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Benvenuti a Tiraspol, dove si sogna il comunismo

Da Tiraspol. C’ è un che di solenne nella stella rossa sul cappello dell’ufficiale che vigila sulla frontiera tra Transnistria e Moldova. Un confine che non è segnato sulle mappe, ma che di fatto esiste: è qui davanti. Il suo sproporzionato cappello fasciato di rosso è di gran lunga il più grande di tutti, lui lo sa e con sguardo torvo pretende il rispetto deferente che tutti gli portano. Con modi spicci obbliga i passeggeri a scendere dal pulmino e ad andare dai doganieri per un annoiato controllo passaporti e il timbro di rito per il visto d’ingresso. Solo che il timbro lo stampano su un foglietto volante: massimo dieci ore di permanenza autorizzata, entri alle nove esci alle 19. Non un minuto oltre, altrimenti si paga una multa e tocca andare a denunciarsi alle autorità: la burocrazia regna sovrana, come ai tempi dell’Urss. Benvenuti nella Pridnestrovkaja Moldavskaja Respublik, conosciuta in Occidente come l’autoproclamata Repubblica della Transnistria.

Il confine è uno e trino: nel senso che c’è un confine moldavo, poi uno spazio vigilato delle forze di pace sotto l’egida Osce (un corpo misto composto da militari russi e delle due parti contendenti), e poi quello della Transnistria. Il che è perlomeno strano per un Paese che in realtà non esiste, visto che non lo riconosce nessuno, a parte Abcasia e Ossezia del Sud, nazioni che però a loro volta non sono riconosciute da nessuno per cui, come dire, non vale. Eppure, da quella che qui tutti chiamano semplicemente «la guerra» ovvero il conflitto scoppiato nel 1992 che, dopo qualche migliaio di morti, portò all’indipendenza de facto di questa sottile striscia di terra moldava compresa tra il fiume Dnester e l’Ucraina la situazione è questa. E il confine pure, con tanto di agenti, sbarre, timbri, controlli e cambiavalute: manca solo il negozio che vende il Toblerone. Ma questa non è terra di dolcezze. Cartelli arrugginiti, casermoni di cemento sbrecciato, militari in divisa, filobus d’epoca e una certa malinconia che aleggia ovunque.

Sarà certo la suggestione negli occhi di chi guarda, ma la prima impressione è la stessa che hai quando passi la dogana svizzera a Chiasso: capisci subito che di là è meglio. E se di là è la Repubblica Moldova, forse la nazione più povera d’Europa, allora è tutto dire. Eppure i quasi 550mila abitanti di questo Paese, lungo meno di 250 chilometri e largo al più una quarantina, non sembrano intenzionati a cambiare idea e tornare indietro tanto facilmente. Tutto iniziò nel marzo 1992 quando guidati da Igor Nikolaevich Smirnov, ex presidente del Soviet di Tiraspol, gli abitanti imbracciarono le armi per dire che no, loro non ci si riconoscevano nella neonata Repubblica Moldava staccatasi dall’Urss. Loro si sentivano russi e sovietici (allora il 55% della popolazione era di etnia russa o ucraina) e avrebbero combattuto per rimanere tali. Cosa che in effetti fecero, anche perché nei pressi di Tiraspol era di stanza il 14° battaglione dell’Armata rossa che spalleggiò, difese e armò i miliziani della Transnistria. Nel giro di poco l’esercito moldavo si dovette ritirare, si firmò un cessate il fuoco e oggi siamo ancora allo stesso punto, con negoziati virtualmente aperti e una situazione de facto di due governi e due Stati. Situazione su cui vigilano oltre un migliaio di militari russi, rimasti nonostante per gli accordi di pace se ne sarebbero dovuti andare nel 2002.

