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Gerusalemme capitale di Israele
Ecco tutti i pericoli in arrivo

La decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele ha suscitato ampia soddisfazione da parte del mondo ebraico che da sempre guarda alla Città Sacra come cuore storico dell’Ebraismo.

Nel suo discorso, il premier israeliano Benyamin Netanyahu, ha ringraziato il presidente Trump per la posizione presa enfatizzando poi il fatto che i luoghi santi di Gerusalemme, sacri ai tre monoteismi, rimarranno aperti a tutti e non vi sarà alcun mutamento dei loro status quo.

Se il mondo ebraico applaude, vi è pero l’ira del mondo islamico con una levata di scudi da parte dei Paesi arabi e con Erdogan che minaccia la rottura dei rapporti con Israele e annuncia colloqui con leader mondiali.

Il ministro degli Esteri del Qatar, lo sceicco Mohammad bin Abdurrahman Al-Thani, ha definito la decisione di Trump “una condanna a morte per il processo di pace “mentre il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, invoca un’intifada globale. Dura anche l’ANP che accusa Trump di aver minato il processo di pace e gli accordi di Oslo.

Contro Trump e Israele si scaglia anche Teheran: “Gli annunci da parte dei nemici dell’Islam di dichiarare al-Qods capitale del regime sionista derivano dalla loro debolezza, e il mondo islamico si opporrà a questo disegno” ha annunciato l’Ayatollah Ali Khamenei.

A questo punto è più che lecito fare alcune riflessioni sui potenziali rischi come conseguenza di tale mossa da parte degli Usa.

Il primo fattore da tenere bene in considerazione è Hamas. La sua chiamata all’intifada globale e al venerdì della collera verrà abbracciato ampiamente e pesantemente dalla ummah a livello globale? Oppure si ripeterà la situazione di inizio 2017 quando venne mutato lo status quo della moschea di al-Aqsa, con un’ondata di proteste che si andavano poi spegnendo? Alcuni scontri venivano già segnalati questa mattina a Betlemme, ma bisognerà attendere per avere una panoramica più chiara.

In secondo luogo, Paesi come Arabia Saudita, Giordania e Kuwait sono realmente disposti a creare una crisi con un alleato chiave anti-Sciita come Israele? E’ fondamentale ricordare che il conflitto siriano ha visto prevalere l’asse sciita (Assad-Iran-Hizbullah) contro le fazioni supportate dai Paesi sunniti e wahhabiti che di fatto non sono riusciti a contrastare l’influenza sciita che dall’Iran attraversa Iraq, Siria per arrivare alle coste libanesi.

Nelle ultime settimane Israele è stata più volte accusata da Damasco di aver bombardato obiettivi militari in territorio siriano (tra cui alcune presunte postazioni di Pasdaran iraniani). Gli interessi del mondo sunnita vanno di pari passo con quelli di Israele in questo momento, perché se il primo teme l’influenza sciita in Iraq e nel Levante, Israele è deciso a contrastare la presenza di Hizbullah in Libano e degli iraniani in Siria.

Vi è poi l’Egitto che, dopo la caduta del governo islamista di Morsi, è divenuto obiettivo dei jihadisti dell’Isis e del terrorismo vicino ai Fratelli Musulmani; dunque al Cairo hanno tutto l’interesse a mantenere buoni rapporti con i vicini israeliani, se non altro per cercare di gestire un Sinai che appare sempre più fuori controllo.

Nel contempo fonti russe riprendono l’annuncio di un gruppo paramilitare sciita iracheno, Harakat Hezbollah al-Nujaba, che minaccia le truppe statunitensi presenti in Medio Oriente, affermando che la decisione di Trump è una ragione legittima per mettere in atto attacchi nei confronti dei militari.

Insomma, bisogna vedere se i Paesi sunniti coinvolti nel delicatissimo quadro mediorientale sacrificheranno la “questione palestinese” in favore dei propri interessi strategici, di vitale importanza e che vanno di pari passo con quelli israeliani, lasciando così la “rivolta” nelle mani di gruppi militanti e jihadisti.

Il mondo sciita dal canto suo ha tutto l’interesse a fomentare uno scontro tra il mondo sunnita e Israele, così come quest’ultimo trae vantaggio da uno scontro tutto interno all’Islam tra sciiti e sunniti, come si è visto in Siria. Il Medio Oriente si sta nuovamente infiammando e non bisognerà attendere molto per vedere fino a che punto.

  • Demy M

    E’ la prima volta che un paese estraneo, nomina (unilateralmente) la capitale in un paese a migliaia di km. Un’altra forma per esportare la “democrazia” esplosiva come stà accadendo in queste ore? Forse dovremmo chiederlo a ciuffopendente.

  • Mario L.

    Una sciocchezza inutile.Una sciocchezza irresponsabile fatta da uno che di certo non è un genio.Avrebbero dovuto impedire che un direttore di supermercati potesse diventare presidente.
    Incubo americano…non sogno.

  • venzan

    Da quando Israele è stato riconosciuto da tutti gli Stati del mondo ha allargato i confini tante volte.