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I tassisti guadagnano più di medici e avvocati

Dall’Avana. La Cuba che emerge in questi primi scampoli dell’era post fidelista è una Cuba a diverse velocità, almeno dal punto di vista economico. L’elemento più evidente di continuità tra il Paese di ieri e quello di oggi è la forte penalizzazione di uomini e donne della classe media, la fascia più tartassata della popolazione. Basti pensare che a causa del doppio sistema monetario in vigore, un medico o un avvocato guadagna in un mese meno di ciò che un bravo tassista o cameriere incassa in un giorno. Il settore governativo, che dà lavoro alla maggior parte dei cittadini, paga infatti gli stipendi in pesos cubani. Mentre chi vende beni e servizi ai turisti, oppure lavora per compagnie private o internazionali, viene retribuito in Cuc, acronimo che indica i pesos cubani convertibili, il corrispettivo locale del dollaro americano, che valgono più o meno 25 volte la moneta cubana.

Inoltre la sostituzione dei flusso di denaro del petrolio, che finiva integralmente allo Stato, con i dollari provenienti dal turismo, ha accelerato sia il declino delle imprese controllate dal governo sia la crescita di un piccolo settore privato. Tanti dei servizi legati al turismo sono offerti da privati, dagli autisti ai Paladar, i ristoranti gestiti da cubani divenuti famosissimi all’Avana, a cui Raul Castro nel 2011 ha concesso un ampliamento (ora possono ospitare sino a 50 coperti, contro i 12 del passato, e possono essere aperti anche fuori dalla casa del proprietario). E ancora i bed and breakfast, dove i visitatori trovano prezzi più bassi e spesso un servizio migliore degli alberghi a conduzione statale. «Quelli che lavorano nel settore privato, in un modo o nell’altro, hanno visto un miglioramento della qualità della vita – secondo l’economista Omar Everleny Perez -. Cosa che non è avvenuta per i dipendenti statali».

Di fatto al giorno d’oggi l’unica vera industria che macina soldi a Cuba è quella turistica. Gli hotel e i ristoranti della capitale sono perennemente sold out, le maggiori compagnie aeree a stelle e strisce sono tornate a includere l’isola nelle loro rotte dopo la riapertura delle relazioni diplomatiche tra Washington e l’Avana. E il numero dei visitatori statunitensi continua ad aumentare: secondo i dati del ministero del Turismo cubano (Mintur) circa 285mila americani sono atterrati nell’isola nel 2016, registrando un +74% rispetto al 2015. E al 31 marzo 2017 l’incremento è arrivato addirittura al 118% dopo il via libera ai voli diretti dalle maggiori città Usa. Questo pur se i viaggiatori americani ancora non possono arrivare a Cuba come turisti, ma devono rientrare in una delle 12 categorie autorizzate da Washington, visto che l’embargo economico e commerciale è stato allentato ma ancora non eliminato del tutto. Secondo i calcoli degli analisti, quando gli americani potranno entrare come turisti, il numero potrebbe raggiungere addirittura quota due milioni di visitatori l’anno.

E il boom del turismo non riguarda solo le persone provenienti dagli Usa. Negli ultimi anni Cuba ha registrato un’impennata di visitatori da tutto il mondo, arrivando alla quota record di quattro milioni nel 2016, e per l’anno in corso gli analisti ritengono che si potrà arrivare almeno a 4,2 milioni di persone.

Valeria Robecco