Del resto per la Transnistria il legame con la Russia è vitale, l’economia si tiene in piedi grazie agli aiuti russi, quasi un miliardo di dollari l’anno, oltre a fornire gas gratis che però lo Stato rivende ai cittadini. In questi anni la percentuale di moldavi è via via diminuita, anche se rappresentano ancora il 30% della popolazione. Ma la maggioranza della popolazione in tasca ha un passaporto di Mosca fuori da qui quello di Tiraspol non vale neanche per il Risiko al punto che nel 2014 con un referendum la popolazione votò per essere annessa alla Russia. Ma la povera Transnistria non è la grande e strategica Crimea; da Mosca non ebbero risposta e tutto, per ora, rimane come era. Anzi, negli ultimi due anni c’è stato un sostanziale riavvicinamento alla Moldavia per motivi economici: complice la situazione ucraina e l’irrigidimento dei controlli doganali, i prodotti locali per poter essere venduti all’estero devono risultare moldavi. E visto che i soldi son soldi, lo scorso anno il governo della Transnistria ha accettato di entrare nella zona di libero scambio tra Moldavia e Unione Europea. Le aziende nazionali si produce molto cemento, ottimo cognac, tanto caviale e un po’ di cappotti anche per imprese italiane hanno messo da parte per un attimo l’indipendenza e scrivendo sui propri prodotti made in Moldova, confermando quel che già si sapeva: si è coerenti fin quando conviene. Perché se è vero che, come ai tempi della Repubblica socialista sovietica di Moldavia, sulla bandiera rossa e verde in alto a sinistra campeggia ancora la vecchia cara falce e martello. È anche vero che l’economia, ancorché zoppa, è assolutamente di mercato. Anche se almeno esteriormente a chi la visita per la prima volta la Transnistria appare come uno degli ultimi pezzi di Unione sovietica rimasti cent’anni dopo la rivoluzione. A Tiraspol davanti al palazzo che ospita il presidente svetta una statua di Lenin in granito in posa di rito, con mantello e braccio a indicare, forse, il Sol dell’avvenire; un busto sempre di Lenin si trova davanti al palazzo del Soviet Supremo, mentre nei pressi dell’università c’è un busto di Gagarin; accanto al sacrario dei caduti per la guerra del 1991 c’è una stele che ricorda i morti in Afghanistan. Davanti al Municipio ci sono ancora le foto dei compagni cittadini illustri e in generale la toponomastica è ancora ferma a Marx, Engels e i vari eroi del comunismo; sugli autobus le stelle rosse non mancano e tra un palazzo e l’altro bandiere russe si alternano all’onnipresente falce e martello. Ma l’impressione è che la Transnistria sia architettonicamente ed esteticamente rimasta congelata ai tempi dell’Unione Sovietica non per ideologia, ma per povertà. La città, con le sue vie larghe e piantumate, i palazzi squadrati, gli edifici pubblici sproporzionatamente monumentali non è più brutta di una qualsiasi altra città ex sovietica di media importanza; piuttosto dà l’impressione di essere lisa, come un vestito messo troppo a lungo cui nessuno si è curato di dare una rammendata. Non deve essere tanto l’amor del comunismo a guidare le scelte urbanistiche, quanto la mancanza di risorse e forse, anche di gusto.

Per il resto questo è un Paese capitalista come altri, anzi, forse ancor di più. Perché qui i molti poveri sono davvero poveri e i pochi ricchi sono davvero ricchi. Le statistiche dicono che il reddito medio oscilla intorno ai 600 euro l’anno, ma qui dar retta alle statistiche ufficiali è un azzardo che nessuno fa. Altrove dicono che il reddito medio sarebbe di 220 euro al mese. Sia come sia sono pochi, anche perché non c’è traccia di stato sociale e altri ritrovati assistenziali che pur zoppicanti esistevano all’epoca dell’Urss. Basta dare un occhio ai mercati, dove anziani contadini vendono il magro raccolto dei propri orti per rendersi conto della situazione. Di stampo sovietico rimane il controllo territoriale della polizia, che ha conservato il vecchio vizio di vedere ogni straniero come un possibile obiettivo per una veloce integrazione del magro salario. Perché se il Paese ha un problema, tra gli altri, è la corruzione endemica a tutti i livelli. Per anni la Transnistria è stato il buco nero d’Europa, un luogo dove si potevano comprare armi (alcune prodotte qui, da una fabbrica di epoca sovietica) e riciclare denaro con la stessa facilità con cui a Milano compri un panettone sotto Natale. Ma quel tempo pare essere almeno in parte passato. Molto post-sovietica è anche la preferenza per i monopoli.

