Miliziano pro-Assad a un campo a nord di Aleppo - Xinhua/Yang Zhen

A 5 mesi dalla battaglia di Aleppo

Era il dicembre del 2016 quando, dopo quattro anni di guerra, Aleppo veniva liberata dall’esercito siriano ed ogni presenza terrorista veniva quindi evacuata verso la provincia di Idlib ponendo fine ad una battaglia che è costata la vita a migliaia di persone ed ha distrutto la seconda città siriana; a dicembre, le immagini degli addobbi natalizi presso il centro di Aleppo hanno fatto il giro del mondo ed hanno testimoniato la voglia di rinascita del cuore economico ed industriale del paese: a distanza di mesi, qual è la situazione in città? In tanti, anche della stampa occidentale, sono stati ad Aleppo in questo primo scorcio di 2017, segnalando diverse novità tanto a livello umanitario quanto militare ed anzi proprio i due aspetti sembrano coincidere: l’azione dell’esercito siriano, adesso spostatasi nei territori ad est della città, sta contribuendo a cambiare la vita degli aleppini. Da un lato infatti, la conquista di numerosi territori nella parte orientale della provincia, ha garantito maggiore sicurezza e dall’altro, la presa di importanti centrali idriche ha fatto tornare l’acqua in città.

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L’esercito siriano torna sulle sponde dell’Eufrate

A partire dal mese di marzo, l’esercito regolare di Damasco ha iniziato ad impiegare gli uomini ed i mezzi resi disponibili dopo la battaglia di Aleppo per avviare le operazioni di riconquista della parte orientale della provincia: dalla base militare di Kuwayris, la stessa liberata da due anni d’assedio nell’ottobre 2015, migliaia di uomini e mezzi sono avanzati verso Deir Hafir, ultima roccaforte ISIS nella provincia aleppina dopo la caduta di Mambiji per mano dei curdi ed Al Bab che adesso è in mano dei filoturchi. La cittadina sopra citata, è da sempre la porta d’ingresso verso la piana che conduce poi presso la riva sinistra del fiume Eufrate: una volta caduta anche Deir Hafir, l’esercito è quindi avanzato puntando dritto proprio tale regione, con la prospettiva di rimettere piede in uno dei corsi d’acqua simbolo della storia siriana dopo quasi cinque anni di assenza.

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Il raggiungimento dell’Eufrate, avvenuto ad aprile, non è stato solo un evento simbolico: i soldati, hanno infatti potuto recuperare la piena funzionalità di alcune delle più importanti centrali idriche e questo ha dato enorme sollievo a tutta la popolazione di Aleppo e di gran parte della provincia. Nel giro di pochi giorni, le turbine e le condotte hanno ripreso a trasportare acqua anche nella stessa Aleppo e soprattutto nei quartieri orientali della seconda città siriana, gli stessi cioè occupati fino all’ultimi giorno di battaglia dai terroristi islamisti e divisi da una lunga linea di fronte dalle zone governative. Sono state soprattutto  le dighe del Lago Assad, vasto bacino idrico del fiume sopra citato, ad entrare in funzione permettendo il ripristino dell’approvvigionamento di acqua; sulla sponda opposta di tale lago, l’ISIS è scomparso già da mesi essendo la zona occupata dalla coalizione curdo – araba della SDF.

L’avanzamento verso l’Eufrate, è stato importante anche per la sicurezza di Aleppo: di fatto la città adesso appare protetta nel suo fianco orientale, con il perimetro di sicurezza attorno ad essa molto più allargato e con un maggior controllo possibile sia del centro urbano che delle campagne che vanno verso la base militare di Kuwayris. Una cintura di sicurezza più estesa, sta anche garantendo maggior libertà di movimento per i cittadini della zona della provincia aleppina sotto controllo governativo e questo, nell’ottica di una graduale ripresa della normale quotidianità, è un dettaglio da non sottovalutare: proprio la normalità in città appare ancora lontana dall’essere raggiunta per via di una vasta ed estesa distruzione che impedisce una repentina ripresa delle attività, pur tuttavia molte macerie iniziano ad essere rimosse ed è un segnale confortante il ritorno di famiglie e comitive nell’area della Cittadella, simbolo di Aleppo e patrimonio dell’umanità.

La conquista della base militare di Jirah

Proprio nel contesto dell’avanzata ad est di Aleppo, nei giorni scorsi si è registrata la conquista della base di Jirah, storico complesso militare ex roccaforte dell’esercito fino al 2013 prima di essere espugnato dai miliziani dell’ISIS; nella giornata di venerdì, indiscrezioni di Al Masdar davano per conquistata la base, successivamente alcune foto provenienti da canali Twitter vicini a fonti governative mostravano le foto di soldati all’interno del compound, infine arrivavano le conferme da parte dello stesso esercito di Damasco della presa di Jirah e del successivo avanzamento per creare un primo perimetro di sicurezza. La caduta della base per l’ISIS appare una sconfitta molto importante, non a caso i miliziani hanno subito lanciato un contrattacco che però non è riuscito nell’intento di sopravanzare nuovamente le linee avversarie; di fatto, per gli uomini di Assad si sono adesso aperte le porte dell’ultima zona desertica della provincia di Aleppo ancora in mano jihadista.

La pressione dell’esercito sul fronte aleppino, fa il pari con le avanzate delle forze regolari ad est di Homs ed Hama e ad est di Palmyra, oltre che nelle zone a nord di Sweida e del Qalaqoum; la guerra, in questa fase, sembra spostarsi nel deserto più che nelle zone urbane dell’asse che da Aleppo scende verso Damasco e Daraa: tanto da parte della SDF, quanto dell’esercito regolare siriano, appare palese l’intenzione di approfittare di un ISIS sempre più allo sbando per togliere ai seguaci di Al Baghdadi quanto più territorio possibile sfruttando, tra le altre cose, la tregua con le sigle islamiste in vigore nelle zone di de – escalation. Una Aleppo che torna faticosamente alla normalità quindi, segue da vicino le evoluzioni militari attorno la sua provincia; a distanza di mesi dalla fine della battaglia per la presa della città, il quadro bellico appare in costante evoluzione in attesa che anche quello diplomatico possa a breve produrre più propositivi sviluppi.