Il califfo Abu Bakr al Baghdadi predica nella moschea Al Nuri di Mosul

Chi è Abu Bakr Al Baghdadi,
il Califfo dello Stato islamico

Abu Bakr al Baghdadi nasce  il 28 luglio del 1971. Sembra quasi uno scherzo del destino il fatto che colui che nel 2014 si autoproclamerà “califfo” abbia trovato i natali a Samarra. In questa città irachena di poco più di settantamila abitanti, situata a nord di Baghdad, l’eredità di un passato che la vedeva assoluta protagonista degli antichi califfati è ancora oggi presente tra i cittadini. Del resto, Samarra ospita ancora oggi la Malwiyya, ossia il minareto a spirale posto tra le mura di una delle più grandi moschee della cultura islamica costruita nel nono secolo. Ma non solo, qui ha anche sede il sepolcro di due dei dodici Imam venerati dagli sciiti duodecimani, ospitato sotto la grande cupola dorata danneggiata da un attentato nel febbraio 2006.

Il suo vero nome è Ibrahim Al Badri, ma oggi è noto unicamente con il suo nome di battaglia Abu Bakr al Baghdadi ed è diventato tristemente famoso in tutto il mondo per il discorso di proclamazione dello Stato Islamico nel luglio 2014 a Mosul.

Gli anni universitari di Al Baghdadi

Il futuro autoproclamato califfo dell’Isis ha trascorso tutta la sua infanzia a Samarra e a 18 anni ha lasciato la sua città natìa per trasferirsi a Baghdad. È nella capitale irachena che intraprende i suoi studi di diritto islamico, presso l’Università di Al Adhamiya: quando si trova nella più grande città del Paese, Saddam Hussein è al potere già da più di un decennio e, poco prima della sua laurea, Baghdad assiste alla pioggia di bombe e missili della Prima guerra del Golfo.

Stando a quanto trapela dagli archivi dell’università irachena, non sembrano esserci particolari riferimenti su di lui. Si sa che era un ottimo studente, ma non sembra emergere altro e questo è un particolare non da poco visto che le attività universitarie erano molto monitorate nell’Iraq di Saddam. Un dettaglio importante proviene invece dalla sua vita più privata: Al Baghdadi pare fosse un frequentatore abituale della moschea di Tobchi, quartiere povero della capitale irachena. Qui inoltre incontra e sposa la sua prima moglie, Saja, e condivide con alcuni amici un’inedita passione, ossia il calcio.

La radicalizzazione di Al Baghdadi e la sua detenzione a Camp Bucca

Non è dato sapere, almeno per il momento, quando e come sia avvenuta la radicalizzazione di Al Baghdadi. Nemmeno i due giornalisti che hanno scritto le sue biografie più accreditate, l’americano Will McCants e l’iraniano Ali Ashem, sembrano fornire dettagli in merito. C’è chi afferma che già ai tempi dell’università proclamasse ideologie islamiste ultra ortodosse, tanto da bloccare un matrimonio nei pressi di casa sua per il solo fatto che nella stessa sala ballassero maschi e femmine assieme, ma l’inizio della sua affiliazione ai gruppi jihadisti non è noto.

 

Forse, è il sospetto incontrato negli appunti dell’intelligence americana, tra il 1996 ed il 2000 Al Baghdadi vive in Afghanistan dove impara le prime tecniche di guerriglia. Su questo punto, però, non si è mai avuta conferma. Certo è invece che la prima volta dell’apparizione del suo volto tra le schede segnaletiche risale al febbraio 2004.

Gli americani, che dodici mesi prima avevano invaso l’Iraq e destituito Saddam Hussein, lo scovano a Falluja e lo arrestano. Al Baghdadi era noto ancora con il suo vero nome ma, soprattutto, non era ancora tra i principali ricercati: il suo arresto è avvenuto infatti per il fatto che il futuro califfo si trovava in compagnia di un leader della guerriglia sunnita.

Viene dunque rinchiuso a Camp Bucca, una base nei pressi di Bassora trasformata in prigione dagli americani. Mediatore tra i detenuti e tra detenuti e soldati americani, riconoscimento di un certo carisma e di abilità oratorie, Al Baghdadi in carcere si guadagna il rispetto del mondo islamista. Ma soprattutto, è proprio qui che inizierebbe la “carriera” all’interno dell’integralismo islamico del futuro califfo.

La scalata all’interno dell’Isil

Nel dicembre del 2004 Al Baghdadi viene liberato da Camp Bucca e, dettaglio non da poco, torna in società da cittadino qualunque e non da terrorista: il suo nome infatti è tra quelli dei detenuti civili. La sua voce gli americani la riascolteranno nel 2008, all’interno di un video dove Al Baghdadi compare con un passamontagna ed un mitra in mano mentre coordina un’azione di assalto nei pressi di Mosul. In quei frame, viene testimoniata la scalata di Al Baghdadi all’interno del terrorismo islamista iracheno, iniziata dalla sua liberazione da Camp Bucca.