Fino a qualche anno fa uno di questi, l’azienda Sheriff legata a doppio filo alla famiglia dell’ex presidente Smirnov il figlio ne era direttore , dominava l’economia della Transnistria. Qui molto è ancora targato Sheriff: dai supermercati alle pompe di benzina, dall’unica concessionario di Mercedes del paesino fino ai telefonini e ai canali televisivi. A fondarla Viktor Gushan e Ilya Kazmaly, due ex agenti dei servizi segreti che hanno sfruttato buone entrature e la propensione alla corruzione di cui si diceva. La stella più lucente dalla galassia Sheriff però è la squadra di calcio, lo Sheriff Tiraspol, che dà lustro all’azienda e a suo modo serve a mettere il Paese sulle mappe. Maglia giallo nera, allenatore italiano, ha vinto 15 degli ultimi 17 campionati nazionali moldavi perché per qualche strano motivo gli oligarchi hanno deciso che fosse meglio così, anche il Monaco disputa il campionato francese. Lo Sheriff così prende parte alle competizioni europee, anche se non è mai riuscita a qualificarsi ai gironi della Champions e si deve accontentare dell’Europa League. Gioca in un modernissimo impianto da 18.500 posti, ha un centro sportivo con altri 4 campi da gioco (di cui uno al coperto, per l’inverno) che la maggioranza delle squadre di serie A se lo sognano. Venendo da Chiinu lo stadio è la prima costruzione che si incontra entrando nella capitale. Sulla sinistra il profilo delle scalinate, sulla destra un triplice manufatto che segnala l’arrivo a Tiraspol. Sotto, il simbolo della città; sopra, un’arzigogolata stella con la falce e martello; ancor più in alto, un’emblema al cui interno risalta scritto in grande CCCP. Perché il primo amore non si scorda mai.

Osvaldo Spadaro

  • Bilfab Bilfab

    Finitela di scrivere cose che non sapete. La stragrande maggioranza degli italiani nemmeno da dove sia la Transnistria….

    • carlo

      se non lo sanno si informano …

  • Paolo Zanardi

    Molto interessante, una fetta di mondo sconosciuta descritta con stile e prosa accattivanti. Certo che però, visto che evidentemente l’autore sa scrivere in raffinato italiano, una rilettura prima della pubblicazione eviterebbe errori e omissioni di punteggiatura.

  • carlo

    si tratta solo di un altro evidente territorio creato a tavolino il quale vive tutt’ora ai limiti della legalità internazionale, i cui abitanti sono costretti a vivere per la maggior parte sui già molto molto magri sussidi russi e su vari altri traffici illeciti … tra cui contrabbando di armi e di droga … l’ennesimo epocale fallimento a firma russa perpetrato e proseguito nel tempo a partire dagli Tzar e poi proseguito dai Sovietici quando entrambi i regimi cominciarono ad inviare e a stabilire coattivamente etnie russofone in territori a loro mai appartenuti prima.
    anomalia territoriale ancora oggi sostenuta e fattivamente appoggia dal solito inqualificabile personaggio il quale è sempre d’obbligo ricordare governa più o meno legalmente con artifici del tutto discutibili a Mosca e in tutto “l’Impero” … in pratica non abbiamo altro che un territorio del tutto illegale secondo tutti i parametri internazionali ed etici sostanzialmente controllato e occupato dalla solito esercito russo ..

    • luigirossi

      IL solito “inqualificabile personaggio” ha per padre spirituale un vescovo delle Chiesa Ortodossa,e si vede:é considerato universalmente il piu’ astuto e preparato leader al mondo,ha vinto due guerre volute dalla inqualificabile cricca sionista che domina gli USA,sta usando la Korea nord per cacciare gli USA dal Pacifico dove non hanno piu’ alcuna ragione di stare,è Colui che sta rendendo assai difficili le inqualificabili riunioni di associazioni a delinquere quali BILDENBERG,TRILATERAL.le cui super segrete riunioni sono puntualmente seguite da guerre che L’Inqualificabile”personaggio,grazie a Dio,vince,ed è la speranza,direi la certezza,di coloro che sperano in un mondo piu’ paifico e piu’ cristiano,in tutti i sensi.sara’ Lui a garantire il disarmo generale,se lo si assecondera’,dimostrando al marcio Occidente che la Guerra non paga.Dio lo benedica e lo illumini.

