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Se Hrw difende i Fratelli Musulmani

Con un pezzo dal titolo US: don’t target the Muslim Brotherhood, pubblicato sul sito della Human Rights Watch, Laura Pitter, Senior National Security Counsel US Program presso tale organizzazione, si scaglia in difesa dei Fratelli Musulmani contro un possibile provvedimento di Trump che metterebbe al bando l’organizzazione islamista negli Usa, in quanto considerata di stampo radicale.

Un articolo, quello della Pitter, che diventa però un’arma a doppio taglio, perché se da una parte difende a spada tratta i Fratelli Musulmani, dall’altra fornisce tutta una serie di elementi che non fanno altro che confermare le ambiguità del gruppo islamista ed anche di una certa politica messa in atto per anni da Washington e i suoi alleati sul piano internazionale. Ora con Trump le cose potrebbero cambiare drasticamente e questo metterebbe a repentaglio tutta una serie di assets e interessi che nel tempo si sono creati, come si può del resto leggere tra le righe del pezzo della Pitter.

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Chi è Laura Pitter

La Pitter si è già distinta in passato con pezzi da titoli come “Non bollate il presunto attentatore di New York come “combattente nemico”; “I pericoli di Guantanamo”; “Ex detenuti negli Usa raccontano le torture della Cia”; “La lotta per la chiusura di Guantanamo”; “Una rara vittoria per la giustizia a Guantanamo”. Insomma, delle linee ideologiche più che eloquenti.

Un articolo, quello della Pitter, che arriva proprio nello stesso momento in cui viene mobilitata la “marcia delle donne contro Trump” e guarda caso una delle organizzatrici principali della Marcia è l’attivista palestinese-americana Linda Sarsour, direttrice esecutiva della Associazione Araba Americana di New York e aperta sostenitrice di Hamas, il ramo palestinese dei Fratelli Musulmani e della BDS (Boycott, Divestment, and Sanctions), gruppo che utilizza forme di protesta pubblica, pressione economica e legale per promuovere l’agenda di Hamas.

Tutti i punti deboli

Il pezzo è già terribilmente eloquente nel sottotitolo “Terrorist Designation Would Harm US Groups, Stifle Democracy Abroad”, col quale di fatto si ammette candidamente che negli Usa sono presenti gruppi di interesse legati alla Fratellanza (come vedremo dopo) e dove si fa riferimento a una presunta “democrazia all’estero” che di democratico non ha nulla, se l’intento è quello di riferirsi a Turchia, Qatar o all’Egitto dell’epoca Morsi.

In primis la Pitter afferma che una potenziale messa al bando dei Fratelli Musulmani negli Usa “metterebbe a rischio il diritto di associazione di gruppi islamici nel Paese” e “impedirebbe a membri e sostenitori della Fratellanza negli Stati Uniti di partecipare a politiche democratiche all’estero”.

Tali affermazioni lasciano intendere non soltanto che i Fratelli Musulmani sono attivi negli Usa con attività di associazionismo, cosa che era già ben nota da tempo, ma anche che in questo modo Washington non potrebbe più utilizzare i Fratelli Musulmani come “strumento utile” nei paesi islamici, come già fatto durante le cosiddette “primavere arabe”.

Il supporto dell’amministrazione Obama per l’islamismo politico legato alla Fratellanza è un dato di fatto che appare evidente durante le rivolte scoppiate a partire dal 2011 in Siria, Libia, Egitto, Tunisia (ma curiosamente non in Arabia Saudita) con l’obiettivo di abbattere i rispettivi regimi e sostituirli tramite una “transizione democratica” con nuovi esecutivi, magari legati all’ambito politico dei Fratelli Musulmani. Un piano risultato poi fallimentare su tutta la linea, come dimostrano i fatti.

La Pitter dichiara poi che inserire i Fratelli Musulmani nella “black list” porterebbe a equipararli a gruppi “estremisti violenti” (notare come non utilizza il termine “terroristi”) come al-Qaeda e Isis, rendendo così illegali le posizioni ideologiche dell’organizzazione. La Pitter insiste poi sul fatto che tale provvedimento impedirebbe a membri legati alla Fratellanza di partecipare ad attività politiche all’estero: un punto a cui evidentemente tiene molto.

