fronte del Qatar, è abbastanza chiaro. In primis, l’accordo sulla vendita di F-35 a Doha per 12 miliardi di dollari, ha fatto comprendere a Washington la benevolenza dell’alleato qatariota nei confronti della Casa Bianca. In secondo piano, come già accennato poc’anzi, il rischio di vedere una crisi militare in un Paese che ospita la più grande base dell’aeronautica militare Usa nel Golfo non era una prospettiva utile a nessuno sia all’interno del Pentagono sia all’interno della Casa Bianca.

Terzo motivo, non per importanza, l’avvicinamento del Qatar a Iran e Turchia come conseguenza dell’embargo saudita. La mossa di isolare Doha era anche dettata dal fatto che Riad e Washington fossero contrariate dai rapporti economici dell’emirato con la repubblica iraniana. Rapporti che sono dovuti sia alle esportazioni di materie prime dall’Iran al Qatar – che è piccolissimo e dunque obbligato a importare qualsiasi genere di prodotto – sia soprattutto per la condivisione del giacimento di gas più grande al mondo. Il blocco commerciale imposto dall’Arabia Saudita, e che ha trovato l’appoggio di un’asse sunnita composto da Emirati, Egitto, Bahrein, e altri Stati asiatici, ha fatto sì che il Qatar si gettasse nelle braccia dell’Iran per ricevere ogni aiuto possibile oltre che consentire l’unica rotta per il traffico aereo da e per Doha. In tutto ciò, anche il consolidamento dell’alleanza militare con la Turchia, che ha inviato militari nella base che possiede sul suolo qatariota, non ha giocato a favore dell’asse saudita, preoccupato dalle ingerenze di Erdogan e dal suo piano neo-ottomano.

  • Luigi za

    Certo che il Clown in Chief USA é proprio un tipo sveglio!