      • Raoul Pontalti

        La grappa di mattina ti fa proprio male: posa la fiaschetta. Qui si parla di Transnistria per cui non hanno senso gli sproloqui antimassonici.

        • luigirossi

          Odio la Grappa ed anche la Wodka,mentre tollero i diffamatori professionali ed il loro hunour alla Woody Allen come te.In fondo voi ebrei non fate male a nessuno,ed avete un sacco di nemici,per la semplice ragione che vorreste bombardare chiunque osi criticarvi:ma non avete ancora inventato un metodo per eliminarci di nascosto.

          • Raoul Pontalti

            Quella dell’essere scambiato per ebreo mi mancava, ora ho la collezione completa: ebreo quando invece sono ariano, ateo quando invece sono cattolico, comunista quando invece sono fascista ,frocio quando invece sono etero (e del tipo basta che abbia il buco e che respiri).

      • carlo

        già uno come lei che usa il termine “cricca” si è già si presenta e qualifica … in ogni caso giusto per rimanere a tema, se a una qualsiasi persona senziente gli descrivessero o lo portassero solo a fare una visita da quelle parti sono sicuro che penserebbe di essere capitato in una gabbia di matti dove al potere c’è una specie di corrotto e mafioso legalizzato … il quale è padrone e il tale Igor Smirnof padrone infatti di tutto il paese … e non solo in senso astratto … no no … proprio nella pratica … del tutto coperto, sostenuto e appoggiato in tutti i sensi dall’altro molto più potente compare di merende come ho accennato, si proprio l’altro super di nome Putin da San Pietroburgo il quale soltanto sta però a Mosca …
        poi capisco pure che gente come lei sarebbe in quei contesto mafiosi magari al loro servizio o a libro paga, e questo per vostro carattere o indole … ma non può lei nemmeno pretendere che tutti quanti si sia proni e servili al soldo dei personaggi su menzionati …

        • Demy M

          Condivido l’analisi al 101% ma,……..c’è un piccolo errore/orrore: il riferimento era alla tua amata ucraina.

    • Raoul Pontalti

      Ma dove cazzo ti sei disinformato carlo?

      • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

        Il Post del 20 marzo 2014 … La Russia si prenderà anche la Transnistria? … Un territorio che si è autoproclamato indipendente dalla Moldavia nel 1990 vorrebbe unirsi alla Russia, sul modello della Crimea: oggi ne parla il parlamento russo … ma è di fatto sotto la tutela russa attraverso la presenza di circa 2000 soldati …

      • carlo

        certamente non alla tua scuola …

      • chelavek

        Su postal market

    • chelavek

      Ma dove la prendi la droga?

  • Raoul Pontalti

    Da punto di vista formale e internazionale la Transnistria (pr trovarla guardate una cartina della Repubblica di Moldavia (Moldova), cercate dove sia tracciato il corso del Nistro (Dn’estr) e considerate che tutto il territorio sulla sinistra del fiume (ossia ad est) fino al confine ucraino corrispondente ad una sottilissima e lunghissima striscia appartiene alla autoproclamatasi Repulblica della Transistria) è parte dela Repubblica di Moldavia per conto della quale peraltro effettua i controlli di frontiera al confine ucraino sia di polizia che doganali che sanitari. Per recarsi in Transnistria occorrono gli stessi documenti necessari per la Repubblica di Moldavia e se vi si accede dal territorio amministrato dalla Moldavia stessa i controlli moldavi in uscita sono praticamente inesistenti, solo al rientro si è sottoposti a controlli doganali (per gli stranieri molto blandi). A parte la corruzione ai massimi livelli con la polizia a caccia di stranieri cui estorcere denari in ogno modo, il vero problema è che in Transistria lo straniero è privo di qualsiasi copertura assicurativa, (anche se vale formalmente quella per la Moldavia) consolare, etc. e se viene arrestato può restare imprigionato ad libitum senza che il proprio paese possa minimamente intervenire. Per il resto è uno spasso: ottimi cibi e vini, gente cordiale e prezzi stracciati (un pasto luculliano nel ristorante preferito dai parlamentari transnisitri (proprio di fronte al parlamento a Tiraspol) per due persone nel 2.000 lo pagai oltre 56 milioni di rubli transistri, ossia…12 dollari!). Le città di Tighina (Bender in russo e in turco) e Tiraspol sono tutto sommato graziose soprattutto la prima che pure geograficamente non sarebbe Transistria, sorgendo sulla riva destra del fiume, e conservano alcuni monumenti e posseggono musei interessanti.Orribile invece nel nord l’industriale città di Rîbnița in puro stile sovietico (ma il peggiore). Di fatto ora la Transnistria è una entità politica che si autoamministra ma internazionalmente è a tutti gli effetti parte della Repubblica di Moldavia, a differenza di altre autoproclamatesi repubbliche indipendenti come Nagorno-Karabagh. Repubblica turca di Cipro del Nord, Abkhazia e Ossezia meridionale cui non si può accedere dagli Stati dai quali rispettivamente hanno fatto secessione.

