PERTU

L’avanzata nel deserto contro Isis

La collina di al-Houthi sorge in mezzo ad una pianura a circa una decina di chilometri a ovest di Tal Afar (uno dei principali poli dell’Iraq settentrionale ancora controllati dal Califfato). Dall’alto si possono vedere tutte le zone controllate da Daesh ed è per questo che la collina di al-Houti ha un’importanza strategica. A pochi chilometri da essa, passa la strada che collega la frontiera siriana a Mosul e che rappresenta quindi un’importante via di rifornimento dei terroristi. “Cercheranno di combattere fino alla fine per quella strada, ma non ce la faranno” dice Ammar, comandante del “War Media Team” di al-Hashd al-Shaabi (dall’arabo, Forze di mobilitazione popolare).

LEGGI ANCHE
Il frate che salva la cultura cristiana

L’alba è il momento più agitato sulla linea del fronte e sulla collina di al-Houthi. Appena ci avviciniamo, i terroristi cominciano a bersagliare la collina con dei mortai. “Vedono le macchine arrivare con i binocoli e vogliono segnalare la loro presenza” continua Ammar. Dopo una ventina di minuti, sembra che abbiano preso le misure, colpendo a pochi metri da noi.

La brigata Hizb Allah (Partito di Dio in italiano, parte del FMP) difende la collina, ma, per motivi a noi sconosciuti, non vogliono parlare. L’attrezzatura a disposizione è completa. Oltre a piccoli avamposti costruiti in lamiera e muniti di feritoie per i cecchini, i soldati (che nel FMP vengono dal mondo civile) vivono in tende di plastica appena dietro la collina, senza nessun tipo di protezione, contro mortai e assalti notturni. Anche se la sicurezza non è delle migliori l’organizzazione è sorprendente. Dalla collina verso la pianura si estende per chilometri una lunga barriera di terra, costruita come una trincea da ruspe blindate.

In pochissimi mesi, il FMP ha conquistato gran parte del deserto settentrionale, spingendosi fin quasi alla frontiera con le zone controllate dai Peshmerga curdi (che controllano la regione a nord e a est di Mosul). Ora, l’offensiva per riconquistare Tal Afar sta per cominciare dopo mesi di pausa. Al-houthi e tutte le postazioni al fronte rimangono in stand by, aspettando gli ordini di Baghdad. Al momento, data la loro posizione spesso in terreno aperto, rimangono un bersaglio costante dei terroristi. “Attaccano soprattutto di notte – racconta Ammar – facendo esplodere autobombe oppure mettendo mine antiuomo davanti alle trincee”. Quando cala il sole è il momento in cui le mitragliatrici del FMP hanno la canna più ardente. A colpi di mortaio, rispondono imperterrite non appena avvistano un movimento sospetto. In campo aperto, infatti, la strategia è molto differente dal fronte cittadino, dove si combatte strada per strada, centimetro per centimetro.

Se a Mosul l’esercito regolare iracheno avanza lentamente, in campo aperto le milizie di al-Hashd al-Shaabi riescono a riconquistare chilometri in una sola avanzata. Se nel deserto i villaggi sono piccoli e pochi e i terroristi molti di meno per l’importanza e la vastità del territorio, in città i soldati devono prima assicurarsi di conquistare le vie principali di un quartiere e poi liberarlo completamente, controllando ogni singola casa (con il rischio di incappare in mine, bombe o cecchini). Il lavoro è molto più lungo e la grande popolazione confonde i soldati, che non riescono più a distinguere e temono imboscate. Il FMP, dall’inizio delle ostilità, è riuscito a riconquistare migliaia di chilometri di terreno aperto, un record incredibile. Bisogna tuttavia ricordare che i grandi centri sono spesso stati liberati con l’aiuto dell’esercito regolare.