I Fratelli Musulmani sono o non sono estremisti? Per trovare adeguate risposte basta andare a esaminare gli scritti dei “padri” della Fratellanza, da Hassan al-Banna a Sayyid Qutb e a Mustafa Mashhur: riferimenti continui al jihad, ai miscredenti, al dominio dell’Islam a livello globale. Il motto dei Fratelli Musulmani è del resto da sempre: “Dio è il nostro obiettivo. Il Profeta è la nostra guida. Il Corano è la nostra costituzione. Il jihad è la nostra via. Morire sulla via di Dio è la nostra suprema speranza”.

Il testo “Il Jihad è la Via” di Mustafa Mashhur, così come “Pietre Miliari” di Sayyid Qutb, sono due ottimi esempi di quel brodo radicale che abbraccia contemporaneamente sia l’ideologia politica che il passaggio all’estremismo violento.
Non dimentichiamo poi una dichiarazione di Mohammed Jamal Khalifa, qaedista e compagno di Usama Bin Laden:
“L’Islam è diverso da qualsiasi altra religione; un modo di vivere. Noi (Khalifa e Bin Laden) cerchiamo di comprendere cosa l’Islam dice su ciò che dobbiamo mangiare, su chi sposare, su come parlare. Leggiamo Sayyid Qutb. E’ lui che ha influenzato maggiormente la nostra generazione”.

Forse la Pitter farebbe bene ad analizzare più a fondo l’ideologia che è alla base della Fratellanza. L’articolo di Human Rights Watch prosegue poi: “I Fratelli Musulmani sono un movimento politico e sociale internazionale, con numerosi partiti politici indipendenti, organizzazioni caritatevoli e uffici in Medio Oriente, Europa e altrove… I Fratelli Musulmani hanno uffici in Qatar, Turchia e Regno Unito ma nessuna presenza ufficiale negli Usa”.

Qui la Pitter ha ragione, infatti ci sono numerose organizzazioni caritatevoli e gruppi di pressione legati ai Fratelli Musulmani sparsi nel mondo. Non a caso, come già detto in precedenza, la leader della “marcia delle donne anti-Trump”, Linda Sarsour, è un’aperta sostenitrice di Hamas, braccio palestinese dei Fratelli Musulmani.

Altri fatti di interesse? La Pitter nega che i Fratelli Musulmani stanno cercando di infiltrare le Istituzioni Usa, definendo l’accusa “infondata”. Davvero? Nel gennaio 2015, ben dopo la caduta di Morsy, il Dipartimento di Stato americano ospitava una delegazione di leader legati ai Fratelli Musulmani.

Un membro della delegazione nonché membro dell’Egyptian Revolutionary Council, Walid al-Sharaby, veniva immortalato mentre faceva il segno delle quattro dita di Rabaa davanti alla bandiera statunitense e al logo del Dipartimento di Stato.

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In delegazione erano inoltre presenti anche Gamal Heshmat, Abdel Mawgoud al-Dardery (due alti membri della Fratellanza) e Maha Azzam, presidente dell’Egyptian Council for Revolution, nato a Istanbul nel 2014 con l’obiettivo di contrastare il neo-presidente egiziano Abdelfattah al-Sisi. Esaminando il consiglio d’amministrazione dell’ECR è difficile non notare come il vice-presidente e addetto ai diritti umani ha lo stesso nome del personaggio immortalato con il segno delle quattro dita al Dipartimento di Stato, tale Walid al-Sharaby.

Vi fu poi il caso di Mohamed Elbiary, ex funzionario dello United States Homeland Security Department, poi costretto alle dimissioni in seguito ad alcuni suoi tweet in favore del Califfato, dei Fratelli Musulmani e contro i copti egiziani. Sotto l’Amministrazione Obama, Elibiary aveva anche fatto parte del DHS Countering Violent Extremism Working Group e del DHS Faith-Based Security and Communications Advisory Committee.

Sullo sfondo dell’account Twitter di Elbiary appariva ben visibile l’immagine di una terrorista di Hamas mentre brandisce un fucile e un Corano e a fianco quella di una ragazza Americana vicino alla bandiera statunitense, con fucile e Bibbia in mano. Chissà cosa intendeva dire Elbiary con tale immagine?