 Secondo il giornalista iraniano Ali Ashem, Al Baghdadi dal 2005 in poi avrebbe vissuto ad Al Qa’im, posto di frontiera tra Iraq e Siria: lì avrebbe gestito per conto dell’Isil (Stato islamico dell’Iraq e del Levante) il territorio coordinando anche il reclutamento di jihadisti provenienti dall’estero. L’Isil, fondata nel 2006, è presieduta in quegli anni da Abu Omar Al Baghdadi, ucciso poi a Tikrit nell’aprile del 2010: a succedergli sarà, per l’appunto, Ibrahim Al Badri, che da quel momento in poi inizierà a farsi chiamare Abu Bakr Al Baghdadi.

La sua ars oratoria, assieme alla capacità di controllo del gruppo ed alla sua propensione alla gestione scrupolosa delle spese dell’organizzazione, gli valgono una fulminea scalata tra i ranghi dell’islamismo iracheno, fino per l’appunto ad arrivare al vertice.

L’attività di Al Baghdadi in Siria

Tra il 2011 ed il 2012, il leader dell’Isil inizia ad operare con il suo gruppo in una Siria sconvolta dalle proteste e dalla guerra. Il governo di Assad inizia a perdere territori, a vantaggio di formazioni definite ribelli ma che, al loro interno, celano folte rappresentanze islamiste. Al Baghdadi trasforma quindi il suo gruppo da Isil ad Isis (Stato islamico dell’Iraq e della Siria), annunciando una fusione con i miliziani del Fronte Al Nusra, estensione siriana di Al Qaeda. Un progetto, quest’ultimo, che non viene visto di buon grado dai vertici di Al Nusra. Nasce proprio in questi frangenti un astio che porterà ben presto ad uno scontro tra le due fazioni.

La bandiera dell'Isis in Siria (LaPresse)

L’Isis guadagna terreno in Siria nei confronti di Al Nusra e stabilisce, nei territori occupati, un controllo che mira alla creazione di un vero e proprio Stato. È questo il preludio alla proclamazione del califfato.

La proclamazione dello Stato islamico a Mosul

Si arriva così alle famose immagini del video in cui, presso la grande moschea di Mosul, Abu Bakr Al Baghdadi ha proclamato la nascita del califfato e dello Stato Islamico. È il 29 giugno del 2014, l’Isis è al culmine di un’espansione territoriale operata sia in Siria che in Iraq, che porta l’autoproclamato califfato a controllare una vasta zona che va dal nord di Baghdad fino alle porte di Aleppo.

Nel suo discorso, Al Baghdadi incita tutti gli islamici ad attaccare gli infedeli presenti non solo all’interno dello Stato Islamico, ma anche in tutto il mondo: un proclama quello, a cui sono seguiti poi numerosi attentati terroristici sia in medio oriente che in Europa.

La sorte incerta di Al Baghdadi

Dove sia e cosa faccia adesso il califfo è un mistero. Il suo califfato oramai è ridotto a piccole porzioni di deserto siriano, le forze di Damasco e di Baghdad sono riuscite negli anni a riguadagnare il territorio andato perduto nel 2014.

In nero i territori controllati dallo Stato islamico in Siria e in Iraq nel maggio del 2016 (Liveuamap)

L’Isis non è però stato definitivamente sconfitto: resta da chiarire se Al Baghdadi sia ancora vivo e se, soprattutto, sia rimasto al timone della sua rete del terrore. Durante l’espansione massima dello Stato islamico, appare certo che Al Baghdadi vivesse stabilmente a Raqqa, città siriana dove aveva situato la capitale del califfato.

Con la sua organizzazione in difficoltà invece, più volte sono state dette diverse voci contrastanti sulla sua sorte. Tra il 2015 ed il 2016, per due volte il governo iracheno aveva dichiarato di averlo scovato ed ucciso, ma in entrambi i casi non si è avuta conferma. Nel giugno del 2017 invece, sono stati i russi ad aver dichiarato di aver ucciso Al Baghdadi in un raid proprio a Raqqa. Ma un messaggio audio del settembre 2017, dichiarato autentico, del califfo ha dimostrato anche in questo caso l’infondatezza della notizia.

Più di recente, alcuni quotidiani arabi hanno fatto riferimento ad un misterioso raid compiuto dagli americani nella provincia siriana di Al Hasakah, culminato con la cattura di Al Baghdadi: anche in questo caso, non è arrivata alcuna conferma mentre, dalla capitale irachena, fonti della sicurezza fanno sapere di essere sulle tracce del leader dell’Isis e di sospettare un suo posizionamento alla frontiera tra Siria ed Iraq.

  • Ernesto Pesce

    Abu
    Bakr al Baghdadi e’ un terrorista made in USA

    • Alox2

      Invece sei tu un terrorista.

      • Ernesto Pesce

        non dare le perle ai porci