L’organizzazione del FMP è geniale. Per orientarsi durante la notte, le strade appiattite dai battistrada e inventate sul momento, sono dotate di segnaletica. Inoltre, per raggiungere una determinata brigata, sono stati posti dei cartelli stradali con i nomi, spesso accompagnati da bandiere raffiguranti lo stemma della stessa oppure figure importanti dello sciismo. L’obiettivo è proteggere al massimo le frontiere desertiche e dare un punto di riferimento ai continui rifornimenti. Gli scontri nel deserto sono frontali, come se si fosse tornati alla prima guerra mondiale. Non appena i soldati hanno l’ordine, oltrepassano le barriere di terra e, a campo aperto, si lanciano contro il nemico. I bulldozer sono l’unica protezione che possiedono. Mettendosi agli estremi e avanzando parallelamente ai soldati, proteggono i fianchi da possibili autobombe o cecchini. “I conducenti dei bulldozer sono eroi, sono fra i più vulnerabili” dichiara Ammar.

strip_reporter_day

La linea del fronte del FMP è molto estesa. Se al nord hanno quasi raggiunto le posizioni curde, a ovest il terreno da riconquistare fino alla frontiera siriana è ancora molto. Le linee a occidente si estendono per ancora almeno un centinaio di chilometri. Gli alti ranghi stanno cominciando a prepararsi per arrivare fino al confine con la Siria, come dice Ammar: “È il nostro obiettivo, a breve ci arriveremo”.

Dopo qualche ora, l’ospedale da campo Jasim Shubbar, non lontano dalla collina di al-Houthi, si riempie di feriti. I continui colpi di mortaio hanno provocato danni. “Il livello di attività dipende molto dal momento. Durante la notte o la mattina sono le ore più attive. I terroristi aspettano la calata del sole per attaccare” dice un medico venuto da Baghdad come volontario. Ogni settimana i medici si danno il cambio. “Solitamente una squadra è composta da un chirurgo, un aiuto chirurgo, un medico internista, un ortopedico e un analista” conclude.

Su due lettini, due miliziani. Uno dei droni che ha colpito la collina di al-Houthi non li ha risparmiati. “Erano circa 4 o 5 granate, che sono cadute all’improvviso” dice Ahmad, proveniente da Bassora e con due anni di militanza alle spalle. Prima vendeva il pesce al mercato, ma poi ha deciso, per convinzione, di seguire la fatwa dell’Imam Al-Sistani. Il suo compagno, amico di brigata da tempo e con il quale ha condiviso molte battaglie, è invece un sunnita di Baghdad. “Questa ferita alla gamba mi ha motivato ancora di più a combattere. Torneremo al fronte non appena saremo guariti. Vogliamo difendere quella collina”.

Al-Hashd al-Shaabi è un movimento ben organizzato, composto in maggior parte da sciiti che hanno seguito la fatwa dell’Imam iraniano Al-Sistani, che, in seguito alla perdita di Mosul da parte delle forze irachene il 10 giugno 2014, ha invitato “ogni persona in grado di imbracciare le armi a difendere il paese” e a combattere il Jihad, che secondo Ammar va visto come “un dovere esclusivo di chi è abile, e quindi non generale”. Il successo è stato incredibile. Le adesioni sono state quasi 3 milioni e oggi circa 120 mila soldati sono attivi sul campo. I riservisti sono troppi e quindi il reclutamento è momentaneamente sospeso.

Fra le file, però, non ci sono solo sciiti ma anche circa 30mila sunniti, 5mila cristiani e alcune minoranze yazide, shobak e turkmene. Il movimento è supportato apertamente dall’Iran (il che, a livello internazionale, non ha dato loro una buona fama) ed è stato più volte accusato di violazioni dei diritti umani da parte di molte organizzazioni umanitarie. Il rischio che il movimento diventi più forte dell’esercito è grande e, una volta sconfitto l’Isis, il grande dilemma rimarrà come smilitarizzare un’intera popolazione che ha combattuto per difendere il Paese. Il pericolo è dietro l’angolo, anche se il governo ha deciso di mettere il movimento direttamente sotto sorveglianza della presidenza. Tuttavia, bisogna riconoscere che l’estrema compattezza e organizzazione militare hanno fatto del FMP un movimento di successo.

  • best67

    avanti tutta!