Vi fu poi il caso dell’ex ambasciatrice Usa in Egitto durante il periodo Morsi, Anne Patterson, pesantemente contestata dal popolo egiziano e costretta a lasciare in gran fretta il Cairo, per aver appoggiato fino all’ultimo Morsi. La Patterson veniva poi immortalata assieme all’ex guida dei Fratelli Musulmani, Mohamed Badie e più avanti, durante un evento universitario negli Stati Uniti, mentre faceva il gesto delle quattro dita di Rabaa, simbolo della protesta pro Morsi, assieme a una sostenitrice della Fratellanza. Un gesto che vale più di mille parole.

Qatar e Turchia

La Pitter ha ragione anche sul fatto che i Fratelli Musulmani hanno uffici in Qatar e Turchia, roccaforti dell’organizzazione e “refugium peccatorum” per molti esponenti dei Fratelli Musulmani egiziani scappati dal Paese dopo la caduta del governo/regime Morsi.

Qatar e Turchia non sono certo il miglior esempio di democrazia e lotta al terrorismo islamista, considerato che la prima, sotto la guida del Fratello Musulmano Tayyip Erdogan, ha supportato e armato per mesi e mesi i jihadisti in Siria, dalle fazioni legate ai Fratelli Musulmani ad i qaedisti di al-Nusra e all’Isis (molti dei suoi comandanti venivano infatti curati negli ospedali turchi), tutto in chiave anti-Assad e anti-curdi, prima di essere costretto a cambiare posizione in seguito all’alleanza con Putin, acerrimo nemico degli islamisti.

Più avanti la Pitter afferma che il provvedimento anti-Fratelli Musulmani porterebbe al congelamento dei fondi di organizzazioni caritatevoli, gruppi di supporto e individui che hanno legami con l’organizzazione e all’espulsione di questi ultimi, se privi di cittadinanza.

Il congelamento di fondi di elementi legati ai Fratelli Musulmani sarebbe un problema? Per chi esattamente?

Il regime di Morsi, presidente “democraticamente eletto”

La Pitter poi continua dichiarando che provvedimenti di questo tipo violano la libertà di espressione e di associazione. Dimentica però tutte le violazioni messe in atto da governi/regime dei Fratelli Musulmani in Medio Oriente.

L’”esperimento egiziano dei Fratelli” è durato solamente un anno ma è stato terribilmente eloquente, non soltanto per l’incapacità nel gestire un Paese, ma soprattutto per l’elevato numero di atti di violenza nei confronti degli oppositori politici e delle minoranze religiose tra cui i cristiani copti e gli sciiti (sotto il governo Morsi ci fu il primo caso nella storia d’Egitto di pogrom nei confronti degli sciiti). Sotto costante attacco anche i giornalisti, tanto che la Arabic Network for Human Rights Information aveva denunciato il triste record dell’“epoca Morsi” per quanto riguarda le denunce nei confronti di giornalisti e personaggi legati ai media. Secondo tale rapporto il numero di denunce sarebbe di quattro volte maggiore rispetto all’era Mubarak e ventiquattro volte più grande rispetto a quella di Sadat.

Qualcuno sembra aver dimenticato di spiegare a Morsi che il concetto di “democrazia” non implica una dittatura della maggioranza. Del resto un altro leader politico legato alla Fratellanza, Tayyip Erdogan, ha seguito le orme del suo collega e supporter egiziano ed infatti oggi la drammatica situazione turca per quanto riguarda le libertà politiche e di parola sono sotto gli occhi di tutti. Curdi, politici, intellettuali di opposizione, membri delle forze dell’ordine, attivisti laici, tutti bersaglio costante e sistematico del regime Akp.

Non sarà certo un caso che molti esponenti politici egiziani scappati dopo il rovesciamento del governo-regime Morsi hanno trovato rifugio proprio in Turchia.

Per quanto riguarda Hamas, mettendo momentaneamente da parte l’infinito discorso legato alla persecuzione degli oppositori palestinesi, agli attentati e all’ideologia dell’organizzazione, basta considerare che dopo essere stata “democraticamente eletta” nel 2006, altrettanto democraticamente Hamas non ha più indetto elezioni ed è al potere ormai da 11 anni.