    • Strottz

      Anche se non ti sopporto proprio, per onesta intellettuale devo ammettere che oggi un ”e chissenefrega” te lo sei meritato tutto.

      • Raoul Pontalti

        Tutta invidia…io in Transnistria ci sono stato, mi sono divertito, ho anche una foto di me stesso mentre eseguo un perfetto saluto romano sotto il monumento a Lenin nella piazza del mercato di Rîbnița, mentre tu devi compulsare Wikipedia per sapere cosa sia e dove stia la Transnistria.

        • Strottz

          Perché no la posti la foto? Dai Raoul! Cosi, per ridere un po’.
          Se no sai come si fa puoi chiederlo a la Mueller.

    • AlbertNola

      Dove l’hai copiato?

      • Raoul Pontalti

        Dai miei appunti di viaggio…Ti rendo noto che oltre che in Transnistria sono stato, via Turchia (traghetto da Silifke a Kyrenia/Girne) nella Repubblica turca di Cipro del Nord e via Armenia (e corridoio di Lachin occupato dagli armeni) anche in Nagorno-Karabagh.

        • AlbertNola

          Ma qui vogliamo dibattere, non narrare a più non posso.

          • Raoul Pontalti

            Ma su cosa dibatti? Su ciò che non sai e sulla base dei tiramenti di culo che ti procura la visione di una falce e martello provocatoriamente esposta dai Transnistri? E imbastendo elucubrazioni su piani a tavolina elaborati da Bilderberg e dalla Trilaterale in conformità al piano Kalergi e ai protocolli dei savi di Sion?

          • AlbertNola

            Tutte cose che, pur avendo due lauree e diversi diplomi, non so.

        • virgilio

          hai fatto bene sempre meglio che visitare quel paese di merda
          chiamato USA e getta,qui almeno hai visto gente e luoghi interessanti!

    • virgilio

      come ho capito dalla tua descrizione la Transnistria e l’america ma in molti punti molto meglio!
      “ottimi cibi e vini, gente cordiale e prezzi stracciati”
      gia questo in america scordatelo!
      “e se viene arrestato può restare imprigionato ad libitum”
      pari pari che in USA anche senza motivo!
      ” lo straniero è privo di qualsiasi copertura assicurativa, (anche se vale formalmente quella per la Moldavia”
      anche qui sempre meglio che in USA dove neanche l’americano non ha nessuna copertura assicurativa!
      “e conservano alcuni monumenti”
      anche questo in USA non puoi vederlo gli ultimi monumenti li hanno abbattuti!

      quando cominceremmo ad esportare un po di democrazia in USA???

  • step

    Onore al cameragno Iosif Vissarionovic Dzugasvili.

