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Abe, Putin e Xi verso l’incontro
sull’Estremo Oriente di Vladivostok

Tra l’11 e il 13 settembre Vladivostok, la città “dominatrice dell’Oriente” che rappresenta il più importante centro politico, economico e militare russo nell’Estremo Oriente, sarà sede della quarta edizione dell’Eastern Economic Forum che vedrà la partecipazione di Vladimir Putin, del primo ministro giapponese Shinzo Abe e del leader cinese Xi Jinping.

L’importanza degli ospiti del forum segnala la crescente rilevanza economica, geopolitica e strategica assunta dall’Estremo Oriente negli equilibri internazionali: in particolare la Siberia, che si affaccia sull’Oceano Pacifico baricentro delle dinamiche mondiali e comprende l’Artico futura terra di esplorazione e conquista (su cui la Russia vuole esercitare una sorta di diritto d’opzione), raffigura emblematicamente questo cambio di prospettive.

Al meeting, a cui parteciperanno anche il presidente mongolo Khaltmaagiin Battulga e il primo ministro sudcoreano Lee Nak-yon, è stato del resto affidato un titolo emblematico: The Far East: Expanding the Range of Possibilities.

Xi e Putin puntano a definire il dialogo in Oriente

Fondamentali saranno i risultati che proverranno dal terzo incontro del 2018 tra Vladimir Putin e Xi Jinping, che negli ultimi anni hanno contribuito a forgiare un’alleanza sino-russa fortemente granitica sul piano delle relazioni economiche e politiche di breve e medio periodo, ma ancora incerta nelle sue prospettive di lungo termine.

Un primo punto fondamentale di dialogo sarà senza dubbio il commercio: come riporta The DiplomatCina e Russia si sono ulteriormente avvicinate dopo l’avvio dell’offensiva economica degli Stati Uniti, che hanno imposto severi ma potenzialmente controproducenti dazi contro Pechino e hanno visto l’interscambio bilaterale crescere del 50% nel 2018, sino a un totale preventivato di 100 miliardi di dollari.

Merito dell’alleanza energetica e del crescente impatto della “Nuova Via della Seta“, progetto che in ogni caso suscita nelle alte sfere russe alcune preoccupazioni per le sorti dell’Oriente russo.

La Siberia potrebbe essere, nel futuro, il pomo della discordia tra Cina e Russia: all’enorme discrepanza tra la popolazione delle regioni cinesi a Sud dell’Amur e quella delle immense terre russe della Siberia, pari rispettivamente a 109 e 4,5 milioni di abitanti, si somma, come riportato da Jacob Madell su The Diplomat, la divergenza tra la concezione geopolitica di Vladimir Putin, fondata sull’idea di una Russia “ponte” tra Europa e Asia, e il pensiero strategico di Xi Jinping, che ritiene centrale la necessità di integrare nella catena del valore cinese le aree circostanti la Repubblica Popolare, prime fra tutte l’Asia Centrale e la stessa Siberia. 

In ogni occasione di incontro, Putin e Xi devono essere in grado di porre le fondamenta per una cooperazione efficace e attiva in Oriente: proprio uno dei più importanti centri della Siberia appare la sede più indicata per un’analisi di ampia prospettiva sulle sfide poste dall’integrazione sino-russa nell’area.

Abe vuole rafforzare le prospettive giapponesi in Oriente

Shinzo Abe, che il 20 settembre è atteso dalla cruciale sfida per la rielezione alla guida del Partito Liberaldemocratico, mira ai dialoghi di Vladivostok per rafforzare gli interessi di Tokyo nell’Estremo Oriente e tenere aperto un dialogo volto a segnalare la nuova postura strategica del Giappone, più assertiva rispetto al passato.

Abe avrà colloqui bilaterali con Putin e Xi Jinping e, stando a quanto riporta il Japan Timessarebbe stato interessato a incontrare anche il dittatore nordcoreano Kim Jong-un in caso questi avesse accettato l’invito a recarsi a Vladivostok.

Sfumata l’occasione per avviare il dialogo con Pyongyang, Abe avrà comunque elementi su cui confrontarsi con le controparti. Obiettivo primario del summit è l’apertura di un canale privilegiato con Putin per i dialoghi sulle dispute territoriali che separano Mosca e Tokyo dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi e riguardano principalmente le Isole Curili.

Desideroso di riuscire là dove il padre Shintaro Abe, da Ministro degli Esteri, ha fallito, il leader di Tokyo nei suoi incontri con Putin ha sempre messo al centro il tema delle Curili, ma la Russia non ha mai arretrato di un metro sulla sovranità sulle isole, aprendo tuttavia a un dialogo di più ampio respiro. Foreign Policy segnala, infatti, come proprio sullo sviluppo congiunto dei territori contesi Mosca sia disposta ad aprire una corsia preferenziale per Tokyo: “Abe e Putin si sono accordati, a maggio, per costituire uno staff congiunto […] per lo sviluppo di attività economiche coordinate nelle isole”.

Il Giappone vuole contare in Oriente sotto il profilo politico ed economico, e la Russia, Paese ospitante del forum, deve giostrarsi tra gli obiettivi di diverse altre potenze. Non è un caso che, in parallelo al forum, Mosca abbia messo in cantiere in Oriente la gigantesca esercitazione Vostok: un segnale emblematico che la Russia si considera parte di prima fascia della partita per l’Est.