Golpe militare o rivolta popolare contro il golpe islamista? Punti di vista

La Pitter termina affermando che “i Fratelli Musulmani hanno rinunciato ufficialmente alla violenza negli anni ’70 e da allora promuovono le proprie idee politiche” e fornisce una versione della caduta del governo Morsi che va di pari passo con quella raccontata dai Fratelli Musulmani e cioè che Morsi era il presidente legittimo e democraticamente eletto, rimosso dai militari in seguito alle proteste di massa contro il suo esecutivo.

Nel pezzo sembra però dimenticare tutta una serie di elementi che hanno portato alla caduta del governo Morsi che di fatto aveva sempre più l’aspetto di un regime: Morsi fu eletto dal 51% di un 60% di votanti, circa 13 milioni di voti. Il movimento di opposizione Tamrod ha raccolto in due mesi più di 22 milioni di firme per chiedere le dimissioni dell’esecutivo.

La rivolta popolare aveva portato milioni di egiziani in strada per chiedere nuove elezioni, ma Morsi aveva reagito alla rivolta popolare con il muro contro muro, persino dopo essere stato abbandonato dai suoi stessi ministri e dai salafiti di Hizb al-Nur che da tempo criticavano l’operato del suo governo. Morsi aveva persino minacciato gli oppositori durante il suo lungo e insensato discorso pre-caduta.

Come già detto precedentemente, Morsi aveva inoltre preso di mira sistematicamente oppositori e critici, in particolare giornalisti e personaggi dello spettacolo: un caso ben noto è quello di Bassam Yousef.

Morsi è attualmente in carcere sotto processo (assieme ad altri esponenti dei Fratelli Musulmani) con l’accusa di alto tradimento per aver passato informazioni sensibili al Qatar. L’ex “presidente democraticamente eletto” era già stato condannato a 20 anni di prigione per aver ordinato l’arresto e la tortura di molti manifestanti ostili al suo governo tra il 2012 e il 2013. Morsi era inoltre evaso dal carcere, assieme ad altri esponenti della Fratellanza, nel gennaio 2011 durante i tumulti anti-Mubarak e sempre secondo l’accusa, sarebbe stata Hamas (braccio palestinese dei Fratelli Musulmani) ad aiutare il gruppo a fuggire.

Durante il periodo di governo Morsi venivano inoltre segnalati molti casi di estremisti liberati dalle carceri che sono poi confluiti in Siria a combattere nelle file dei jihadisti. In seguito alla caduta del governo islamista in Egitto, si sono intensificati gli attentati in tutto il Paese, in molti casi portati avanti dal gruppo Ansar Bait al-Maqdis (ABM) e con appoggio oltreconfine da parte di Hamas.

Curiosamente il motto di ABM è il medesimo frequentemente citato da Hassan al-Banna, fondatore dei Fratelli Musulmani: “E combatteteli affinchè non ci sia più sedizione e il culto venga rivolto ad Allah” (Corano 8:39). Del resto sono molti anche i profili Facebook di soggetti radicalizzati segnalati alle autorità e ai media nei quali appaiono in contemporanea immagini inneggianti al jihad e ai Fratelli Musulmani. L’ultimo proprio la scorsa settimana.

La potenziale messa al bando: tutte le rogne della politica europea

Un’ulteriore puntualizzazione di estremo interesse fatta dalla Pitter evidenzia come, in caso di messa al bando dei Fratelli Musulmani in Usa, molti alleati di Washington che non hanno ancora preso tali provvedimenti nei confronti dell’organizzazione, potrebbero sentirsi sotto pressione nell’intraprendere le medesime misure.

In effetti la messa al bando della Fratellanza sarebbe una bella rogna per tutti quegli ambienti politici europei che si ostinano a intrattenere rapporti con soggetti legati a tale area, le cui problematiche sono ormai da tempo note e segnalate. Del resto i Fratelli Musulmani sono ormai infiltrati in buona parte dei paesi europei, avendo trovato terreno fertile per l’inserimento.
A livello “securitario” c’è poi chi afferma di poter trovare nei Fratelli Musulmani un potenziale alleato contro la radicalizzazione, dimenticando però un aspetto fondamentale: ciò che differenzia la Fratellanza dalle altre due organizzazioni sono questioni prettamente pragmatiche, strategiche, legate all’implementazione dell’obiettivo. Se si va a monte si può constatare che l’ideologia di base è la medesima, quella di al-Banna e Qutb.