  • Raoul Pontalti

    La Transnistria è per certi versi il frutto avvelenato di un certo nazionalismo cretino che reagisce stupidamente appunto ad antichi soprusi imponendone di nuovi. Con la dissoluzione dell’URSS le nazionalità già appartenenti all’impero zarista e sovietico (il quale ultimo, speicie sotto Stalin, attuò delle politiche criminali per divvidere e mettere le une contro le altre la varie nazionalità (ma anche Chruščëv ci mise del suo attribuendo la Crimea all’Ucraina) e tagliuzzare i diversi territori dell’immmenso impero) si dedicarono, ancor prima che ad organizzarsi come nuove entità politiche sulla scena internazionale, alle vendette sia contro i russi etnici sia nei confronti di altre nazionalità minoritarie. Nel caso dell’ex repubblica sovietica di Moldavia vittime predestinate del nazionalismo cretino moldavo (romeno) furono i turchi di Gagauzia e gli slavi, segnatamente russi ed ucraini. In Gaugazia la situazione oggi è la seguente: formalmente vige il bilinguismo turco-moldavo, di fatto i turchi parlano russo sia tra di loro che soprattutto con i moldavi e i russi etnici e gli ucraini e la riprova è la discrasia tra la segnaletica ufficiale (in turco e in moldavo ossia romeno) e le scritte sui negozi, i ristoranti, etc. nonché la stampa locale che è in russo (e in parte anche in turco, negletto il romeno). In Transnistria andò peggio ai nazionalisti moldavi: lì gli slavi erano maggioranza e presero le armi e dichiararono secessione dalla repubblica secessionista per poter restare sovietici (ossia legati alla madre Russia). Situazione speculare peraltro si è avuta nella Bessarabia meridionale (regione storica della Moldavia scorporata da Stalin a favore dell’Ucraina) con espulsione di moldavi e turchi (tatari rectius) per cui la bella Cetatea Albă (Fortezza Bianca, la Akkerman dei turchi, la Maurocastro dei veneziani) oggi si chiama Bilhorod-Dnistrovs’kyj dove ormai raramente si sente ancora parlare lingua neolatina come il moldavo. Il nazionalismo cretino produce danni e il nazonalismo è cretino quando si risolve nella persecuzione delle minoranze alloglotte o comunque allogene.

    • AlbertNola

      Odio le minoranze e la prolissità!

    • Andrea B

      Si, i nazionalismi hanno fatto danni, ma quello russo zarista prima e sovietico poi non è che abbiano scherzato in quelle zone…fustighi tanto quello moldavo / rumeno ma la Bessarabia meridionale che tu dici sia stata “scorporata” è un eufemismo fin troppo accomodante…più propriamente sarebbe da dire che venne invasa e strappata alla Romania nel 1940 dai sovietici a seguito del patto Molotov -Von Ribbentrop con i nazisti, assieme alla Moldavia, alla Bucovina settentrionale e al territorio di Herta, con annessi massacri delle guarnigioni rumene, anche di quelle che si arresero all’armata rossa.
      Le popolazioni russe molto spesso erano state in quelle zone appositamente stanziate dall’URSS ed in posizione predominante rispetto all’etnia preesistente, o per meglio dire i superstiti degli autoctoni che non erano stati uccisi, deportati in Siberia o comunque scacciati…al momento del crollo dell’Urss non è che potessero sperare in chissà quale trattamento amichevole.
      Per finire sarebbe da menzionare che la Transinistria, dove russi o comunque gli slavi erano diventati maggioranza, non a caso era stata la zona che era stata maggiormente industrializzata da Mosca…non so come sia adesso, ma anni fa l’energia elettrica della Moldavia arrivava dalle centrali in Transinistria.
      Per non parlare che nei dintorni di Tiraspol vi era, all’epoca della caduta dell’Urss un enorme arsenale dell’Armata rossa e per nulla al mondo Mosca avrebbe acconsentito di perderlo…

  • marcot

    Negli ultimi mesi le tensioni fra Transnistria e Moldavia sono calate perché l’attuale presidente moldavo, Igor Dodon, ha dato inizio ad una politica economica marcatamente filo-russa, rinunciando all’ingresso nella UE, rilanciando le esportazioni di prodotti agricoli moldavi verso la Russia e rinforzando le relazioni diplomatiche con Mosca. Per iniziativa di Dodon è iniziata una serie di colloqui di pace fra gli esecutivi di Kishinau e Tiraspol per la riappacificazione delle due entità.