L’”estremismo” non è altro che la componente ideologica che giustifica e supporta il passaggio alla violenza, al “terrorismo”. Attendere che un’organizzazione sconfini nel terrorismo o si infiltri a fondo nel tessuto socio-politico-economico di un Paese significa aver perso in partenza perché non si è fatta un’adeguata attività preventiva.

  • Buba17

    la fratellanza musulmana è un pericolo ed un ritorno all’ islam più radicale, non a caso è bandita in alcuni paesi arabi. ovviamente, e stupidamente, è appoggiata dalla sinistra.

    • telepaco

      La sinistra sta sempre dalla parte sbagliata, lo abbiamo visto con l’amministrazione Obama, ma ora la musica è cambiata. Difendono gay e lesbiche e poi si alleano con i peggiori oscurantisti medievali oggi presenti nel pianeta, idiozia all’ennesima potenza. Se Donald li mette fuori legge riavrà un alleato di ferro nell’area, l’Egitto di Al Sisi, che piano piano ha abbandonato Obama per entrare nell’orbita russa

      • Divoll79

        Questo, perche’ e’ una falsa sinistra. Anzi, e’ il suo esatto contrario. Ed e’ uno strumento – come altri partiti analoghi al PD, altrove – in mano alle elite globaliste che sperano di schiavizzare l’Europa e l’America, e piegarle gli interessi del famoso 1%.
        Se esistesse ancora un’autentica sinistra, si batterebbe contro queste politiche migratorie, se non altro, perche’ nuocciono fortemente ai lavoratori locali, mentre permettono di sfruttare quelli stranieri.

        • Buba17

          è la stessa sinistra che dava appoggio agli islamici fin dagli anni ’70, da utili idioti dell’ urss. ora sono solo più “fighi” ma la sostanza è la stessa, come il loro odio per la chiesa cristiana e l’ occidente.

  • Divoll79

    Trump fa benissimo a mettere fuori legge questi gruppi. Il vero pericolo viene da chi vuole aprire le porte dei nostri paesi a chiunque. E, di norma, e’ al soldo di Soros.

  • dottor Strange

    i Fratelli Musulmani sono un’organizzazione che punta a costituire uno stato islamico sunnita, basato sulle leggi (?) coraniche. punto. sono uno dei nemici da combattere, senza ambiguità. quanto a Guantanamo, è la dimostrazione che non è il caso di fare prigionieri.

  • Lorenzo Perugini

    vuole tutti nel mirino…basta che non siano sauditi..degli emirati arabi uniti e sponsors dell’Isis..a proposito ho sentito di un bombardamento in emen sui sciiti …ma l’Isis ?? non era la prorita’ ??? beh..la priorita’ di Sion e’ l’Iran ..altro che Isis..e pensare che se non fosse stato per gli sciiti in tutto il medio oriente non ci sarebbe piu’ una chiesa o un cristiano vivo !!!! siiiiiiiiiii ma Trump e’ Trump…volete mettere la differenza con obama ?? io francamente sul medio oriente non l’ho vista proprio…ani direi e’ molto peggio..appoggiando le pretensioni fanatiche di un gruppo di fanatici sionisti vittime nella vita precedente dei metodi goebbelliani e ora a loro volta carnefici

    • Tuvok

      Trump in Yemen non ha bombardato gli sciiti, ha bombardato Al Qaida, purtroppo anche stavolta, come precedemente con Obama, ci sono state diverse vittime tra i civili e per questo gli yemeniti hanno deciso di ritirare il consenso agli Usa in merito al supporto nella lotta contro Al Qaida.
      In quanto ai Sauditi e Emirati Arabi, Trump ha appena raggiunto un accordo per l’allestimento di 6 campi che ospiteranno rifugiati. Mi sembra molto più sensato che i rifugiati vengano ospitati in paesi con cui esistono delle affinità, piuttosto che trapiantarli in paesi occidentali con cui non
      hanno nulla in comune. Le faccio notare che Obama per 8 anni ha negato che fosse possibile coinvolgere questi paesi in merito all’accoglienza dei rifugiati, Trump ha solo fatto due telefonate e non c’è stato nessun problema.

    • telepaco

      E’ un po’ presto per giudicare Trump in medio orente, sono passati manco 20 giorni. Di sicuro non interverrà in Siria contro Assad per eliminare un dittatore laico che manteneva la pace religiosa, ed è già una grande vittoria rispetto al demente filoislamico e filoterrorista, che aiutava Al Nusria arroccata ad Aleppo. Se si accorda con la Russia potrebbe anche mettere d’accordo tutta l’area divisa in zone di influenza, sciite tra Iran, siria e Libano, e sunnite tutte le altre. Molto probabilmente non ci saranno interventi armati, non si aiuteranno terroristi per nuove “primavere arabe” e non ci saranno cambi di regime imposti con le bombe dal premio nobel della pace, mi pare un enorme passo in avanti. Obama, per il suo appoggio ad Al Nusria ossia Al Qaeda autrice degli attentati dell’11/9, dovrebbe essere condannato per Alto tradimento verso il popolo americano

      • Buba17

        “Se si accorda con la Russia potrebbe anche mettere d’accordo tutta
        l’area divisa in zone di influenza, sciite tra Iran, siria e Libano, e
        sunnite tutte le altre”
        in pratica si torna alla situazione precedente la guerra in siria. fatto quello gli rimane di far sloggiare gli iraniani dal golan ma non la vedo facile.

        • telepaco

          Il golan è territorio di Israele? Non mi pare….se Israele vuole la pace deve restituire i territori occupati agli altri, altrimenti la pace se la scorda. Se avesse negoziato la restituzione del golan con Assad figlio, che rimane una brava persona (nei limiti di un dittatore con potere ovviamente), probabilmente Israele oggi sarebbe in pace con la Siria e forse anche con il Libano. Ma Israele si sente cosi forte e spalleggiato dagli USA per cui poco gli importa di avere tanti nemici attorno, sicuro di poterli sempre fronteggiare ovunque. Chi è troppo sicuro prima o poi diventa arrogante e rimane scottato….

          • Buba17

            alcuni territori poterono essere ceduti per raggiungere la pace, come il sinai all’ egitto e parte della cisgiordania ai palestinesi per la pace con la giordania, altri invece no. la risoluzione onu 242 impne ad israele di ritirarsi da alcuni territori: quali essi siano non sta di certo alle potenze sconfitte deciderlo. il golan è strategico per la difesa di israele, per questo non verrà ceduto ed è stato annesso. stesso discorso per gerusalemme est. quando si inizia una guerra e si perde, si perdono anche dei territori: i siriani ed i palestinesi dovrebbero saperlo, ora se ne facciano una ragione ed accettino le ottime condizioni di pace offerte da israele.

          • telepaco

            No restituzione di territori? No pace….contenti loro contenti tutti, sai a me che me ne frega se l’Israeliano di Tel Aviv è contento di vivere sempre in pre allarme per non negoziare almeno una parte di alture al confine con la Siria in cambio della pace. Se è contento lui son contento anch’io. Quando si diventa antipatici a tutti per arroganza e pretesa superiorità poi se ne pagano le conseguenze, e questo gli ebrei storicamente dovrebbero saperlo :) . Ognuno sceglie il suo destino in questo mondo, nulla capita per caso, l’importante che poi non facciano i piagnoni e le vittime del destino o della cattiveria umana…. si sa’ che l’uomo è cattivo, l’uomo nella sua intera umanità, non solo i “gentili”, come ci chiamano a noi non appartenenti al popolo eletto….

      • Maciste2011

        ” Al Qaeda autrice degli attentati dell’11/9 ” , No dai! ci sono altri 1000 motivi per essere condannato di tradimento ma questo proprio è da addebitare ad altri.

  • Svevus

    Ricordiamo anche qualcosa sulla infiltrazione islamica ai vertici USA : Huma Abedin l’ amante/segretaria della sig.ra Clinton, ministressa degli esteri amerekana, Il padre studioso dell’ islam nel 1978 fondò l’Istituto di Affari delle Minoranze Musulmane . Nel 1979 fondò la rivista di Affari delle Minoranze Mussulmane, che la moglie assunse dopo la sua morte. La figlia Huma Abedin ne fu editore associato dal 1996 al 2 008. Sua madre è attualmente professore di sociologia e preside a Dar Al-Hekma College di Gedda, aRabbia Saudita.

  • Luca Berardi

    Ottimo articolo , altro che i filoiraniani e filo Fratelli Mussulmani S .Caputo e F.Scaglione